
Per mia figlia Gloria ho preparato il classico “bacile” con l’ acqua e i petali di rose del mio giardino: non sono una “cattolica” perfetta, per così dire canonica, ma il cuore che mi ritrovo è intriso di una cristianità laica che supera ogni dogma e qualsiasi ipocrisia.

L’Ascensione di Gesù, celebrata quaranta giorni dopo la Pasqua, è una delle solennità più significative del calendario cristiano. Segna il momento in cui Cristo sale al Cielo davanti ai discepoli, glorificando la natura umana e aprendo la strada alla Pentecoste. Accanto alla dimensione liturgica ufficiale, nei secoli si è sviluppata una ricca tradizione popolare che traduce il mistero della fede nei gesti concreti della vita quotidiana.
Il Rituale del Catino d’Acqua e Petali di Rose
Tra le usanze più suggestive legate a questa ricorrenza spicca il rito del catino profumato, una pratica devozionale tramandata oralmente di generazione in generazione, oggi quasi dimenticata. Il sabato sera che precede la domenica dell’Ascensione, si raccolgono i petali di rosa più profumati e si immergono in un catino colmo d’acqua fresca. Nelle regioni del Mezzogiorno la tradizione aggiunge erbe mediterranee come menta, rosmarino e timo, ognuna portatrice di un significato spirituale preciso.
Il catino viene poi lasciato all’esterno durante la notte, sui davanzali o nei cortili, secondo la credenza popolare per cui Gesù, salendo al Cielo a mezzanotte circondato dagli angeli, benedice dall’alto tutte le acque profumate lasciate sotto le stelle. All’alba della domenica, ogni membro della famiglia si lava il viso e le mani con quell’acqua, in un gesto che unisce la cura del corpo alla purificazione dell’anima.
La Celebrazione a San Pietro e il Messaggio Universale
Sul piano della grande liturgia comunitaria, l’Ascensione trova la sua espressione più solenne nella celebrazione presieduta dal Papa nella Basilica di San Pietro, che ogni anno raduna pellegrini da tutto il mondo. Il Pontefice non si limita alla memoria evangelica, ma offre una lettura del mistero orientata al presente: l’ascesa di Cristo non è un abbandono, è l’inizio di una nuova presenza nella storia. L’invito rivolto ai fedeli è quello di non restare a guardare il cielo, diventando invece costruttori attivi di pace, giustizia e speranza.
La festa dell’Ascensione rivela così la sua doppia bellezza: la grandiosità del messaggio universale del Papa da un lato, la semplicità commovente di un catino di rose sul davanzale dall’altro. Due modi diversi per dire la stessa cosa: il Cielo, da quel giorno, non è mai stato così vicino alla Terra.
Conclusioni
Sono sempre stata persuasa dalla necessità di manifestare il proprio credo secondo il personale essere, la relativa indole, senza ostentazione di sorta, rispettando la cosiddetta libertà di culto di ognuno, scevra da qualsivoglia manifestazione di immagini sacre, da forzature ecclesiastiche usate per secondi fini o mera esposizione del proprio sentire interiore.







