E ne avrebbe tante da dire in tema d’inclusione la titolare di un’attività che passo dopo passo cresce e regala gioie in ogni senso. Si chiama Imma Faravolo, la signora della tavola che aggiunge posti per tutti ad Angri,con RAU’, cucina tipica, location in Via delle Fontane, acronimo di Ragazzi Autistici Uniti. Il menù è particolare: assieme autismo e gastronomia, riscatto e qualità.

Con la macchina del tempo andiamo indietro di una ventina d’anni. Imma, originaria di San Gennaro Vesuviano, è madre di una bellissima bimba, Flora, morta a soli quattro mesi per una malformazione cardiaca congenita e per un sottovalutato errore dei medici durante un intervento chirurgico. Dicembre 2001, un dolore fortissimo:  «Ero come uno zombie che cammina. Avevo detto che avrei cancellato dal calendario questo mese. Non si dà un figlio ad una mamma per poi toglierglielo. È contro natura. Il figlio deve vedere la morte della madre, non il contrario». Ma un anno dopo, dicembre 2002, nasce Antonio. C’è qualcosa che non va, Imma se ne accorge subito.

Arriva la diagnosi: autismo. Imma, con suo marito e suo figlio, si trasferisce a Sant’Egidio del Monte Albino, dove possono costruire una casa idonea per le esigenze di Antonio. Imma si impegna  in un coordinamento regionale di diverse associazioni e cooperative. Poi nasce la grande idea: si associa a Vincenzo Abate, padre di due ragazzi autistici, di Casal di Principe, a cui si affianca in seguito Alfonso Diana, casertano, anch’egli papà di un ragazzo autistico.

8 febbraio 2020:  Imma alza la saracinesca, RAÙ è realtà. «All’inizio la gente ci guardava con un po’ di leggerezza, diffidenza. C’è una disabilità peggiore di tutte: è l’ignoranza, sempre più dilagante purtroppo. All’inizio i clienti si alzavano e se ne andavano. “Pensavamo di stare in un ristorante normale” ci dicevano. Poi abbiamo preparato un bel cartellone per spiegare chi eravamo».

 

Nel marzo 2020 bisogna chiudere i battenti. Dopo un po’ si può riaprire, ma solo per il delivery: bisogna far abituare i ragazzi alle mascherine e alle consegne a domicilio.Il 19 novembre 2021 è una data importante per RAÙ: Danilo, 30 anni, è il primo ragazzo con disabilità intellettiva a firmare un contratto di lavoro. Oggi è lui a servire i clienti ai tavoli insieme a Cristina, 23 anni, che grazie a questo lavoro è rinata.  Per Imma giunge il tempo della malattia: viene operata d’urgenza all’intestino, la prima di una serie di tempeste ulteriori.

Imma sente tutto il peso dell’attività da mandare avanti. «Se RAÙ chiude, loro tornano a casa. Non c’è nessuna possibilità per loro in giro; non li vuole nessuno. Io non posso deluderli».

Allora lei riprende la lotta, anche quando le malattie personali aumentano e la costringono a lottare anche di più. I mulini a vento non la spaventano. Caparbietà, voglia di vincere per il futuro di ragazzi speciali, una missione, necessità di non rimanere nell’oblio. “Le sarebbe mancato il mare. E il tempo passato a guardarlo dalla nave. Più ancora le sarebbe mancato ciò che l’immensità dello spazio, l’indeterminatezza dell’orizzonte e le misteriose rotte tracciate dalle ali degli uccelli le avevano mormorato all’orecchio per il breve tempo della traversata: tutto è ancora possibile, ogni sogno può generare un progetto, ogni pensiero un’azione, ogni fantasia una scelta. E un nuovo inizio.”