Anno 2018, ultimi giorni di ottobre, e nell’aula dei deputati andava in scena l’approvazione del cosiddetto Decreto Genova. Un decreto dedicato alla ricostruzione del ponte Morandi ma al cui interno, grazie all’articolo 25, si costruiva anche quello che il Governo Conte 1 definiva “Scivolo” e che invece, a ben vedere, altro non era che l’ennesimo condono edilizio questa volta dedicato interamente all’isola di Ischia. L’obiettivo dichiarato dalla norma era quello di semplificare e risolvere l’annosa questione delle pratiche di sanatoria rimaste in sospeso.

In particolare si diceva: se hai presentato una richiesta di sanatoria edilizia e la tua casa è stata danneggiata dall’ultimo sisma avvenuto nel 2017 hai diritto che lo Stato paghi per la riqualificazione del tuo abuso. Non importa che la tua domanda di sanatoria si riferisca ai condoni del 1985, del 1994 o del 2003: la tua pratica va risolta entro 6 mesi e sulla base dei parametri del condono del 1985. In barba quindi ai vincoli posti negli anni successivi sul fronte del rischio sismico e del dissesto idrogeologico.

I numeri generali sono allarmanti. In Italia ogni anno vengono costruite 20 mila nuove case abusive, 71.450 sono gli immobili colpiti da ordinanze di demolizione e di queste l’80% non sono state eseguite. Tra il 2001 e il 2011 solo il 10,6% delle costruzioni abusive è andato giù. In dieci anni, in Campania sono state costruite 60 mila case abusive. Il 70% dei Comuni italiani ha abitazioni in aree a rischio idrogeologico. Il 44% del nostro territorio è a elevato rischio sismico. Ci sono 21,8 milioni di italiani che vivono in zone a rischio.

In particolare si diceva: se hai presentato una richiesta di sanatoria edilizia e la tua casa è stata danneggiata dall’ultimo sisma avvenuto nel 2017 hai diritto che lo Stato paghi per la riqualificazione del tuo abuso. Non importa che la tua domanda di sanatoria si riferisca ai condoni del 1985, del 1994 o del 2003: la tua pratica va risolta entro 6 mesi e sulla base dei parametri del condono del 1985. In barba quindi ai vincoli posti negli anni successivi sul fronte del rischio sismico e del dissesto idrogeologico.

I numeri generali sono allarmanti. In Italia ogni anno vengono costruite 20 mila nuove case abusive, 71.450 sono gli immobili colpiti da ordinanze di demolizione e di queste l’80% non sono state eseguite. Tra il 2001 e il 2011 solo il 10,6% delle costruzioni abusive è andato giù. In dieci anni, in Campania sono state costruite 60 mila case abusive. Il 70% dei Comuni italiani ha abitazioni in aree a rischio idrogeologico. Il 44% del nostro territorio è a elevato rischio sismico. Ci sono 21,8 milioni di italiani che vivono in zone a rischio.

Ad avere un po’ di pazienza si può ricostruire la cronaca parlamentare di quei giorni di appena 4 anni fa, con un ministro dell’Ambiente, il generale Costa, fortemente in imbarazzo per quanto stava avvenendo, tanto da essere l’unico ad opporsi in Consiglio dei ministri a quella scelta, ed il ministro Di Maio ostinatamente determinato a far passare il famoso articolo 25. E siccome l’epoca dei social spesso impedisce l’oblio, si ritrova in quei giorni l’ennesimo scambio di promesse elettorali che teneva in piedi il Governo giallo verde. In cambio del condono fiscale voluto dalla Lega, i Cinque Stelle ottenevano il condono su misura per Ischia. Ad ognuno la sua impresa insomma.

È stato approvato uno “scivolo”, quello costruito nel 2018 con il Decreto Genova, che costituisce l’ultimo degli atti incoscienti di una politica che non difende la sicurezza dei cittadini. E non è stato approvato l’essenziale. Manca all’appello una legge contro il consumo di suolo che impedirebbe l’ulteriore cementificazione del nostro territorio e spingerebbe verso la rigenerazione e la riqualificazione del già costruito. Manca un piano di adattamento al mutamento climatico – siamo l’unico grande Paese europeo a non averlo – che ci aiuterebbe ad investire sulla messa in sicurezza facendo aprire cantieri di trasformazione ed adeguamento che aiutino i territori a resistere ai fenomeni metereologici estremi.