
Quando il mio amico Marco (Mattiello) ha saputo che avrei fatto da lì a poco questo “viaggio”, mi ha chiesto video, articoli, una sorta di diario di bordo.
Ricordo di avergli risposto “Nulla di tutto questo, scriverò qualcosa quando sarà finito!”
Il Cammino non si può raccontare giorno per giorno, ma solo alla fine, quando tiri le somme e capisci cosa veramente ti ha dato!
Il Cammino Giacobeo non lo si affronta perché è di moda, quasi uno status, o per mero turismo religioso e questo ce lo ricorda sia la Compostela sia le persone che incontri lungo i percorsi.
Qualunque sia il motivo l’importante è non perdere di vista il proprio obiettivo: ritrovare se stessi!
Il nostro viaggio è iniziato da Oporto, una città vivace che già conoscevo, dove campeggiano sulle sponde del Douro le cantine del famoso vino.
Zaino in spalla, il cui peso non dovrebbe superare il 10% del peso corporeo, ci siamo avviati per il Cammino Centrale portoghese: dei tre previsti è quello che ha una difficoltà intermedia, con dislivelli che non superano i 350 metri.
La tentazione di fare un’incursione sul Cammino costiero, però, era troppo forte!
Inizia, dunque, il viaggio con una temperatura accettabile e soprattutto con un abbigliamento adeguato.
Per questa avventura occorre veramente l’essenziale, tutto, però, rigorosamente tecnico e l’accessorio fondamentale sono i calzini antivesciche, anche antiestetici, in verità, ma determinanti per non arrivare con i piedi devastati. Ecco…l’unica cosa su cui non si può lesinare è il calzino adeguato, altrimenti diventa un calvario e l’indulgenza plenaria te la danno di diritto.
Questo viaggio è veramente la metafora della vita: ci sono tante salite e tante discese, strade lisce, facilmente percorribili, e ciottoli che fanno male ai piedi. Ci sono momenti in cui ti manca il fiato e pensi di non farcela e allora prendi respiro, sorridi e dici a te stessa “Ce la faccio..ce la devo fare!” Spesso il fiato corto ti viene nei posti più isolati e impervi dove nessuno può soccorrerti. Però sai che stai facendo la cosa giusta e questo ti basta per riprendere il cammino.
Un cammino fatto di incontri, di scambi, di racconti di vita: tutti hanno qualcosa da raccontare, esperienze da condividere, la sensazione è che si voglia trovare un conforto nel confronto.
Le persone che abitano lì sono ormai abituate a vedere le strade invase da gruppi di giovani festanti o da semplici cittadini del mondo che, con il tintinnio dei bastoncini da trekking, annunciano il loro passaggio seguendo una freccia gialla, che supera di gran lunga un GPS nell’indicare con meticolosa precisione la direzione. Non ci si può perdere in questo viaggio: tutte le frecce gialle portano a Santiago, da non confondere con quelle blu che portano a Fatima.
Cosa lascia quest’esperienza?
Sicuramente avere la contezza di quanto il corpo sia una macchina perfetta, instancabile, inesauribile.
Sicuramente l’aver ritrovato sé stessi.
Aver visto luoghi che sono fuori dal circuito turistico tradizionale, scorci di una bellezza suggestiva.
Aver incontrato persone compassionevoli che ti sono venute incontro con una caraffa d’acqua, dei biscotti o un ramo di Alkekengi, perché ricchi di antiossidanti.
Il Cammino è un’esperienza indimenticabile, arricchente e gratificante.
Conditio sine qua non per affrontarlo sono l’allenamento e le scarpe: non basta una passeggiatina sporadica, ma un vero allenamento anche con zaino in spalla se fosse possibile, e un paio di scarpe trekking, running, ultra collaudate.
Buen Camino!







