L’enfasi pre-elettorale aveva trasformato la frase in spot: in Campania il futuro era già iniziato. A distanza di un mese e mezzo, il governatore, nel suo comizio del venerdì, se ne viene, oltre che con gli auguri a Maradona, con citazioni che francamente non incantano più. All’inizio quella manzoniana di Don Ferrante: non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non può esser né l’uno né l’altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera. Alla fine ha filosofeggiato con Seneca: I dolori leggeri concedono di parlare: i grandi dolori rendono muti.

Il resto ? Lui è il migliore, gli altri son tutti scemi, allusioni pesanti a De Magistris e allo stesso Conte, insulti all’Azzolina, presa in giro della bambina piangente cresciuta a latte e plutonio, lode solo al virologo Galli. Ai campani ripete la solita solfa del miracolo, come quegli allenatori che a stento ottengono la salvezza ma la spacciano alla stregua di una vittoria di campionato. Il miracolo dei tamponi, il miracolo del piano socio-economico, il miracolo del vaccino influenzale, il miracolo dei posti in terapia intensiva. Manca la moltiplicazione dei pani e dei pesci, pazienza, arriverà prima o poi.

A fronte di tutti questi miracoli, la Campania, che oggi registra 3186 nuovi positivi, però deve idealmente già rinchiudersi in casa, De Luca dice che la decisione a livello nazionale sarà inevitabile e che quindi è meglio prepararsi rinunciando spontaneamente a uscire.

De Luca parla del rimescolamento estivo, ma dimentica che fu proprio lui a dire che la Campania turistica dava garanzie e che poteva ospitare gente che arrivava da tutte le parti (delle tante mani strette in campagna elettorale invece non parla). Richiude la scuola d’infanzia, dà degli untori ai bambini, spiega a Cava che l’ospedale tornerà alla normalità dopo il Covid, distingue tra contestatori buoni e cattivi, fa distinguo sulla disciplina tra arianesi e arzanesi.

Insomma è il Maradona dei governatori. Peccato che il festeggiato di oggi sia andato d’accordo con un solo leader massimo: Castro.





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