Al Verdi incuriosisce la versione marinaresca de La Fille du Régiment di Donizetti. Il regista Canessa salernitizza le scene

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Il pubblico del Teatro Verdi di Salerno, seppur non come nelle grandi occasioni per numero di presenze, non ha mancato di applaudire, incuriosito, alla prima della stagione, di uno dei capolavori musicali di Gaetano Donizetti. Coraggiosa la scelta del Teatro salernitano di aprire la stagione con la Fille du Regiment, ideata e messa in scena da Donizetti per la prima volta a Parigi, sua seconda patria, dopo aver vissuto da docente di conservatorio per anni a Napoli e subito i suoi terribili lutti in Italia. Un ritorno della lingua francese nel massimo salernitano dopo la clamorosa Carmen di qualche tempo fa. Le scene ambientate nel porto di Salerno e i costumi con divise da marinaio per il reggimento di soldati francesi, i bambini ubriachi discesi dalla nave ad aprire lo spettacolo come le coreografie adattate alla sinfonia con evoluzioni artistiche di ballerine acrobate e i saltimbanchi del circo, hanno incuriosito il pubblico che sembra aver ben gradito, e non certo nuovo ad apprezzare i guizzi fantasiosi del regista e scenografo Riccardo Canessa che ha abituato gli spettatori ad originali inclusioni ed adattamenti. Un atto coraggioso che ha fatto un po’ storcere il naso ai puristi del melodramma ma che nel caso della prima a Salerno sono apparsi interessanti soprattutto per alleggerire certi spazi che l’opera adattata in due atti determina nel suo evolversi tra assoli di impeto e ben assestati e il coro alternati a dialoghi non sempre facile da seguire. A suo agio sul palco, e in piena estensione vocale, la soprano Gilda Fiume, nei panni della protagonista Marie, figlia adottiva di quel reggimento ed innamorato del suo Tonio, interpretato dal tenore Shalva Mukeria. I due protagonisti in scena hanno ben mostrato le loro doti vocali, applauditi entrambi nei momenti dedicati agli assoli. Peccato non aver concesso il bis richiesto dal pubblico al direttore Antonello Allemandi che ha ben guidato l’Orchestra sinfonica salernitana anche se forse in molti avrebbero voluto udire di più e possente quel tamburellante rataplan della marcia del reggimento che tanto successo aveva offerto alle migliaia di repliche avvenute negli anni in Francia, in cui l’opera, su libretto dei francesi Bayard e Saint Georges, è ritenuta uno dei melodrammi romantici e comici più amati dai nostri cugini d’Oltralpe. La direzione di Alemmandi sembra puntare all’essenziale, spinta come appare da dover far sintesi rispetto alla partitura originale e quell’ adattamento ad opera buffa con la quale fu rivisitata nella versione italiana offerta da Donizetti dopo il successo parigino. Piace al pubblico Filippo Morace, nei panni di Sulpice, quel sergente, padre putativo amorevole della protagonista. Come pure applaudito è il basso Claudio Levantino, che nei pochi momenti di suo intervento in scena assesta il suo tono seppur non al massimo come per altre occasioni. Convince il pubblico il mezzosoprano Claudia Marchi che appare a suo agio nei panni della marchesa di Berckenfield. Bene il coro diretto dal maestro Lucrezia Benevento, piacciono le coreografie di Pina Testa con quei volteggi e atletiche acrobazie delle ballerine che ben evidenziano la volontà del regista di riproporre quel circo da belle epoque con saltimbanchi e mangiatori di fuoco seppur ridimensionati nei movimenti in scena. Costumi interessanti realizzati da Flavio Arbetti, anche per via di quel richiamo marineresco forse un po’ troppo presente. Nel complesso lo spettacolo ha una sua fluidità, tempi non sempre assestati ed in sintonia con l’orchestra che sembra volersi quasi affettare in taluni casi quasi forse per non spingere troppo in là estensioni che i cantanti in scena sembravano invece voler concedere. Dopo venerdì e domenica 14 su va in scena per l’ultima replica martedì 16 aprile alle 19. Mentre cresce l’attesa per le altre opere in cartellone.

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