Angri, scissioni atomiche con fiamme da “micciariello” per una politica in cerca di un sè

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ilnocchiereL’EDITORIALE DEL SABATO DEL VILLAGGIO – Mica facile raccontare o descrivere in breve gli ultimi periodi costellati di episodi, personalissime posizioni retroguardiste e guardinghe ma anche tanto becero individualismo tribale che pare mantenere sempre un alto tenore nella civilissima terra angrae. Eppure pare proprio che l’immutabile conditio dei clan aggregati per odori e sentori, come nella più primitiva delle società, giochi un ruolo nient’affatto secondario sull’evoluzione politica degli ultimi mesi. A paragonarlo al modo scientifico pare che ad Angri la scissione atomica sia sempre dietro l’angolo, il problema è che forse a scindersi sono particelle cosi microscopiche che rischiano di scomparire al primo maneggio. O per provocare davvero uno scontro ionico impercettibile magari come l’accenno di un micciariello.  Ciò che è avvenuto in campagna elettorale ha dato modo di esplicare in tutta la sua interezza, la solita trita narrazione dello scontro personale, del tradizionale movimento elettorale fluttuante che ha ingenerato nuove e non certo stabilissime composizioni. Ora senza fare parallelismi tra le due gestioni pare che quell’attuale rischia di avere una gestazione assai lunga oppure di ritrovarsi con una gravidanza extrauterina con i rischi anche e soprattutto psicologici che essa determina per chi è avezzo a tali esperienze. Il cocchier scelto naviga a vista, immaginando porti sicuri con ciurme che pare debbano mostrar fede incrollabile a prescinder di qualsivoglia posizione. Pare a volte non ricordare che una pesante e lunga catena lo collega alla realtà con le sue zavorre e otri svuotate in attesa del vino novello. Difficile poi avviar mano al lavoro tra guardinghi  e a loro volta osservati nostromi che con fare circospetto preferiscono il non fare e dire per suscitar reazioni neanche conosciute. Quel che appar certo è la mancata presa di posizione di chi incaricato a dover svolgere un ruolo, preferisce attardarsi a tener lucida la banchina ma mai ad attraversarla. Poesia mi direte, e vi par poco in questa melmosa condizione attuale? Chi fa cosa e perchè e che disegni vi sono in plancia per immaginar che la flotta non sia necessariamente allienabile tanto da esser messa in discussione ancor prima che agisca? E qual’è il fine di promesse e prese di posizione con accordi neanche sottaciuti? Quel che appar chiaro è che nella guardigna mancata azione dei sottoufficiali non risplende l’azione solitaria del capitano che a sua volta pare già stanco di mediazioni nel condividere la rotta. Il problema è capire ora se la nave sia stata nel frattempo caricata da qualcuno e se e come salperà se chi è stato chiamato a guidarla. Il prode nocchiere navigherà dunque a vista? O immagina prima di attardarsi a comporre una ciurma ritenuta più in linea con i suoi odori tribali? Ricordo che nell’era primordiale bastava un cambio di odore per provocare l’immediato disconoscimento e successivo cannibalismo. Non vorrei che a cercar e a cercar sentori ed odori simili, il nocchier rischia la gloria della fiammetta del micciariello. Tanta, repentina luce ma immediato e spento calor.  Da Il sabato del Villaggio – atto I – Terre d’Angrae

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