
Ieri pomeriggio, parlando con una cara amica, persona di rara intelligenza e di onestà tanto intellettuale quanto pratica, ho appurato una verità che vado ribadendo da tempo.
Se in politica non si candidano le persone oneste, volenterose, vicine alla gente, capaci di non distogliere l’attenzione dall’inadempienza quotidiana e dalla penuria di azioni concrete sul territorio, come vogliamo che le cose cambino davvero?
Se le persone buone scelgono deliberatamente di non scendere in campo, per non macchiarsi con i compromessi e gli affari loschi che troppo spesso accompagnano non la politica in sé, ma gli uomini che la abitano, allora il problema è strutturale.
Se pure scendessero in campo, non verrebbero elette, proprio perché non avvezze ai sotterfugi, alle promesse malcelate, agli amici degli amici, al clientelismo e al nepotismo più antichi. Un circolo vizioso che si autoalimenta e che lascia il campo libero a chi, di scrupoli, ne ha pochissimi.
Le persone competenti esistono. Il sistema le esclude.
Non manca il coraggio alle persone perbene, né tantomeno mancano le competenze; tale gente sa redigere un bilancio, costruire politiche sociali serie, intercettare opportunità reali per i giovani, per la cultura, per le fasce più deboli. Non sono persone improvvisate, né figure goliardiche messe lì dal potente di turno, che di politica non capisce nulla insieme ai suoi sodali. Eppure sono loro a restare fuori, e gli altri dentro.
Il problema non è la paura di fare una cattiva figura e neppure l’assenza di qualità pratiche ed eriche. Il vero dilemma è un sistema malato, costruito apposta per perpetuare sé stesso, che premia la fedeltà ai clan di potere e penalizza chi non vuole sporcarsi le mani.
Intanto si continua a blaterare.
Si continua a ripetere che la città è sicura, che l’amministrazione è trasparente, che la casa di vetro è integra. Si distoglie l’attenzione dai fatti eclatanti, si rassicura la popolazione con slogan vuoti, si proclama che rispetto a prima, ora si fa, che prima non si faceva. Ma i fatti raccontano altro, infatti parlano chiaro, e ignorarli ha un costo altissimo per le comunità.
Sarno, Pagani, Torre Annunziata (con Castellammare di Stabia a forte rischio) una sequenza di scioglimenti comunali che disegna una mappa impietosa di infiltrazioni camorristiche, illeciti amministrativi, torpore istituzionale e politiche sociali sistematicamente sconosciute e svalutate. Una mappa che interroga le coscienze e impone una domanda scomoda, che in molti si portano dentro senza osare pronunciarla ad alta voce: chi sarà il prossimo?
Non intendo esercitarmi nella critica fine a se stessa, né prendere di mira la mia città in modo gratuito. Guardando però ciò che accade nel vicinato, leggendo questi scioglimenti uno dopo l’altro, mi rendo conto che peggio di così sarebbe davvero difficile andare. Se i cittadini non aprono gli occhi davanti ad un immobilismo palese e ad un’incompetenza altrettanto plateale, se le politiche sociali restano lettera morta, se si continua a rassicurare con parole mentre i problemi reali restano irrisolti, allora non si può sperare in un cambiamento autentico.
Non per noi soltanto. Per i nostri figli. Per chi verrà dopo di noi.
Lettori di Agrotoday, la parola passa a voi!
Questa riflessione nasce da una conversazione tra due donne che guardano il territorio con occhi aperti e con la schiena dritta. Scaturisce dalla convinzione che il cambiamento non si aspetta: si costruisce, un atto civico alla volta.
La Scuola di Atene può ancora insegnare tanto
Quello che vedi è il cuore della Scuola di Atene, affresco 500×770 cm dipinto da Raffaello Sanzio tra il 1509 e il 1511. Si trova nella Stanza della Segnatura, nei Musei Vaticani.
I due filosofi al centro:
1. Platone, a sinistra – Vestito di rosso/rosa, ha il volto di Leonardo da Vinci. Tiene in mano il Timeo e indica il cielo: per lui la realtà vera è il mondo delle Idee, superiore a quello materiale. 2. Aristotele, a destra – Vestito di blu e marrone, tiene l’Etica Nicomachea e fa un gesto verso terra. Rappresenta l’empirismo: la conoscenza parte dall’osservazione del mondo fisico.

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