
Monologo interiore tra Annalisa e l’altra Annalisa
Quando capita che perdiamo qualcuno a noi caro, coetaneo o anziano, facciamo i conti con il tempo che ci resta da vivere.
Io non ho paura della morte, perché la vita mi ha dato tanto, e l’unica remora nei suoi confronti è quella di dover lasciare i miei tre figli, soprattutto l’ultimo che è piccolo, molto piccolo, in balia di chissà cosa. Continuerebbero a vivere, ma senza una madre non sarebbe la stessa cosa.
Quando capita che si perda qualcuno di assai caro, nel mio caso il papà, morto quando aveva sessantacinque anni, dopo quindici anni di sofferenza, significa che a cinquant’anni aveva iniziato a combattere contro il cancro, con le sofferenze indicibili, le operazioni, le terapie e tutte le torture che ha subito, sia fisiche che psicologiche, fino all’epilogo di una partita tragica, dolorosissima e inaccettabile, senza neanche la fortuna di morire in poche ore, ma con un’agonia davvero indescrivibile.
Allora si fanno i conti con il destino, con l’esistenza di Dio, cosa che in effetti faccio ogni giorno, abitualmente, sin da quando ero piccola.
Non ho paura della mia morte, bensì della sofferenza dei miei cari, in particolare dei miei figli e di mia madre. Non ho paura della morte perché naturalmente è quella la fine che tutti dobbiamo fare ed è del tutto naturale il tragitto e il decorso che ci porterà a conoscerla, sorella morte. Mi dispiacerebbe non aver completato nella mia vita qualcosa di immortale, pur lasciando tre figli, tre tracce viventi in questo mondo alla deriva.
Faccio i conti con me stessa, e la rabbia, come qualcuna mi ha più volte detto, lascia il posto alla rassegnazione. La maturità dei miei anni mi impone di essere anche decorosa, di mantenere a freno la lingua, di farmi gli affari miei, di starmene fuori da ciò che non mi compete. Tuttavia, quello che più mi tange è il futuro, non solo dei miei figli, ma del mondo intero. Lo vedo in mano a persone non in grado di gestire gli eventi e le necessità, i bisogni della maggior parte delle persone. Coloro che hanno bisogno continuano a vivere nella più precaria condizione, e per taluni la morte sembra quasi una liberazione.
Non so se esista davvero Dio, l’aldilà, un’altra dimensione. Molti dicono che per forza deve esistere qualcosa, altrimenti nulla avrebbe senso. Tanti amici hanno una fede forte in Dio e sanno che la vita eterna prima o poi verrà. Ne sono certi. Li invidio un poco, perché tutta questa sicurezza io non ce l’ho. Non mi do risposte alle domande che quotidianamente mi affliggono.
Ad esempio, perché le persone ignobili sono quelle che ricavano maggiori profitti dall’umana esistenza, vivono più a lungo e sono esenti dalle sofferenze? Poi però mi dico che non conosco certo gli otto miliardi di persone che popolano questa terra ormai sporca e senza futuro. È vero, non li conosco. Ma nel mio piccolo, nei miei viaggi, nella mia permanenza anche fuori dal luogo in cui sono nata e cresciuta, la consapevolezza che sovente le persone malvagie e incompetenti vadano avanti senza meriti e se la godano è tornata, ricorrente e imperiosa.
No, non sono arrabbiata. Lo dico a coloro che non mi conoscono, perché chi sa quanto il mio cuore sia grande, e quanto vorrei fare di più per aiutare chi ne ha bisogno, conosce la vera Annalisa e anche l’altra parte di me. Queste persone sanno che non è rabbia, ma solo la mancanza di risposte che mi fa tremare le vene e i polsi. Sanno pure che ricorro ai libri, allo studio, al volontariato, quello che non viene sbandierato, ma che si fa in silenzio, senza dirlo a nessuno, come lo intendo io.

L’amore che nutro per i miei figli, per i miei amici e le mie amiche, per i miei parenti, spesso non r. Di sicuro, nelle fredde notti e in quelle torride, il mio cuore batte, e non ha paura di morire, ma solo di lasciare irrisolte alcune questioni e di ritrovarsi poi a non stringere nulla, neanche in un’altra vita, se esiste. La paura di non ritrovare il mio papà, e tante persone che mi hanno preceduto, è avvilente. Mi rifugio allora nella lettura di alcuni testi sacri, nelle parole delle persone che credono davvero, senza mezzi termini e senza dubbi. Chiudendo gli occhi, trovo un po’ di pace.
Non è che io abbia paura di morire, è solo che non vorrei essere lì quando succede.” – Woody Allen
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