I missili sulla Polonia, Paese Nato, sono ancora di dubbia provenienza (forse fortuita), gli accertamenti sono ancora in corso e nelle prossime se ne saprà di più. Intanto tutti a correre su internet per leggere cosa prevede l’articolo n. 5 della Nato. La clausola di difesa collettiva dei Paesi membri è contenuta nel Trattato istitutivo dell’Alleanza e recita: “Le Parti convengono che un attacco armato contro uno o più di loro in Europa o Nord America sarà considerato un attacco contro tutte le parti”. E un attacco rivolto a uno Stato Nato legittima qualsiasi azione considerata necessaria, “ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale”. Solo a leggerlo fa paura. Ma in realtà è stato invocato una sola volta: lo fecero gli Stati Uniti in occasione dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. 

Più realisticamente, per fortuna, la Polonia pensa all’articolo 4  della Nato da evocare-invocare che “le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata”.

Dopo i due missili russi caduti nel proprio territorio – su cui c’è ancora un’indagine in corso per chiarire cosa sia successo esattamente – la Polonia sta riflettendo. “Il presidente polacco Andrzej Duda ha appena finito di parlare con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg – fanno sapere da Varsavia – Verifichiamo le premesse dell’articolo 4 della NATO. Siamo in contatto con i nostri alleati e ci aspettiamo colloqui con la parte americana”.

Si tratta, appunto, di una precondizione affinché si attivi l’articolo 5, che – ricordiamo – può essere richiesto solamente dalla Polonia, Paese che, a seconda dell’esito delle indagini sui due missili caduti, potrebbe ritenersi sotto attacco. Nel frattempo il governo di Varsavia ha deciso di aumentare il livello di prontezza dell’esercito, spiegano dallo stesso esecutivo polacco.