“La vita inizia a ottant’ anni”, ha scritto Donald Trump sul suo social-rifugio Truth, e ovviamente questo vale per lui ma non per Joe Biden, che ha un paio d’anni di più ma non è affatto in forma: l’età non c’entra, c’entra che è un democratico. La vita inizia a ottant’anni nel mondo rapace di Trump, l’uomo forte, e invece la vita presidenziale di Biden, l’uomo debole, finisce a ottant’anni nel mondo litigioso dei democratici.

Persino l’età, la meno opinabile delle faccende umane, diventa specchio di due modi di interpretare la leadership, l’uomo ritenuto forte perché sguaiato e spregiudicato è vecchio ma se ne frega, e l’uomo ritenuto debole perché calmo e lento è vecchio e deve essere tolto di mezzo. Oppure l’età non c’entra? Una serie di sondaggi pubblicati dal New York Times in questi giorni dice che non c’è spazio per nessuno dei due, né Biden né Trump: il primo è impopolare soprattutto tra i più giovani, che si sono adattati per qualche tempo a lui ma che gli rimproverano di non essere un combattente, di non essere disposto a comportarsi tale e quale una battagliera vera come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, cioè infilare “un granello di sabbia in ogni ingranaggio”dello status quo,
per incepparlo e deragliarlo e sostituirlo.

Il secondo,Trump, sembra non avere più presa tra giovani e repubblicani istruiti, che si dicono disposti a non votare il Partito repubblicano se sceglierà di riaffidarsi a lui. Secondo alcuni commentatori, se si somma questo sondaggio al nuovo piano di alcuni repubblicani di spendere molti soldi per battere i candidati trumpiani alle primarie in vista del voto di metà mandato a novembre, forse vuol dire che sta avvenendo la separazione interna
da Trump tardiva ma imprescindibile, forse vuol dire che le audizioni sull’assalto del 6 gennaio in diretta tv servono per davvero. Forse, perché stiamo parlando del 2024 e non ci sono ancora state nemmeno le elezioni di metà percorso, appunto, e questo è un problema serio per Biden.

E sì, l’età c’entra fino a un certo punto: il presidente è costretto a fare poche conferenze stampa, a ritardare visite all’estero perché non riesce a fare il globetrotter, a rimediare quando legge male dal teleprompter o parla che sembra stralunato o cade dalla bicicletta da ermo. Ma la debolezza percepita è di tutt’altra natura, confina con l’età ma non la riguarda del tutto: è il leader che si piega ai compromessi, che non combatte con la forza richiesta di questi tempi, che perde tempo a negoziare e non a lottare. L’età avanzata serve per sostanziare l’idea che il presidente sia un uomo debole, ma la debolezza che gli viene imputata dal suo stesso partito e dal suo stesso elettorato è sinonimo di moderazione: Biden non può ricandidarsi non tanto o non solo perché è vecchio e perché la guida del Partito democratico è una gerontocrazia, ma perché è moderato, una tipologia di democratico che secondo molti è in via di estinzione e che anzi è meglio estinguere in famiglia, prima che arrivi un repubblicano (trumpiano) a farlo.