Non erano carnivori, ma piuttosto mangiavano secondo una dieta bilanciata carboidrati, legumi, verdure. Un po’ come gli altleti di oggi. Certo le loro ossa calcificate con fratture sanate chiarscono che le loro lotte erano vere. Si scontravano davvero e si facevano davvero male. E l’altezza dei loro scheletri ci racconta anche che non dovevano essere proprio romani, ma figli di una cultura che usava gli schiavi, gli ‘altri’  per il truce ‘divertimento’.  O almeno in gran parte dei casi… Parte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli la mostra I gladiatori. Nonostante la pandemia, la chiusura dei luoghi d’arte, il MANN non molla. Anche in ‘tempo di Locdown’ continua il suo ritmo serrato tra esposizioni e ricerca.  Con una connessa certezza-speranza di creare passi per lanciare “il cuore oltre l’ostacolo”.

Per il momento questa dimensione del mondo antico si può vivere solo virtualmente. In questo sono efficaci i social del MANN seguitissimi da appassionati e da chi, in questi anni, aveva condiviso l’idea del museo come ‘casa’ della città. E la promessa è che,  appena possibile, ci si potrà tuffare di persona fino al 6 gennaio 2022, in un vero viaggio nel mondo dell’antico gioco gladiatorio. Racconti di una dimensione che si traduce in moltissimi uomini, città, luoghi architettonici come gli anfiteatri, che in Campania non scarseggiano. Le sezioni, sette, in cui è costruito il percorso realizzato in oltre 160 reperti, cercano di affrontare da vari punti di vista la storia di questi uomini e di questa realtà che in termini moderni potrebbe essere paragonabile al mondo del calcio. Valori sociali simili, trattamenti non sempre.

Non si può non scoprire la connessione tra i giochi gladiatori romani e i riti funebri italici, ben rappresentati nelle tombe lucane di Paestum ad esempio. In cui la lotta era un modo per onorare. Da questo traggono origine i giochi, solo con le spade, che anche agli inizi della versione romana, erano connessi al culto per i defunti. Oggetti  ne tracciano la storia: le armi, i racconti su vasi, le tipologie di ‘costume’ che i gladiatori indossavano. Si tratta di un itinerario tra i luoghi gladiatori che in Campania annovera anfiteatri a Capua antica, Pozzuoli, Avella, l’imancabile Pompei, dove si trova il più antico anfiteatro rimasto in piedi grazie al Vesuvio. Insomma  in diverse città sono presenti le tracce degli edifici ‘genitori’ dei nostri stadi.

Una storia non solo campana, non solo romana con il suo Colosseo, ma diffusa nel mondo antico, come ben ci fa comprendere la presenza  in mostra del  Mosaico di Augusta Raurica, capolavoro  che per la prima volta ha lasciato la Svizzera, dopo il restauro integrale.  Oppure la presenza di reperti provenienti dalla necropoli dei gladiatori di York, unico caso di necropoli dedicata a questa categoria sociale. Gladiatori per forza, vista, ad esempio, la presenza indiscutibile di  morsi dati da un grosso carnivoro – probabilmente un leone, ma anche una tigre o un orso – durante un combattimento in arena. Insomma una storia di cui si cerca di ricostruire la verità. Oltre le visioni cinematografiche.”Quando si parla di gladiatori –  Andrea Bignasca (Direttore Antikenmuseum di Basilea) – ci vengono in testa luoghi comuni che qui abbiamo cercato di smontare e guardare all’uomo gladiatore dietro la maschera: cosa mangia, i suoi pensieri, le abitudini, le preoccupazioni”.

E poi non mancano ologrammi parlanti. Una cura per le dimensioni virtuali che occupano anche l’area del Braccio Nuovo del Museo con la “settima sezione” tecnologica della mostra, intitolata significativamente “Gladiatorimania” che vuole avvicinare temi antichi e linguaggi moderni, dimensioni ‘vecchie’ e realtà giovani. Immancabili i percorsi con i personaggi Lego.  Mentre le nuove tecnologie digitali aiuteranno anche a ricostruire pitture perdute contribuendo a un dialogo  scientifico con il passato. E in questa direzione non mancheranno nè incontri di approfondimento, nè visite virtuali. Insomma un vero  viaggio in cui, come afferma il presidente della Regione Campania (finanziatrice della mostra), Vincenzo De Luca, presenta alla conferenza stampa, “Si ha la possibilità di respirare l’aria di quel tempo, immergersi nel clima di quel tempo”,  dalla pittura alla gastronomia.

Un mondo vasto e vario che vive in uno spirito importante ancora oggi, al di là del tempo, come ben chiarisce il direttore del MANN. “Chi è il gladiatore?  Perché ha avuto questa fortuna? – sottolinea Paolo Giulierini – Perchè nella fiducia in questa figura c’è l’idea che il gladiatore possa sovvertire le regole costituite,  c’è l’dea che possa sovvertire le regole imposte dal potere, possa recuperare la propria libertà. Possa mandare un messagio forte cioè che uniti si vince.

La mostra I Gladiatori è corredata da  un catalogo pubblicato da Electa in cui i saggi permettono di apprfondire i temi della mostra. Dalla vita dei gladiatori, alle tecniche di combattimento, agli spettacoli, che comprendevano diverse forme di caccia con tutte le specie di animali; ma anche le zone di provenienza, le abitudini alimentari e sociali, riflettendo così il lato umano dei lottatori. Il catalogo si conclude con la presentazione, per la prima volta in Italia dopo il recente restauro, del grande pavimento a mosaico da Augusta Raurica, nei pressi di Basilea.

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