
Oggi abbiamo avuto l’onore di seguire la visita di Papa Leone XIV tra Pompei e Napoli, una giornata di straordinaria partecipazione popolare e di profonda riflessione sui temi della pace, della solidarietà e della responsabilità collettiva.
In visita pastorale nella cittadina alle pendici del Vesuvio, per la coincidenza della data della sua elezione al soglio pontificio con quella della supplica alla Madonna, e quest’anno anche con il 150mo anniversario della posa della prima pietra del santuario mariano, il Pontefice spiega di essere venuto a Pompei anche per seguire le orme di Leone XIII, che ha ispirato la scelta del suo nome, e “tra gli altri meriti” ha pure “quello di aver sviluppato un ampio Magistero sul Santo Rosario”. E rinnova quell’invito rivolto lo scorso anno dalla Loggia centrale della Basilica vaticana a impetrare l’intercessione di Maria perche’ ci sia pace nel mondo. Dall’altare che da’ le spalle al Santuario, tutto bianco, adornato con fiori dello stesso colore e gialli, il Papa lo rafforza con la richiesta di una mobilitazione a vari livelli, annodandola alla corona del Rosario, che “spinge lo sguardo verso i bisogni del mondo” e quelle urgenze evidenziate da Giovanni Paolo II nella Lettera apostolicae Rosarium Virginis Mariae, la “famiglia, che risente dell’indebolimento del legame coniugale” e la “pace, messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana”.
Durante la celebrazione a Pompei, il Santo Padre ha pronunciato parole che devono interrogare le coscienze di tutti: “Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte”. Un richiamo forte, umano e universale, che oggi più che mai chiama istituzioni, comunità e persone a costruire percorsi concreti di dialogo e di pace.Dal Santuario di Pompei fino al cuore di Napoli, migliaia di cittadine e cittadini, fedeli e pellegrini si sono ritrovati uniti attorno a un messaggio chiaro: non possiamo abituarci alla violenza, all’odio, alla guerra. Insomma la miglior risposta a Trump, stavolta senza manco nominarlo.
Porteremo con noi l’emozione e la forza di una giornata che ha saputo unire fede, popolo e speranza. La pace non è debolezza: è la scelta più alta e più coraggiosa che donne, uomini e nuove generazioni possano compiere per il futuro della nostra società. (M.M.)





