
a cura di GIOVANNI COPPOLA
Si apre una nuova fase di incertezza politica e amministrativa con le dimissioni, nell’arco di appena due giorni, del presidente dell’ACSE e della consigliera comunale Pina D’Ambrosio. Una sequenza di addii che non può non suscitare interrogativi, soprattutto perché arriva in un momento in cui sembrava che la maggioranza guidata dal sindaco Pasquale Aliberti avesse finalmente ritrovato una certa stabilità dopo mesi di tensioni e fibrillazioni.
La coincidenza temporale delle due dimissioni alimenta dubbi e perplessità. Sul caso è intervenuto lo stesso Aliberti, sostenendo che la scelta della consigliera D’Ambrosio fosse già stata concordata da tempo e che non vi fosse alcun collegamento con le recenti vicende politiche e amministrative.
Una versione che però viene apertamente contestata da Gennaro Avagnano, il quale ha affidato ai social una dichiarazione dai toni netti:
“Ieri si è dimesso il Presidente Acse, oggi la consigliera Pina D’Ambrosio. La mia solidarietà ad entrambi, io resto solo per la città e per non lasciare fare a chi rimane i ‘fatti loro’. Vogliamo la verità, non frasi di circostanza o toppe che siano peggio del buco.”
Parole che lasciano trasparire un clima tutt’altro che sereno e che sembrano smentire la ricostruzione fornita dal primo cittadino. Se le dimissioni erano realmente previste e condivise, perché arrivano proprio in questo momento? E soprattutto, esiste un filo conduttore tra i due addii che in appena quarantotto ore hanno colpito amministrazione e partecipate?
A rendere ancora più delicata la situazione sono le imminenti scadenze amministrative. Le dimissioni arrivano infatti alla vigilia del voto sul bilancio, un passaggio fondamentale per la tenuta politica dell’amministrazione comunale. Sul Comune pesa inoltre una diffida della Prefettura che impone l’approvazione del rendiconto entro i primi giorni di luglio, pena l’attivazione delle procedure previste dalla normativa per gli enti inadempienti.
Un contesto che inevitabilmente accresce il peso politico degli addii e alimenta interrogativi sulle reali condizioni di salute della maggioranza. Le spiegazioni ufficiali, almeno per ora, non sembrano sufficienti a fugare dubbi e sospetti. La successione ravvicinata delle dimissioni, unita alla delicatezza delle scadenze che attendono Palazzo Meyer, rischia infatti di trasformare quella che viene descritta come una semplice coincidenza in un caso politico destinato a far discutere ancora a lungo.
La sensazione è che dietro le uscite di scena delle ultime ore possano celarsi dinamiche più profonde di quelle raccontate pubblicamente. Se così sia, lo diranno le prossime settimane e soprattutto gli sviluppi del confronto politico che accompagnerà l’approvazione del bilancio e del rendiconto.
Come avrebbe detto proprio Avagnano: ai posteri l’ardua sentenza.




