E’ morto Jean  Luc Godard, il leggendario regista francese padre della Nouvelle Vague.  Aveva 91 anni. Non era malato, era solamente esausto: ha scelto il suicidio assistito in Svizzera.

“Un regista totale con mille vite e un’opera tanto prolifica”, scrive “Liberation”. Era nato a Parigi il 3 dicembre 1930. Tra i più significativi autori cinematografici della seconda metà del Novecento, esponente di rilievo della Nouvelle Vague, è stato punto di riferimento per i giovani cineasti degli anni Sessanta, rappresentando un segno di demarcazione fra epoche e culture della storia del cinema. Godard si è sempre contraddistinto per la sua produzione attenta alle forme espressive e al contenuto ideologico. Una delle frasi che lo dipinge meglio: “La globalizzazione culturale è una forma di totalitarismo; la tv è totalitarismo, le persone che stanno quattro ore al giorno davanti la tv sono vittime del totalitarismo“.

“Lascia una carriera costellata di capolavori e incomprensioni che lo hanno reso una leggenda in vita”, scrive Libè. Moltissimi i film di successo del cineasta, impossibile ricordarli tutti. Godard era uno dei cineasti viventi più rispettati al mondo, stella di prima grandezza della Nouvelle Vague.

Premiato con il Leone d’oro nel 1984 e l’Oscar alla carriera nel 2011. Nato nel 1930 a Parigi, il suo debutto registico avviene nell’anno della morte della madre, il 1954 con Opération béton, documentario realizzato grazie al suo stipendio di operaio di una diga.

Nel 1959 dirige A bout de souffle (Fino all’ultimo respiro), considerato il film manifesto della Nouvelle Vague, su soggetto di François Truffaut, suo collega della rivista Cahiers du cinéma: il lungometraggio ha vinto il premio Jean Vigo. Proprio allora sposa Anna Karina, con la quale gira sette film e che diventa la sua icona sfinge, rappresentando la doppiezza esistenziale. Un crescente interesse per il pensiero di sinistra era implicito in La Chinoise (1967) ed è stato confermato dalla partecipazione attiva di Godard alle rivolte studentesche di Parigi del 1968 e ad altre manifestazioni. Poi arriva Weekend anch’esso realizzato nel 1967, una dura denuncia della società francese moderna. Nel 1969 dirige Vent d’est, il primo di una serie di film militanti, unico con il quale ha lavorato con l’italiano, Gian Maria Volonté. Lo stesso anno fonda con altri cineasti il Gruppo Dziga Vertov.

Nel 1976 lascia Parigi per stabilirsi con Anne-Marie Miéville a Rolle, in Svizzera. Tra gli ultimi lavori nel 1996 è il tempo di For Ever Mozart, presentato in anteprima a Sarajevo e considerato “troppo teorico” dallo stesso Godard. Godard non era semplicemente uomo di cinema, ma anche uomo di peso politico significativo.

Nel 2021 aveva suscitato clamore la sua firma, insieme con altre personalità dello spettacolo e della cultura francese, su un appello a Emmanuel Macron pubblicato su Libération dopo l’arresto e l’immediata scarcerazione in libertà vigilata di una decina di ex terroristi italiani ed ex militanti di gruppi eversivi di sinistra, accusati e condannati in Italia per omicidio, sequestro, tentato omicidio. Si chiedeva di rispettare la dottrina Mitterrand. Libé contestualmente pubblicò un intervento di Luciano Violante che difendeva la memoria delle vittime dei terroristi, perché anche loro “avrebbero voluto ricostruire le loro vite”.