
- Oltre duecento persone per una serata tra poesia, musica e memoria
Una serata intensa, attraversata da parole, musica e riflessioni capaci di raccontare Napoli nelle sue luci e nelle sue ferite più profonde.
Grande partecipazione sabato 9 maggio a Villa Ravaschieri, a Roccapiemonte, per il reading di Peppe Lanzetta “Tra Satira e Poesia”, promosso da La Mano de D10S – Associazione di Sport e Cultura, guidata dal presidente Carmine Lamberti, in collaborazione con Creative Partner REMIX Eventi & Management di Mario Moscatiello, realtà leader nel settore dell’organizzazione eventi che ha curato ogni dettaglio della manifestazione, dall’allestimento della location all’impianto audio e scenografico.

Oltre duecento persone hanno seguito uno spettacolo di grande spessore artistico e culturale che ha saputo alternare ironia, denuncia sociale, poesia e musica, in una cornice elegante e suggestiva come quella di Villa Ravaschieri. Presenti anche l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Carmine Pagano e la sindaca di Castel San Giorgio, Paola Lanzara.

Sul palco, accanto a Peppe Lanzetta, le chitarre di Jennà Romano hanno accompagnato un viaggio narrativo fatto di ricordi, provocazioni, ballate e omaggi a grandi figure della cultura italiana, da Franco Battiato a Eduardo De Filippo.

Scrittore, attore, drammaturgo e chansonnier, Peppe Lanzetta ha confermato ancora una volta la sua capacità di trasformare il palco in uno spazio intimo e potente, dove il racconto della periferia diventa racconto universale. Un artista controcorrente, capace di attraversare teatro, cinema e letteratura mantenendo sempre uno sguardo autentico sugli ultimi e sulle contraddizioni della società contemporanea.

Nel corso della serata è stato presentato anche il libro “James Senese – La leggenda di Miano”, dedicato alla vita e al percorso umano e artistico del grande sassofonista napoletano. Un legame, quello con James Senese, che Lanzetta ha raccontato anche nel corso dell’intervista rilasciata nel backstage poco prima dello spettacolo.
«Oggi la città stessa è diventata una grande periferia», ha raccontato Lanzetta. «C’è un aggrovigliamento di corpi, culture, lingue, contraddizioni. La Napoli che conoscevo da ragazzino non esiste più».

E parlando del rapporto con il musicista partenopeo ha aggiunto: «Io l’ho amato come musicista e come amico. Rappresentava l’irriverenza, ma anche il garbo e l’educazione».
Nel corso dell’incontro l’artista ha affrontato anche il tema del cambiamento culturale e musicale della città, soffermandosi sulle nuove generazioni: «I giovani intercettano il disagio sociale e la velocità del cambiamento. Mettono in musica quello che vivono ogni giorno».

Tra i momenti più intensi della serata anche il riferimento alla sua storica opera teatrale Opera di periferia, che tornerà in scena nei prossimi mesi al Teatro Augusteo, a testimonianza di un percorso artistico che continua a intrecciare memoria, impegno civile e contemporaneità.

Un evento che ha lasciato il segno nel pubblico presente, trasformando Villa Ravaschieri in uno spazio di incontro tra arte, musica e coscienza sociale. Una serata in cui Peppe Lanzetta ha raccontato Napoli senza compiacerla mai, restando fedele alle sue ombre, alle sue ferite e alla sua umanità più vera.







