

CIBO E DINTORNI, QUANDO UNA PIAZZA DIVENTA UN RACCONTO
A Salerno un fine settimana tra sapori, cultura e grandi protagonisti. Dall’arrivo di Vincenzo De Luca all’incontro con Marisa Laurito, fino alla presentazione del libro di Alfonso Sarno: tre giorni raccontati anche attraverso l’obiettivo della fotografia.
SALERNO — Prima ancora di vedere, si sente.
Si sente nell’aria il profumo del cibo. Nelle voci delle persone. Nei passi di chi attraversa Piazza della Libertà e si lascia attirare da un colore, da un sapore, da una storia.
Poi si guarda.
E in quel momento Salerno cambia volto.
Per un intero fine settimana, “Cibo e Dintorni” ha trasformato Piazza della Libertà in un luogo dove gastronomia e cultura si sono incontrate, dando vita a un racconto fatto di persone, emozioni, tradizioni e sapori.
Un racconto che ho avuto il privilegio di vivere attraverso l’obiettivo della mia macchina fotografica.
E fotografare non significa soltanto premere un pulsante.
Significa essere lì.
Aspettare quell’istante.
Cercare uno sguardo.
Intercettare un sorriso.
Fermare un’emozione prima che scompaia.
IL PRIMO GIORNO: QUANDO LA PIAZZA SI ACCENDE
La prima giornata ha avuto subito il sapore dei grandi appuntamenti.
L’arrivo di Vincenzo De Luca ha portato attenzione e partecipazione, mentre Piazza della Libertà si riempiva di presenze e curiosità.
Poi è arrivato uno dei momenti più attesi: l’incontro con Marisa Laurito, protagonista della presentazione del suo libro.
Ed è stato impossibile non lasciarsi coinvolgere dalla sua presenza.
Sul palco, le parole diventavano ricordi, racconti, esperienze. Davanti a lei, il pubblico ascoltava, sorrideva, partecipava.
Dietro l’obiettivo, invece, c’era la ricerca di quell’attimo che potesse raccontare tutto.
Perché una fotografia non ha bisogno di spiegare.
Deve far sentire.
Un volto può raccontare una vita.
Un gesto può raccontare un’emozione.
Uno sguardo può raccontare un’intera serata.
QUANDO IL CIBO DIVENTA FOTOGRAFIA
Poi la scena è passata ai sapori.
E qui la fotografia ha incontrato una delle sfide più affascinanti: raccontare qualcosa che normalmente conosciamo attraverso il gusto e l’olfatto.
Gli alimenti gastronomici, le preparazioni, i colori e i dettagli sono diventati soggetti da osservare con attenzione.
La luce sul cibo.
La consistenza.
I colori.
Le mani di chi lo prepara.
La cura con cui viene presentato.
Tutto diventa racconto.
Perché dietro un prodotto gastronomico non c’è soltanto qualcosa da mangiare.
C’è un territorio.
C’è una tradizione.
C’è il lavoro di qualcuno.
C’è una famiglia.
C’è spesso un ricordo.
E allora fotografare il cibo significa, in qualche modo, fotografare una parte della nostra identità.
L’ULTIMO GIORNO: LE PAROLE DI ALFONSO SARNO
Poi è arrivato l’ultimo giorno.
Quello dei saluti, delle ultime fotografie, delle ultime persone che attraversano la piazza.
Ma anche quello di un nuovo incontro con la cultura.
Protagonista è stata la presentazione del libro di Alfonso Sarno, diretta da Luciana Mandarino.
Ancora una volta, una piazza dedicata al gusto ha lasciato spazio alle parole.
E forse è proprio qui che si trova il significato più profondo di una manifestazione come questa.
Perché il cibo e i libri, apparentemente così lontani, hanno qualcosa di fondamentale in comune:
raccontano storie.
Uno attraverso i sapori.
L’altro attraverso le parole.
Entrambi hanno la capacità di riportarci indietro nel tempo, di farci incontrare persone, luoghi e ricordi.
UNA FOTOGRAFIA NON FERMA IL TEMPO. LO CONSERVA.
Alla fine rimangono gli scatti.
Decine, forse centinaia di immagini.
Ma dietro ogni fotografia c’è un momento preciso che non tornerà più.
Il sorriso di qualcuno.
L’emozione di un incontro.
L’attesa prima di una presentazione.
Un piatto appena preparato.
Un pubblico che ascolta.
Una mano che stringe un’altra mano.
La luce della sera che scende lentamente sulla piazza.
È questo, forse, il privilegio più grande di chi fotografa.
Essere testimone.
Avere la possibilità di stare dentro l’evento e, allo stesso tempo, di osservarlo da una prospettiva diversa.
Cercare di catturare ciò che magari gli altri, presi dall’emozione del momento, non riescono a vedere.
E quando poi riguardi quelle fotografie, accade qualcosa di particolare.
Non rivedi soltanto ciò che è successo.
Rivivi ciò che hai provato.
SALERNO, ALLA FINE, RESTA
Quando le luci si spengono e Piazza della Libertà torna lentamente alla sua normalità, resta qualcosa.
Restano i sapori nella memoria.
Restano le parole.
Restano gli incontri.
Restano le fotografie.
E resta soprattutto la sensazione di aver partecipato a un evento che è riuscito a mettere insieme mondi diversi, facendoli dialogare nello stesso luogo.
“Cibo e Dintorni” è stato questo: una piazza trasformata in un racconto.
Un racconto fatto di gusto, cultura, persone e territorio.
Io ho avuto la fortuna di raccontarne una parte attraverso la fotografia.
Ma alcune emozioni non possono essere fotografate.
Si possono soltanto vivere.
E Salerno, ancora una volta, ha dimostrato di avere qualcosa che nessuna fotografia potrà mai racchiudere completamente: un’anima da vivere, prima ancora che da raccontare.




