
Quando la violenza smette di essere solo camorra e diventa una drammatica emergenza culturale e sociale
Editoriale di Agostino Ingenito

C’è un dato che inquieta più delle cronache quotidiane. Negli ultimi mesi Napoli è tornata a fare i conti con omicidi, sparatorie, stese e aggressioni che, secondo le prime ricostruzioni investigative di alcuni episodi, sembrano maturare anche in contesti personali o sentimentali, senza escludere naturalmente altre piste investigative.
Un elemento che racconta una trasformazione della violenza urbana.
Un tempo le armi erano quasi esclusivamente strumenti di potere dei clan. Oggi, sempre più spesso, sembrano diventare strumenti di gestione di conflitti personali: rivalità sentimentali, gelosie, tradimenti, relazioni clandestine, uno sguardo interpretato come una provocazione, un’offesa sui social network.
Il grilletto appare sempre più facile da premere, soprattutto tra alcuni giovanissimi che sembrano vivere in un contesto dove il rispetto si conquista con la forza e la vendetta diventa una forma di affermazione personale. È il segnale di una profonda crisi socio-antropologica. Napoli continua a convivere con organizzazioni criminali storiche che si contendono territori, piazze di spaccio, estorsioni e interessi economici. Ma accanto a questa realtà si è sviluppata una criminalità più fluida, meno gerarchica e spesso imprevedibile, nella quale convivono giovani armati, gruppi emergenti e reti criminali che utilizzano anche i social media per intimidire, ostentare ricchezza e costruire consenso.
In questo scenario trovano spazio influencer improvvisati, contenuti virali, alcune produzioni musicali e audiovisive che raccontano il mondo criminale, talvolta trasformandolo in un modello da imitare. Non sono certamente la causa della violenza, ma possono contribuire a normalizzare una cultura dell’apparenza, della sopraffazione e del successo ottenuto con la forza.
Nel frattempo le forze dell’ordine affrontano una sfida sempre più difficile.
Oltre alla camorra tradizionale devono confrontarsi con reti dedite allo spaccio, prostituzione, truffe, riciclaggio e con gruppi criminali di diversa provenienza nazionale che operano in specifici settori dell’illegalità. Una realtà complessa che richiede investigazioni sempre più sofisticate e coordinate.
Le zone rosse, l’inasprimento di alcune norme e il rafforzamento dei controlli rappresentano strumenti utili, ma da soli non possono risolvere un fenomeno che affonda le radici nel disagio sociale, educativo e culturale.
Occorre investire maggiormente in intelligence, tecnologie investigative, videosorveglianza intelligente, analisi dei flussi digitali e rafforzamento degli organici delle forze di polizia. Servono risorse, personale qualificato e una strategia che integri sicurezza, prevenzione e recupero sociale.
Napoli continua ad essere una capitale culturale e turistica straordinaria. Proprio per questo non può permettersi che la cronaca nera diventi il tratto distintivo della sua immagine.
La vera sfida non è soltanto arrestare chi spara.
È impedire che una nuova generazione cresca pensando che una pistola possa sostituire il dialogo, la giustizia e il rispetto delle regole.
Perché quando la violenza diventa un linguaggio quotidiano, non perde solo Napoli.
Perde l’intero Paese.







