Che fine ha fatto l’agenda di Draghi ? La stessa di quella, rossa, di Borsellino ? Il cardinale Zuppi, mentre Francesco va in Canada con la sedia a rotelle, ci ricorda che esistono in Italia 6 milioni di poveri. Fosse ancora vivo Troisi, ci ricorderebbe che la colpa è dei poveri, che sono ostili ai ricchi e si guardano bene dal frequentare gli stessi posti. Berlusconi ha intenzione, a questo punto, di rivedere le battute-promesse: un albero per ogni pensionato, anzi un albero per ogni povero. Ora che le elezioni diventano come un film di Jerry Cala e che Salvini si prepara ad invadere ogni spiaggia, possiamo temere solo il ritorno di Di Battista, il nuovo Marco Rizzo pronto ad incalzare da sinistra l’Avvocato del Popolo Decrescente, a sua volta impegnato a tesserarsi virtualmente per il Movimento Cinque Stelle Rosse. Si dice che Letta abbia la vocazione alla sconfitta, come Veltroni insomma: un giorno lo ritroveremo direttore de l’Unità, che tornerà nelle edicole per contrastare il governo Meloni, che per diventare tale deve superare piccoli contrasti, diciamo così: il vecchio di Arcore e il barbuto di Pontida, nessuno dei due la sopporta. Mica ci siamo dimenticati i centristi ? Sono in cerca di cabine da prendere in prestito, i cattivi li chiamano collegi. Calenda vuole l’agenda smarrita da Draghi, Renzi vuole venderla agli arabi, Toti vuole farne un diario scolastico, De Maio una fiction tipo Un posto al sole, Carfagna una sorta di vademecum per la dieta. I poveri di Zuppi aspettano Brunetta per ricomporre il famoso Quartetto, che grazie alla cecità di Feliciano poteva allegramente chiedersi Che sarà.