“L’acuirsi e la drammaticità della crisi economica determinati dalla pandemia hanno inevitabilmente orientato, su diversi ambiti di intervento, le associazioni criminali che non hanno trascurato le prospettive di espansione legate al Covid, cercando di consolidare la loro presenza sul territorio con prestiti di danaro a titolari di attività commerciali in crisi per fagocitare le imprese e farne uno strumento di riciclaggio e di investimento di capitali illeciti”.

Lo sottolinea il presidente della Corte d’Appello di Salerno, Iside Russo, nel corso del suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2022. “Il tratto più interessante, rispetto alla tradizionale configurazione del fenomeno associativo criminoso – spiega Russo – è rappresentato, secondo le valutazioni del procuratore della Repubblica di Salerno, dall’autonomia acquisita dalla criminalità organizzata operante nella città di Salerno e dalle particolari modalità di intervento sul tessuto socioeconomico-politico, tanto da superare l’individuazione tradizionale di tre contesti territoriali, l’agro nocerino sarnese, Salerno agganciata alla piana del Sele e il Cilento”.

Il distretto di Salerno viene suddiviso, ora, “in quattro macroaree: l’agro nocerino sarnese, la città di Salerno, la piana del Sele che comprende i comuni di Battipaglia, Eboli e Capaccio e il Cilento”. Quanto alle indagini della procura antimafia, il presidente della Corte d’Appello rimarca “la presenza della criminalità organizzata nel circuito carcerario di Fuorni, l’infiltrazione della criminalità organizzata nel porto di Salerno, il traffico organizzato di rifiuti”. “E preoccupa anche – aggiunge – che i procedimenti che riguardano il coinvolgimento di magistrati del distretto di Catanzaro siano stati trattati dalla direzione distrettuale antimafia”. Nel 2020, si legge nella relazione, risultano avanzate per procedimenti della Dda 38 richieste di rinvio a giudizio nei confronti di 269 persone. Per quanto riguarda le richieste di misure cautelari personali formulate dai magistrati della Dda si evince che, “nel periodo di interesse, sono state avanzate richieste di misure cautelari personali nei confronti di 291 persone nell’ambito di 23 procedimenti penali per reati distrettuali”. Per la giustizia minorile, “il dato inquietante che emerge dalle indagini e dai processi – dice Russo – è l’uso gratuito della violenza e della sopraffazione, quasi si trattasse, per i minori, di uno dei possibili e accettabili metodi di relazione sociale”. “Diffusi e gravi – prosegue – anche i fenomeni di violenza giovanile che hanno trovato espressione nella costituzione di vere e proprie baby-gang che si fronteggiano, talora, anche con uso di armi con conseguenze rilevanti sul piano sociale e della sicurezza pubblica”. Nella relazione, infatti, si legge che si registra “un considerevole aumento” dei reati di rissa (10 procedimenti con 52 indagati) con l’applicazione di 6 misure cautelari. 

La creazione dell’ufficio per il processo “è una rivoluzione copernicana nel sistema giustizia perchè arriveranno, a febbraio, il 14 in Cassazione e il 21 presso tutti gli uffici di merito, 8mila 171 giovani laureati addetti all’ufficio per il processo”.  “Non si tratta – precisa – solo dell’arrivo di oltre 8mila persone che entreranno nelle aule d’udienza e nelle cancellerie per dare un contributo a giudici e a personale amministrativo a superare la crisi dell’arretrato e della durata eccessiva dei processi, e già questo sarebbe un risultato eccellente, ma si tratta di un profondo e strutturale cambiamento del modo di lavorare del giudice”. “Il giudice, che ha in genere l’abitudine di lavorare da solo, dovrà – spiega Russo – d’ora in avanti, abituarsi a lavorare in team”. Poi, avverte: “Se falliamo le riforme sulla giustizia, quindi se entro il 30 giugno 2026 in tutt’Italia non sarà eliminato il 90% dell’arretrato civile, non sarà ridotta del 40% la durata dei giudizi civili e del 25% la durata dei giudizi penali, è travolto il 100% del Recovery Fund, l’Italia non prenderà neanche un euro”. “E’ una grande responsabilità che coinvolge anche gli avvocati, il personale amministrativo e tutti coloro che intervengono nel processo, i Ctu, i testi perchè la giustizia è un problema di tutti” conclude Russo.





Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.