Anniversario della morte di Giancarlo Siani, riparte la sua auto, la riaccende Saviano

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giancarlo sianiEra il 23 settembre 1985 quando la camorra uccise Giancarlo Siani. Ed oggi, in quello stesso punto di Napoli dove fu ucciso il giornalista del Mattino, l’auto-simbolo delle sue lotte, la verde Mehari è ripartita. È stato Roberto Saviano a metterla in moto in una staffetta che vuole lanciare un messaggio ben preciso: la camorra non è affatto più forte della voglia di raccontare la verità. Siani, la verità di clan come Gionta e i Nuvoletta la raccontò e come. I Gionta e i Nuvoletta, famiglie importanti ancora adesso nello scacchiere della criminalità organizzata, in grado di influenzare la vita quotidiana di migliaia di persone che vivevano e vivono in un territorio difficile come Torre Annunziata e il golfo di Napoli. Siani cercò di raccontare quello spaccato di sudditanza e di spavalderia di chi spopolava e dominava tra affari, droga e una spietata guerra tra bande. Un racconto diretto, asciutto in grado di andare dritto al problema, di focalizzarlo e di sviscerarlo, di far nomi raccontando fatti circostanziati senza paura, senza temere per la sua vita, stroncata ad appena 28 anni da una mano assassina e forse da un popolo incapace di reagire. Quella vita precaria di giornalista di frontiera, l’attività di collaborazione per una testata si importante ma comunque da precario, non gli impedì di raccontare fatti ed episodi mettendo in risalto la criminalità spietata quella che distrugge, ammutolisce con il piombo. Quel piombo che freddò la vita di un bravo e brillante giornalista, responsabile solo di aver raccontato la verità nuda e cruda.  Agostino Ingenito .

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