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Avevo deciso di smettere, anzi: di tenere per me le ironie rabbiose o i commenti senza futuro di chi, raggiunta l’età, non può più attendere. Poi, anche per una commessa “seria” pervenutami da una rivista dell’istruzione (seria) che mi ha chiesto un contributo che riguardava da vicino le prospettive di riforma della Pubblica Amministrazione italiana (non era specificato il termine di scadenza), ho pensato che il richiamo potesse interessare il “buon umore” di tutti.
Per i miei antichi impegni professionali l’ARAN che detiene la rappresentanza pubblica nella gestione dei contratti e dei rapporti di lavoro delle pubbliche amministrazioni, continua a tenermi informato attraverso l’invio via mail delle sue “segnalazioni”.
Strumento prezioso per tenersi al corrente di una “enciclopedia” di dispositivi e problematiche: si tenga conto che sotto il termine “Pubbliche Amministrazioni” si tenta (disperatamente e a mio parere impropriamente e inopinatamente) di dare unità ad un repertorio di attività che vanno dai Ministeri, alle amministrazioni degli Enti Locali, passando per il sistema sanitario, ma anche per il club alpino, l’ISTAT, l’ISFOL, L’Accademia dei Lincei e, tutti insieme, alle scuole, università e accademie.
Si legga per un aggiornamento del repertorio di soggetti pubblici del quale si vorrebbe una gestione contrattuale, giuridica, professionale uniforme (specie per il personale dirigente, vedi il Ministro Brunetta e DLGS 165) il link seguente alla agenzia ARAN https://www.aranagenzia.it/…/7647-contratto-collettivo… Bene. Posta la mia antica proposta di abolire il 165 e di riconquistare la dimensione della specificità e qualità professionale delle attività pubbliche, in modo da affermarne e difenderne la produttività, l’efficienza, il ruolo sociale esercitato (pur necessariamente entro scale di valori e confronti comuni che non sono affatto assicurate dalla formale unicità normativa), nell’ultima segnalazione ARAN vi era un quesito di incredibile rilevanza per disegnare il futuro della PA. Lo riporto integralmente: fa parte della rubrica che l’Aran chiama “orientamenti applicativi” (si veda “Aran Segnalazioni newsletter n.7 dell’8/4/2022”) Comparto Istruzione e Ricerca (quesito)
“Una dipendente assunta con contratto a tempo determinato fino al termine dell’anno scolastico può fruire del congedo matrimoniale in occasione del matrimonio religioso avendo essa stessa contratto matrimonio civile in un periodo antecedente alla stipulazione del contratto di lavoro con la scuola ove presta servizio e/o con altri istituti?”
Al termine del quesito si rimanda al documento nel quale credo si risponda. Confesso di essermi ritenuto esente dalla lettura .
Perché il problema non è la risposta, ma il quesito stesso. Il suo contenuto e, per altro verso il suo proponente (probabilmente un Dirigente Scolastico, o un Dirigente Amministrativo cui il primo si sia rivolto per “chiarimenti”). Problema parallelo (ma qui le ipotesi si fanno pericolose, il coinvolgimento di qualche “principe del foro” pronto a presentare ricorsi sulle relative interpretazioni. Certo voi capite: se “la signora del quesito” si sposa sia civilmente che religiosamente, ma con due cerimonie separate deve esserci un problema serio… il marito sarà il medesimo? C’è stata una conversione religiosa nel frattempo? Non si può essere superficiali. E l’ARAN non può che essere chiamato in causa….
E questa è la Pubblica Amministrazione che tutti vorremmo “funzionasse” per il bene dei cittadini e secondo regole certe e trasparenti. Ma se la Pubblica Amministrazione è gravata di problemi di tale rilevanza (?!!!) mobilitando Agenzia, Dirigenti, Tecnici di competenza giuridica, pubblicazioni di pareri. E se su tale “filiera” si innesta la produzione di interpretazioni autentiche di “regole comuni riconosciute”, che ne sarà delle riforme previste dal PNRR … altro che digitalizzazione e nuove modalità di reclutamento di professionalità qualificate (vedi PNRR Missione 1)… Facciamoci coraggio
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