
Quando le parole non servono, perché parla la Musica dei grandi musicisti nella serata conclusiva del Nocera Jazz Festival 2026.
Dopo i saluti e i ringraziamenti ufficiali del Sindaco alle istituzioni, alle associazioni e ai vari organizzatori per l’ottima riuscita della rassegna 2026 del Nocera Jazz Festival (che quattro anni fa raccolse il testimone della storica e fortunata rassegna Jazz in parco, ideata dall’indimenticato Elia Pirollo) e che ha visto per la prima volta la riapertura alla città della Caserma Tofano, ma anche il ritorno ai meravigliosi chiostri, le piazze e agli altri importanti siti storici nocerini, è calato il silenzio e il buio sul palco.
Ma l’attesa è stata subito premiata dall’appuntamento con la tanto agognata colonna sonora degli anni 80/90. A 75 anni, con il suo cappello di paglia e la sua fisarmonica Roland nera, per più di due ore, il Maestro Eduardo De Crescenzo ha “suonato la sua voce” – come molti sottolineano – regalando al suo pubblico i brani più amati e aprendo la serata proprio con “L’odore del mare”. Poi “Il racconto della sera” e a seguire, “C’è il sole”, “Foglia di the” e “Dove” che ha visto uno speciale assolo del sassofono di Daniele Scannapieco di “grande comunicazione col pubblico”, mentre il “tocco agile e virtuoso del pianoforte” di Julian Oliver Mazzariello ha impreziosito l’esecuzione di “Sarà così”. Un grande artista del calibro di De Crescenzo, sa essere generoso coi suoi musicisti, perché riconosce l’importanza di ogni singolo strumento: infatti, dopo “Naviganti” prende la parola per il suo primo intervento della serata.
“Suonare con grandi musicisti su questo palco … mi fa sentire a casa”- ha spiegato il Maestro, perché il jazz non è solo un genere, ma un modo di dialogare, in cui anche la Voce diventa uno strumento tra gli altri, libero di improvvisare, che è, poi, anche la filosofia del progetto Essenze Jazz 2026 e, aggiungerei, il segreto della grandezza del maestro Eduardo De Crescenzo.
Poi, con il violoncello appassionato di Susanna Krasznai è tornata la grande musica di “La vita è un’altra” e la batteria precisa di Marcello Di Leonardo ha anticipato l’arrivo de “Il treno” e poi ”Dove c’è il mare”, “Quando l’amore se ne va”, “Naufraghi”. Con gli “assoli profondi del suo contrabasso, intanto, Enzo Pietropaoli è stato in dialogo continuo con la voce/strumento di De Crescenzo”.

Finalmente arriva “Ancora”! Ci piacerebbe dire che il pubblico ha ascoltato in religioso silenzio come si dovrebbe ai concerti, ma non era questo il caso: dopo le prime note, tutti a sgolarsi quasi come in un rito liberatorio di quelle emozioni che non aspettavano altro, tanto che ad un certo punto il Maestro, visibilmente compiaciuto per quanto stava accadendo, si è alzato, è venuto al proscenio, ha indicato il pubblico e, poi, ha messo le braccia conserte, lasciando che la musica andasse col pubblico estasiato.
Difficile restituire qui, solo con belle parole, l’entusiasmo dei presenti: una serata magica, musica raffinata, grandi musicisti, una location d’eccezione, perché, come ha precisato De Crescenzo nel suo secondo intervento “ci sono canzoni che magicamente hanno il potere di custodire le emozioni e di richiamarle ogni volta che riascoltiamo quella canzone e ognuno ha la sua!”
E ognuno ha lasciato parlare le proprie emozioni con “Al piano bar di Susy”, “L’infinità”, “Da lontano”, “Camminando” e tutti a tenere il ritmo battendo le mani, “Io ce credo”, “Vola” “E la musica va”. Il concerto era finito, il Maestro e i suoi musicisti avevano anche salutato, ma mancava all’appello “Mani”, quando è arrivata col bis!

Magari, questa, potrà sembrare una recensione piuttosto singolare di quella serata che aveva il sapore di un appuntamento con la storia della canzone d’autore tra jazz, voce e pop raffinato, ma è di certo la mia personale percezione del concerto che, ci scommetterei, in cuor suo, ognuno ha vestito di ricordi belli, forse anche brutti o, addirittura, inconfessabili, di una vita fa!
Per le foto si ringrazia Biasio e Gallo.







