Manuale Cencelli è un’espressione giornalistica riferita all’assegnazione di ruoli politici e governativi ad esponenti di vari partiti politici o correnti in proporzione al loro peso; viene spesso utilizzata in senso ironico o dispregiativo per alludere a nomine effettuate in una mera logica di spartizione in assenza di meritocrazia.

 

«Nel 1967 Sarti, con Cossiga e Taviani, fondò al congresso di Milano la corrente dei ‘pontieri’, cosiddetta perché doveva fare da ponte fra maggioranza e sinistra. Ottenemmo il 12% e c’era da decidere gli incarichi in direzione. Allora io proposi: se abbiamo il 12%, come nel consiglio di amministrazione di una società gli incarichi vengono divisi in base alle azioni possedute, lo stesso deve avvenire per gli incarichi di partito e di governo in base alle tessere. Sarti mi disse di lavorarci su. In quel modo Taviani mantenne l’Interno, Gaspari fu Sottosegretario alle Poste, Cossiga alla Difesa, Sarti al Turismo e spettacolo. La cosa divenne di pubblico dominio perché durante le crisi di governo, Sarti, che amava scherzare, rispondeva sempre ai giornalisti che volevano anticipazioni: chiedetelo a Cencelli»

Il Manuale Cencelli conteneva anche alcune indicazioni relative al passaggio da un governo all’altro.Ad esempio, sosteneva che al Presidente del Consiglio uscente spettasse di diventare Ministro degli Esteri, un ruolo autorevole ma abbastanza defilato da non incombere sulle scelte politiche del successore. Il Manuale Cencelli ha così continuato ad essere applicato anche dopo la scomparsa della Democrazia Cristiana: ad esempio, Lamberto Dini, quando si dimise da Presidente del Consiglio nel 1996, fu nominato Ministro degli Esteri del successivo governo Prodi I.

Esistono non più di 7 o forse 8 copie cartacee del Manuale Cencelli, trattandosi di un fascicolo di 8 pagine dattiloscritte (scritte probabilmente da Cencelli medesimo anche se rigorosamente anonime), copiate con carta carbone.

Stando al “manuale Cencelli”, ogni posto di governo aveva un valore, un peso, calcolato dal punto di vista qualitativo e a cui veniva assegnato un certo punteggio: il ministero dell’Interno non aveva insomma lo stesso valore del ministero della Cultura (e a quei tempi pesava parecchio anche il ministero delle Poste e Telecomunicazioni, secondo Cencelli perché «poteva assumere un sacco di persone che poi avrebbero ricompensato con il voto»). I posti di sottosegretario erano ripartiti secondo il principio generale che un ministro “vale” due sottosegretari e mezzo. Era anche previsto un equilibrio nella rappresentanza geografica. Gli incarichi erano assegnati a seconda della percentuale dei voti ottenuti dai partiti, e le correnti interne si spartivano gli incarichi che spettavano al partito in proporzione al numero di iscritti al partito portati dai rispettivi capi corrente e dai risultati congressuali.

Cencelli, oggi 86enne,  si iscrisse alla Democrazia Cristiana nel 1954. Ne diverrà un funzionario negli anni seguenti e, in particolare, sarà segretario di Adolfo Sarti. Successivamente è stato collaboratore di Nicola Mancino, prima che questi divenisse Vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. Cencelli, nel 2001, è stato candidato nella lista de La Margherita per il Consiglio comunale del Comune di Roma.

Il suo nominativo era tra quelli compresi nella lista degli appartenenti alla P2. Grande Ufficiale O.M.R.I. (Ordine al merito della Repubblica italiana), Cencelli è stato sindaco del comune di Caldarola (Macerata).