
Il giornalista ed educatore ambientale, coordinatore del CNSBII, ha ricostruito la dinamica del rovescio che ha interessato la città. Quasi 23 millimetri di pioggia sarebbero caduti in circa 45 minuti. Il caso riapre il tema di fogne, caditoie, canali ricettori e prevenzione urbana. ANGRI. Non basta sapere quanta pioggia è caduta. Per capire un allagamento urbano bisogna sapere anche in quanto tempo è caduta, dove si è concentrata e quale sistema ha trovato a terra. È da questa lettura che parte l’analisi di Michele Buscè, giornalista, educatore ambientale e coordinatore del CNSBII, il Corpo Civico Nazionale delle Sentinelle dei Bacini Idrografici Italiani, realtà oggi interessata da una fase di riforma e riordino operativo. Buscè da anni si occupa di ambiente, bacini idrografici, servizio idrico integrato, depurazione, reti fognarie, rischio idraulico e cittadinanza attiva. Un’esperienza maturata soprattutto sul territorio campano e, in particolare, nell’area del bacino del Sarno, dove la gestione delle acque non riguarda mai un solo punto della città, ma l’intero sistema: strade, caditoie, fogne, canali, vasche, scolmatori, recapiti f inali e corpi idrici a valle. Il temporale del 25 giugno, che ha interessato Angri nel pomeriggio, è stato quindi osservato non solo come fenomeno meteorologico, ma come evento da leggere dentro il territorio. Secondo i dati della stazione meteo locale AngriMeteo IANGRI7, rete Weather Underground, il totale giornaliero della pioggia è stato di circa 25 millimetri. Il dato, preso da solo, può sembrare contenuto. Ma va tradotto in modo semplice. Un millimetro di pioggia equivale a un litro d’acqua su ogni metro quadrato. Quindi 25 millimetri significano circa 25 litri d’acqua su ogni metro quadrato. Su 100 metri quadrati diventano 2.500 litri. Su 1.000 metri quadrati diventano 25.000 litri. La questione decisiva, però, è il tempo. Dalla tabella della stazione locale risulta che la parte principale della precipitazione si è concentrata tra le 17:19 e le 18:04. In circa 45 minuti sarebbero caduti quasi 23 millimetri. Significa quasi 23 litri d’acqua su ogni metro quadrato in tre quarti d’ora. Ancora più significativo il passaggio tra le 17:29 e le 17:34: in appena 5 minuti l’accumulo è aumentato di circa 8 millimetri. Tradotto: circa 8 litri d’acqua su ogni metro quadrato in 5 minuti. È questo il dato che consente di leggere meglio gli allagamenti. Non una pioggia lunga e regolare, ma un rovescio rapido, concentrato, compatibile con i temporali termoconvettivi che in questo periodo possono interessare le aree interne e pedemontane della Campania. 1Sono fenomeni spesso localizzati. Si formano quando calore al suolo, umidità, rilievi, brezze e condizioni atmosferiche favorevoli permettono lo sviluppo di celle temporalesche capaci di scaricare molta acqua in poco tempo. In questi casi una zona può ricevere un forte rovescio, mentre aree poco distanti registrano accumuli diversi. L’intensità media dell’evento principale, secondo i dati disponibili, è di circa 30 millimetri l’ora. Il picco di circa 8 millimetri in 5 minuti, se proiettato su un’ora, corrisponde a una intensità equivalente vicina a 100 millimetri l’ora. Non significa che abbia piovuto così per un’ora intera. Significa che, in quei minuti, la città ha ricevuto un carico d’acqua improvviso. Ed è qui che il dato meteorologico incontra il tema urbano. Quando una precipitazione intensa cade su superfici molto impermeabilizzate, l’acqua ha poco spazio per infiltrarsi. Corre sull’asfalto, raggiunge le caditoie, entra nelle condotte, si concentra nei punti bassi, negli incroci, nei garage, nei sottopassi e nelle strade con pendenze sfavorevoli. Se una caditoia è ostruita, l’acqua resta in strada. Se una condotta è insufficiente, il deflusso rallenta. Se il canale a valle è già carico o non riceve bene, anche una rete pulita può andare in difficoltà. Se il recapito finale non smaltisce, il sistema può andare in pressione e l’acqua può tornare indietro nella rete. Per questo, secondo l’analisi di Buscè, il temporale del 25 giugno non può essere letto solo come “maltempo”. Va collegato alla rete fognaria, ai canali ricettori e alla capacità reale della città di gestire un rovescio concentrato. Tra le aree da verificare c’è Via Risi, già indicata in passato tra le zone interessate da allagamenti. In casi simili non basta guardare il tombino più vicino. Bisogna ricostruire il percorso dell’acqua: dove cade, dove scorre, in quale caditoia entra, in quale condotta passa, dove scarica e cosa trova a valle. Un ragionamento analogo riguarda l’area di Via Orta Longa e la zona collegata al Rio Sguazzatoio, nella parte che interessa Angri e il confine con San Marzano sul Sarno. Va seguito anche il sistema del Canale Angri San Tommaso, che rientra nel quadro idraulico del bacino del Sarno. Dagli atti pubblici risultano diversi interventi che interessano Angri e il sistema idraulico collegato. Nel Programma degli Interventi GORI aggiornato al 31 dicembre 2025 risultano in corso le opere di completamento della rete fognaria del Comune di Angri, codice INT 72I7. Nello stesso documento risulta in corso anche l’intervento sull’impianto di depurazione di Angri, Comprensorio Depurativo Medio Sarno Sub 2 e 3, progetto di adeguamento I lotto, codice INT 7321. Sempre nel programma GORI viene richiamato l’impianto di depurazione di Angri, II lotto, progetto di adeguamento, per 39 milioni di euro, indicato come in conclusione PAUR. Viene inoltre richiamato il completamento del collettore comprensoriale Sub 1 a servizio dei comuni di Angri, Corbara e Scafati. Sul versante idraulico, la Delibera di Giunta Regionale della Campania n. 294 del 21 maggio 2025 riporta l’intervento RIPR1, “Ripristino funzionalità idraulica Rio Sguazzatorio”, suddiviso in due lotti: il primo per la rimozione dei sedimenti nel basso corso, per 8.443.424,79 euro, e il secondo di completamento, per 17.412.394,54 euro.
2La stessa delibera riporta l’intervento RIPR2, “Ripristino funzionalità idraulica canale Angri S. Tommaso”, per 6 milioni di euro, con soggetto attuatore il Consorzio di Bonifica Integrale Comprensorio Sarno. Sono dati importanti, ma non bastano da soli a spiegare l’evento del 25 giugno. Servono per porre domande precise: le zone che si sono allagate rientrano negli interventi programmati o in corso? Via Risi è compresa in qualche tratto oggetto di verifica o resta fuori? Gli interventi sul Rio Sguazzatoio e sul Canale Angri San Tommaso incidono sulle aree urbane più esposte? Qual è lo stato reale dei lavori? Il metodo proposto è concreto: partire da una mappa degli allagamenti, con strade colpite, orari, foto, video, altezza dell’acqua, caditoie presenti, quote stradali, pendenze, recapiti finali e canali più vicini. Questi dati andrebbero poi incrociati con la sequenza della pioggia del 25 giugno. Se in una zona l’acqua è salita tra le 17:30 e le 18:00, e nello stesso intervallo la stazione meteo locale registra il massimo della precipitazione, esiste una base tecnica da cui partire. Non una prova definitiva, ma un elemento utile per orientare sopralluoghi e verifiche. A GORI andrebbe chiesta la verifica delle tratte fognarie nelle aree colpite, con videoispezione delle condotte, controllo delle caditoie, degli scaricatori di piena, dei sollevamenti e dei possibili punti di rigurgito. Al Consorzio di Bonifica andrebbe chiesto il controllo dei canali ricettori, con attenzione a sedimenti, vegetazione, restringimenti, tratti tombati, attraversamenti e capacità reale di deflusso durante eventi intensi. All’Ente Idrico Campano andrebbe chiesto se le zone più esposte rientrano negli interventi del Piano d’Ambito. Alla Regione Campania andrebbe chiesto lo stato degli interventi programmati sul sistema idraulico del bacino del Sarno, con particolare attenzione a Rio Sguazzatoio e Canale Angri San Tommaso. Accanto alle verifiche sugli impianti, resta il tema urbano. Una città impermeabilizzata manda troppa acqua verso la rete in troppo poco tempo. Per ridurre il rischio servono superfici drenanti, parcheggi permeabili, aiuole capaci di ricevere acqua, trincee drenanti, aree verdi progettate per trattenere e rallentare il deflusso, manutenzione dei fossi, pulizia programmata delle caditoie e meno asfalto dove l’asfalto non serve. Deasfaltare significa ridurre le superfici impermeabili e restituire spazio all’acqua prima che finisca in strada. L’analisi rilancia anche un tema caro al CNSBII nella sua fase di riforma: l’uso dei dati ambientali come strumento di prevenzione, controllo civico e supporto alle decisioni pubbliche. Non solo segnalazioni dopo l’emergenza, ma lettura dei fenomeni, raccolta dei dati, verifica sul territorio e dialogo con gli enti competenti. In questo quadro, Buscè ritiene utile verificare anche la presenza di una stazione pluviometrica ufficiale su Angri o nei punti idrologicamente più rappresentativi del territorio comunale. Dove manca, andrebbe valutata l’installazione di un pluviometro del Centro Funzionale Multirischi della Regione Campania.
3 La rete di monitoraggio
La rete di monitoraggio pluviometrica e idrometrica dovrebbe essere consultabile in modo semplice, in tempo reale e con formati riutilizzabili anche da tecnici, Comuni, ricercatori, cittadini e sviluppatori. I dati ambientali non servono solo durante l’emergenza. Servono prima, per prevenire. Il temporale del 25 giugno non può essere usato per indicare una sola causa degli allagamenti. Sarebbe una semplificazione. Può però essere usato per impostare un metodo. La pioggia è stata concentrata. Il dato locale parla di circa 25 millimetri totali, con quasi 23 millimetri caduti in 45 minuti. Questo tipo di evento può mettere in difficoltà una rete urbana, soprattutto dove esistono punti bassi, caditoie insufficienti, condotte sovraccariche o canali ricettori non pienamente efficienti. L’acqua segue sempre una strada. Per ridurre gli allagamenti bisogna ricostruire quella strada, metro dopo metro: dove cade, dove scorre, dove entra, dove si ferma e dove dovrebbe arrivare. È qui che l’esperienza ambientale, la conoscenza dei bacini idrografici e l’uso dei dati possono diventare un contributo concreto per la città. 4






