Capodimonte fa cinque regali per Natale

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L’apertura della mostra Depositi di Capodimonte- storie ancora da scrivere, la riapertura di parte del bosco di Capodimonte (chiuso dopo le tempeste di questi mesi), l’inserimento del quadro della Flagellazione di Caravaggio in una cornice coeva restaurata, la nuova illuminazione del piano storico del Palazzo, la riapertura della collezione De Ciccio. 

Sono questi i cinque regali di Natale presentati in conferenza stampa dal direttore del museo di Capodimonte Sylvain Bellenger. In realtà il clima gioioso e di grande unità ha fatto sembrare l’evento più che una presentazione una vera e propria festa. Il direttore Bellenger non ha che continuato a ringraziare tutti, dai restauratori ai custodi agli storici dell’arte perché il museo sta costruendo il suo percorso sull’idea che uniti, nella specificità delle competenze, si realizzano progetti e che solo in questo modo si può valorizzare il Museo e chi concretamente contribuisce al suo funzionamento.

Una nuova cornice alla Flagellazione di Caravaggio. Tra le bellezza del museo non mancano anche le cornici d’epoca. Per il famoso quadro di Caravaggio ne è stata trovata una coeva al quadro. Il museo, quindi, rilegge l’opera ridandole la cornice, dopo un restauro raffinato, proponendo in qualche modo, come è consuetudine dei musei, in questo modo una interpretazione. La cornice è un manufatti realizzato a Napoli e realizzata ad intagno con motivi fitofori e una tecnica di doratura a guazzo sugli elementi in rilievo e una dortuar a missione sui fondi da cui emergono i motivi decorativi.

La riapertura del bosco di Capodimonte è annunciato come un atto voluto, determinato e per cui si è lavorato intensamente. Desiderando, come sottolinea Bellenger, restituirlo alla città per il periodo natalizio.

Un’ azione che, si può dire, porta ‘luce nuova’ su Capodimonte è quella che, con una sapienza da artista, ha portatoa una nuova illuminazione nelle sale degli appartamenti. E lo splendore della sala da ballo, in particolare, riverbera finalmente in tutta la sua maestosità.

Di grande spessore e intensità la riapertura della collezione De Ciccio, cioè dell’esposizione dei 1300 oggetti tra ceramiche, vetri, bronzetti, avori, smalti, tessuti di epoche e luoghi diversi raccolti in 50 anni e donata allo stato italiano nel 1958. Tra i tanti spunti si possono vedere: i piatti da pompa in ceramica hispano- moresca decorata a lustro metallico, le ceramiche persiane due e trecentesche, i fragili vetri veneziani, il gruppo di porcellane cinesi e giapponsei o mdi Meissen, Ginori, di Capodimonte o anche le maioliche italiane con scene istoriate, a quartiere a grottesche. il simpatico corredo di ventalgi e orlogdi ta tsachino insieme a piatti in rame, e oggettiin bronzo.

Ma il clou delle operazioni d’eccellenza è stata l’allestimento, in soli due mesi, della mostra  Depositi di Capodimonte- storie ancora da scrivere (aperta fino al 15 maggio). Tutto nasce dall’operazione, ancora in corso, di digitalizzazione delle opere del Museo, in collaborazione con l’Università Federico II, che verranno poi pubblicate su un sito a completa disposizione di tutti e, visto l’alto livello qualitativo delle foto, in particolare di studiosi. Nel realizzare questo progetto si è pensato di dare l’occasione non solo virtuale di visionare opere normalmente chiuse nei depositi. E questo per un duplice scopo: offrire spunti al pubblico e l’occasione a visitatori esperti di dare valutazioni a opere di cui a volte si hanno solo poche informazioni.

“E’ una favola – racconta il direttore Bellenger – che i depositi sono i luoghi dove i capolavori sono nascosti. Ma quali sono i capolavori? chi decide cos’è un capolavoro? sono gli storici dell’arte, sono i musei, la storia decide. ma la storia è scritta da qualcuno, da una persona e attraverso questa persona parla un’epoca“.  Dai 5 depositi del museo (alcuni dai nomi suggestivi 131 , ex gds, 85) sono stati fatte uscire opere d’arte più nascoste, senza regole di scelte di criteri selettivi.  Scegliendo, magari gli elementi meno scontati. Ad esempio opere di scultura, tra le arti quella econsiderata meno importante. Opere dell’800 periodo poco studiato e “vittima di giudizio di gusto – spiega Bellenger- che è il nostro primo nemico perchè spesso è basato su ignoranza: come uomini amiamo ciò che conosciamo come essere umani“.  Tra gli altri elementi esposti c’è parte della grande collezione di ceramica, i tessuti quotidiani della reggia, ma da menzionare anche l’eccezionale  collezione del Capitano James Cook,  con i suoi oggetti esotici, donati a Ferdinando IV dall’ambasciatore lord Hamilton, Ministro della Gran Bretagna. Oggetti che si trovano nel cuore del British museum e che invece, a CApodimonte, hanno trovato posto solo nei depositi.

Curata dagli storici dell’arte Carmine Romano e Maria Tamajo Contarini  la mostra si declina in 10 sale con oltre 1200 oggetti, minima parte di quelli conservati nei depositi. A dire dello stesso curatore la mostra vuole essere un’occasione di riflessione, un momento di dialogo libero con l’arte, un viaggio individuale. Il caos tra la sequenza delle opere, comunque cadenzata da temi, vuole colpire, incuriosire, generare una reazione nello spettatore. Sostanzialmente vuole emozionare e stupire per la maestosità della quantità di dettagli. Il punto è che non si tratta di una mostra spiegata. Non sarà possibile neppure leggere il catalogo se non proprio alla conclusione della mostra stessa, quando verrà presentato in  un convegno conclusivo, perchè l’idea è che quelle opere ora esposte diverranno oggetto di studio tutto questo periodo.

Un viaggio nell’incredibile, nelle suggestioni di epoche diverse, di modi di concerpire il museo in maniera diversa che si apre a una libera interpretazione, senza filtri. Almeno in una prima fase, perchè poi, con la digitalizzazione le stesse opere, magari tornate nel silenzio dei depositi, potremo presto gustarle anche dettagliatamente e comodamente da casa.

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