
Il Comune continua ad applicare il PUC del 2022, ma il piano riguarda oggi un territorio ridimensionato. Restano aperti i nodi delle aree industriali, delle bonifiche, del rischio idrogeologico e del trasferimento di vaste zone a Pagani
Sant’Egidio del Monte Albino continua a fare riferimento al Piano urbanistico comunale approvato nel novembre 2022, ma il quadro territoriale e amministrativo sul quale quel piano era stato costruito è profondamente cambiato.
La sentenza del Consiglio di Stato che ha definitivamente attribuito al Comune di Pagani le cosiddette “zone contese” ha infatti ridimensionato l’estensione territoriale di Sant’Egidio, sottraendo alla competenza dell’amministrazione comunale aree che erano state considerate negli elaborati originari del PUC.
Non risulta, al momento, l’approvazione di un nuovo Piano urbanistico comunale integralmente rielaborato sulla base dei confini aggiornati. Negli atti più recenti, negli avvisi pubblici e nei certificati di destinazione urbanistica, gli uffici comunali continuano a richiamare il PUC approvato con deliberazione consiliare n. 47 del 4 novembre 2022, insieme alle successive deliberazioni del 2023 e del 2024.
Il piano resta quindi il riferimento amministrativo utilizzato dal Comune, ma può produrre effetti esclusivamente sulle aree che oggi appartengono effettivamente a Sant’Egidio del Monte Albino. Le zone passate a Pagani non sono più sottoposte alla competenza urbanistica del Comune sangiliano.
Un territorio diviso tra pregio ambientale e forte pressione urbanistica
Le relazioni tecniche allegate al PUC descrivono un territorio caratterizzato da forti contrasti.
La parte montana e collinare presenta rilevanti valori paesaggistici, naturalistici e forestali. Vi ricadono aree sottoposte a vincolo paesaggistico, zone comprese nel Parco regionale dei Monti Lattari e settori interessati dalle tutele della Rete Natura 2000.
Si tratta della porzione ambientalmente più pregiata del Comune, ma anche di quella geomorfologicamente più delicata, per la presenza di versanti ripidi, impluvi, coperture superficiali instabili e corsi d’acqua a carattere torrentizio.
La fascia pedemontana, sulla quale insiste anche il centro storico, è indicata dalle stesse relazioni urbanistiche come una delle aree maggiormente esposte alle criticità idrogeologiche. Durante eventi meteorologici intensi, acqua, fango e detriti possono concentrarsi rapidamente verso le zone abitate.
La fascia pianeggiante e quella a valle dell’autostrada presentano invece una maggiore pressione antropica. In queste zone si concentrano attività produttive, opifici dismessi, infrastrutture ferroviarie e stradali, abitazioni, traffico pesante e aree interessate nel tempo da trasformazioni urbanistiche non sempre coordinate.
Il territorio appare quindi diviso tra una parte alta di grande pregio, ma fragile, e una parte bassa più urbanizzata, industrializzata e sottoposta a consumo di suolo.
Frane, valloni e rischio idraulico
La condizione geomorfologica rappresenta uno degli elementi più delicati.
Sant’Egidio è attraversato o delimitato da valloni e alvei torrentizi che, in caso di forti piogge, possono determinare fenomeni di ruscellamento, trasporto di detriti e criticità idrauliche. La conformazione del territorio, che in pochi chilometri passa dalla montagna alla pianura, aumenta la velocità di deflusso delle acque.
Negli anni sono stati realizzati interventi di sistemazione idrogeologica, tra cui opere sull’impluvio sovrastante il centro storico. Questi lavori hanno ridotto il livello di esposizione, ma non possono essere considerati sufficienti senza una manutenzione costante di canali, griglie, valloni, opere di contenimento e versanti.
A ciò si aggiunge la necessità di utilizzare le più recenti cartografie dell’Autorità di bacino, soprattutto per quanto riguarda il Vallone Corbara e le aree sottoposte a rischio idraulico o geomorfologico.
La zonizzazione urbanistica, da sola, non garantisce infatti l’edificabilità di un terreno. Restano prevalenti i vincoli derivanti dal rischio di frana, dal rischio alluvione, dalla presenza di corsi d’acqua, dalle fasce di rispetto e dalle condizioni geologiche locali.
Aree industriali e siti sottoposti a indagine
Un altro nodo riguarda le aree industriali, gli opifici dismessi e i siti inseriti negli elenchi regionali delle bonifiche.
Nel territorio attribuito, almeno originariamente, a Sant’Egidio risultano censiti diversi siti produttivi, distributori di carburante, aree pubbliche e impianti per i quali sono state effettuate indagini preliminari.
Occorre tuttavia evitare conclusioni allarmistiche. La presenza di un sito negli elenchi regionali non significa automaticamente che l’intera area sia contaminata. La dicitura “indagini preliminari eseguite” indica che sono stati effettuati accertamenti, ma non consente, senza ulteriori documenti, di stabilire se siano stati riscontrati superamenti delle soglie di contaminazione, se il procedimento sia stato chiuso oppure se siano necessari ulteriori interventi.
Dagli aggiornamenti regionali emerge con certezza la bonifica certificata dell’ex distributore Q8 di via Guglielmo Pepe, conclusa nel 2021. Per gli altri siti è invece necessario acquisire gli esiti delle analisi, i piani di caratterizzazione, le eventuali analisi di rischio e i verbali delle conferenze di servizi.
Dopo il trasferimento delle zone a Pagani diventa inoltre indispensabile stabilire quali siti ricadano effettivamente nel territorio residuo di Sant’Egidio e quali siano oggi di competenza del Comune di Pagani.
Un PUC ancora applicato, ma costruito su confini superati
Il punto centrale riguarda proprio la validità pratica degli elaborati urbanistici.
Il Comune continua ad applicare il PUC del 2022, ma quel piano era stato redatto considerando anche aree oggi riconosciute a Pagani. Le tavole originarie non possono quindi essere utilizzate senza distinguere il territorio rimasto a Sant’Egidio da quello trasferito.
Non risultando approvato un nuovo PUC completamente aggiornato, appare necessario procedere a una revisione formale e cartografica del piano, ricalcolando superficie comunale, popolazione, aree agricole, zone produttive, standard urbanistici, consumo di suolo e dotazione di servizi.
Dovrebbero essere aggiornate anche le tavole relative al rischio idrogeologico, alle attività produttive, ai siti dismessi e alle aree sottoposte a indagini ambientali.
Per le zone passate a Pagani, la competenza è ormai del Comune paganese. Le pratiche urbanistiche ed edilizie devono quindi essere valutate alla luce degli strumenti vigenti a Pagani e della disciplina transitoria introdotta per gestire gli effetti del trasferimento territoriale.
Serve un nuovo quadro conoscitivo
La questione non è soltanto amministrativa. Un piano urbanistico deve rappresentare il territorio reale sul quale è chiamato a intervenire.
Continuare a utilizzare elaborati riferiti a confini non più attuali rischia di produrre incertezza nella programmazione delle opere pubbliche, nella gestione delle aree produttive, nella tutela ambientale e nella valutazione delle capacità edificatorie.
Il Comune dovrebbe quindi predisporre un quadro conoscitivo aggiornato, rendendo pubblici e comprensibili:
- i nuovi confini comunali;
- le aree effettivamente rimaste a Sant’Egidio;
- le zone soggette a rischio di frana o alluvione;
- i siti industriali e dismessi;
- le aree sottoposte a indagini ambientali;
- le bonifiche concluse;
- le opere di mitigazione realizzate;
- gli interventi ancora necessari.
La condizione di Sant’Egidio del Monte Albino non può essere descritta come quella di un territorio interamente inquinato o compromesso. Il Comune conserva importanti risorse paesaggistiche e ambientali, ma presenta criticità concrete nella fascia pedemontana e pianeggiante, dovute alla fragilità geomorfologica, alla pressione urbanistica, alla presenza di attività industriali e alla necessità di chiarire lo stato dei siti censiti.
Il PUC del 2022 continua oggi a essere applicato dagli uffici comunali, ma riguarda ormai un territorio più piccolo di quello sul quale era stato originariamente costruito. Per garantire certezza ai cittadini e una corretta tutela del territorio, appare quindi indispensabile una revisione complessiva della pianificazione urbanistica, ambientale e geomorfologica alla luce dei nuovi confini con Pagani.








