Continua la rassegna visionnaire22, il festival dell’audiovisivo giunto alla sua seconda edizione e creato in sinergia tra il Museo FRaC di Baronissi, il patrocinio del Comune di Baronissi e l’associazione culturale Tutti Suonati, sotto la guida del direttore del museo FRaC Massimo Bignardi e la direzione artistica di Andrea Avagliano.

La seconda tranche di eventi della rassegna è un focus alla scoperta di Fabrizio De André e della scuola del cantautorato genovese. Questa sera, a partire dalle 19 alla Terrazza degli Aranci, si terrà la proiezione regionale esclusiva del docu-film “DeAndrè #DeAndrè Storia di un impiegato”, presentato durante la 78esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. La regista Roberta Lena sarà ospite della serata e dialogherà con la giornalista Erminia Pellecchia per esplorare più a fondo i temi e la ragion d’essere del docu-film.

Il film segue una parte del percorso di Cristiano, figlio di Faber, che in un tour lungo due anni ha portato sul palco un concept album del padre in una sua reinterpretazione personale. È la sua voce, insieme ad altre come quella di Filippo De André e della madre Dori Ghezzi, a raccontare questa leggenda della musica italiana non solo come artista a tutto tondo, ma anche nella sua accezione più intima di padre e di uomo. Il legame tra padre e figlio si snoda per immagini, in particolar modo quelle legate alla casa sarda di Portobello, dove Faber ha creato l’album che Cristiano ha fatto suo, in un passaggio di testimone che non è soltanto un’importantissima eredità artistica, ma anche politica.

Alla proiezione seguirà il concerto del Littleitaly duo, che si esibirà in un personale tributo a De André.

La serata di domani sera sarà invece incentrata sulla nuova scuola genovese, con un talk del professor Lello Savonardo, coordinatore del corso di laurea in Comunicazione pubblica, sociale e politica della Federico II di Napoli. Seguirà la proiezione del documentario “La nuova scuola genovese”, di Yvan Dellacasa e Paolo Fossati, un focus sul movimento culturale nato negli anni ’60, del quale faranno parte nomi illustri come Gino Paoli, Luigi Tenco e Bruno Lauzi. Nella sua accezione moderna, questa scuola sta incontrando le nuove forme del rap: la nuova leva ha preso gli insegnamenti dei padri e ha deciso di rielaborarli in un genere che appare lontanissimo dal cantautorato classico, sfatando così il mito del giovane che non fa tesoro degli insegnamenti dei maestri.

A partire da domani, sarà inaugurata al Museo FRaC la mostra “Armando Cerzosimo – Appunti per un’iconografia della canzone”, che comprende sedici fotografie del maestro Armando Cerzosimo: un repertorio che attraversa i luoghi della musica e si propone come guida immaginativa dei personaggi, dei luoghi e delle atmosfere dei docufilm proiettati durante la rassegna. «La fotografia di Cerzosimo, in particolare quella in bianco e nero, lascia trasparire la sua innata capacità di guardare oltre la dimensione delle cose reali, di lasciare lo sguardo libero di incontrare la ‘visione’, vale a dire quel connubio tra l’emozione, sensazione propria di un incontro improvviso e, al tempo stesso, il trasporto del ricordo che la memoria ci consegna,» dichiara Bignardi a proposito dell’artista in esposizione.