
Quando avevo vent’anni o giù di lì ho capito quanto facesse schifo il genere umano, anche se ne avevo avuto il sentore fin dalla fanciullezza.
Naturalmente affrontare lutti e morti, malattie gravissime e sofferenze indicibili delle persone che amavo di più e che mi hanno insegnato cosa fosse l’amore, l’onestà, la purezza d’animo, mi ha lasciato un’eredità enorme che mi ha fortificato e reso coriacea.
A volte un essere umano, per volere di Dio, del fato o di chissà chi, è costretto ad affrontare le più ripide salite ne riceve in cambio l’indistruttibilità: questo è il premio di consolazione a tanta melma calpestata, intesa sempre come umanità turpe.
In Storia di una capinera mi sono rivista più volte, in senso laico ovviamente.
Come la monacazione forzata della protagonista, Maria, un atto che le strappa la libertà e la vita senza il suo consenso, così mi sono sentita io allorquando persone insospettabili in luoghi altrettanto insospettabili mi hanno molestato.
Lì ho capito che gli uomini sono nati tutti la stessa notte, sia che detengano il potere, sia che sembrino medici rispettabili, sia che siano poveri diavoli squattrinati. Maria viene obbligata dalla famiglia, in particolare dalla matrigna, a prendere il velo, rinunciando per sempre al mondo esterno, pur non avendo alcuna vocazione religiosa: anche in questo mi sento simile a lei, perché, sebbene fossi giovanissima, capivo perfettamente la gravità di certe avances, di certi baci e mani addosso, ma i miei genitori, rispetto alla mia intenzione di denunciare il molestatore di turno, mi hanno sempre bloccato per una visione del mondo totalmente rivedibile.
Tornando al Manzoni, tuttavia, la società borghese dell’epoca, insieme alle convenzioni familiari, condannò la giovane ad una vita di sacrifici e rinunce, come un uccellino in gabbia a cui viene tolta la possibilità di volare. Io ho sempre odiato le convenzioni e non ho mai temuto di dire la verità, fino al punto di litigare con le persone amate. In certi casi, come il subire molestie da parte di chi dovrebbe provvedere alla tua salute fisica, l’ingiustizia è amplificata in modo esponenziale.
Maria si innamora, ricambiata, del giovane Nino, ma è costretta a vederlo sposare la propria sorella, spezzandole il cuore e portandola alla follia e alla morte. Io non ero innamorata dell’uomo in questione e quando sento qualcuno parlarne bene, vorrei che tra le sue grinfie ci finisse la figlia. Al contrario di certe donne, che alla follia ed al suicidio ci sono andate vicinissime, non ho mai person la dignità, e nessuno mi ha cacciato a calci nel deretano da nessuna luogo. I miei tre figli sono stati riconosciuti dal loro padre biologico, con cui vivo da 21 anni e non sono una poveraccia, ma solo una donna colta che vive della propria cultura, senza aver mai chiesto favori ai politici o ai preti. Nella vita devi starci dentro ad una situazione con tutte le scarpe, per sentire fino nelle viscere lo schifo e il ribrezzo di certe donnine e certi uominicchi. A Milano ci ho vissuto davvero, per quattro anni, con mio marito e due figli e posso capire l’invidia di chi l’amore non l’ha mai conosciuto e la dignità familiare finge solo di averla, altrimenti bisognerebbe credere alla pazzia più assoluta.
In questo romanzo breve metterò a nudo i traumi che parecchie di noi tengono celati nell’ anima, per pudore o per qualsiasi altro motivo, cercando di far emergere non solo il marciume di chi sbaglia in prima persona, ma anche la difesa che false allodole portano a sua discolpa.
Quando muoiono esseri umani di tale fattezza l’umanità può solo giovarne e non se ne risente nessuno. Le offese gratuite, le ingiurie, le minacce io le sopporto; ciò che non tollero è la polvere sotto al tappeto, il far finta di essere una brava persona ed incarnare invece tutte le connotazioni del diavolo in terra.








