
Quando una piccola città del Salernitano decide di dotarsi di uno strumento strutturale per le pari opportunità, non compie un gesto simbolico, un gesto di civiltà e lo fa con una donna alla guida.
Nel panorama delle politiche locali italiane, dove le pari opportunità rischiano troppo spesso di restare dichiarazioni d’intenti o adempimenti burocratici senza sostanza, come nella città in cui vivo che è più grande solo per numero, la notizia che arriva da Castel San Giorgio, merita attenzione, analisi e, permettetemi di dirlo apertamente, un applauso sincero.
Il Comune ha istituito la Consulta Comunale per la Parità e le Pari Opportunità: un organismo permanente, plurale, radicato nel territorio, pensato per trasformare i principi in azioni concrete. Non è poco, anzi, in un contesto meridionale, in cui il divario di genere nel mercato del lavoro rimane tra i più acuti d’Europa, è moltissimo.
Contesto
Infatti una Consulta per le Pari Opportunità è uno strumento strategico e non solo simbolico
Chi si occupa di politiche di genere lo sa bene: le buone intenzioni non bastano, servono strutture, luoghi istituzionali dove le istanze di donne, lavoratori, associazioni e minoranze vengano ascoltate con continuità, non solo in occasione delle giornate internazionali o delle campagne elettorali.
Una Consulta per le Pari Opportunità, quando è costruita con criterio, assolve a tre funzioni fondamentali: monitorare le disuguaglianze presenti sul territorio, proporre politiche ed interventi calibrati sulla realtà locale e responsabilizzare l’amministrazione pubblica verso obiettivi misurabili.
In sintesi non si tratta di un organo di facciata, ma di un un presidio democratico.
I 4 pilastri della Consulta di Castel San Giorgio
Elaborazione di proposte concrete per ridurre il divario di genere
Promozione di iniziative culturali improntate al rispetto e all’inclusione
Collaborazione attiva con il Consiglio Comunale sulle politiche locali
Attenzione prioritaria alle pari opportunità nel mondo del lavoro
La composizione della Consulta: quando la rappresentanza plurale è già un messaggio politico
Uno degli aspetti che mi ha colpito di più nella scelta dell’Amministrazione di Castel San Giorgio è la composizione aperta e multistakeholder dell’organismo. Ne faranno parte rappresentanti del mondo delle imprese, dei sindacati, delle professioni, delle associazioni e del volontariato.
Includere tutti questi soggetti attorno a un tavolo permanente significa riconoscere che il cambiamento è un processo collettivo, non una delega verticale.
Questa scelta non è neutrale, tutt altro: é una dichiarazione di metodo.
Le pari opportunità non si realizzano soltanto nelle aule istituzionali, ma si costruiscono ogni giorno nelle aziende, nei contratti di lavoro, nelle scuole, nelle pratiche culturali di una comunità, ed io lo so molto bene perché negli enti pubblici, nelle scuole e nelle aziende ho svolto svariate ricerche statistiche, sia quantitative che qualitative, sulle pari opportunità per sondare il gap salariale, il mobbing, le discriminazioni negli avanzamenti di carriera, la conciliazione tra tempi di cura e lavoro, il “bollino rosa” a Parigi e a Roma.
Ero l’ esperta di pari opportunità per il comune di Cava de’ Tirreni. ( “Nemo propheta in patria (sua)” ), quando a Pisa, nel 2007, è avvenuto un importante passaggio per i diritti delle donne e la parità di genere in ambito accademico:
Costituzione della Conferenza Nazionale dei Comitati Pari Opportunità: Il 15 giugno 2007, a Pisa, è stata formalizzata la nascita della Conferenza Nazionale dei Comitati Pari Opportunità delle Università italiane.
Carta d’Intenti: In questa occasione è stato approvato il testo della Carta d’intenti, sottoscritta dai rappresentanti dei Comitati di sedici università italiane, per promuovere le politiche di genere negli atenei. ecc…
Il radicamento territoriale come antidoto all’astrazione
Vi é un altro dato che vorrei analizzaa: sovente le politiche di genere vengono pensate a livello nazionale o regionale, perdendo il contatto con le specificità locali.
Il divario di genere nel mercato del lavoro del Salernitano non è identico a quello di Milano o di Bologna. Ha radici diverse, acceleratori diversi, resistenze diverse.
Una Consulta locale conosce queste peculiarità ,può intercettarle e rispondervi con strumenti su misura.
È in questo senso che la scelta di Castel San Giorgio è non solo apprezzabile, ma metodologicamente corretta, un’azione positiva.
Il divario di genere nel Mezzogiorno: perché agire ora è urgente
I dati parlano chiaro.
Secondo le più recenti rilevazioni Istat e Svimez, il Sud Italia registra tassi di occupazione femminile tra i più bassi dell’Unione Europea. In Campania, il tasso di occupazione delle donne resta ampiamente sotto la media nazionale, già essa stessa tra le più basse d’Europa. Il gap salariale, la concentrazione delle donne nei settori a minor tutela, il peso del lavoro di cura non riconosciuto: sono fenomeni strutturali che richiedono risposte strutturali.
Quindi, non bastano le campagne di sensibilizzazione, così come non bastano le giornate dedicate,.con scarpe, scarpette e scarpine rosse.
Serve, appunto, quello che Castel San Giorgio ha scelto di fare: costruire un’architettura istituzionale stabile che presidi queste tematiche nel tempo, indipendentemente dai cicli elettorali.
«Non si tratta soltanto di un organismo consultivo, ma di uno spazio vivo, capace di ascoltare, proporre e incidere concretamente sulle politiche del territorio.»
— Paola Lanzara, Sindaca di Castel San Giorgio
Il fronte culturale: cambiare le narrazioni per cambiare i comportamenti
Tra i compiti esplicitamente affidati alla Consulta figura la promozione di iniziative culturali improntate al rispetto e all’inclusione.
È un dettaglio che non va sottovalutato dato che le discriminazioni di genere si riproducono, prima ancora che nelle norme, nei linguaggi, nelle rappresentazioni, negli stereotipi che circolano nella vita quotidiana. Un organismo che lavora anche sul piano culturale, nelle scuole, nelle biblioteche ( ad avercene una funzionante ed aperta a Nocera Superiore ! ), negli eventi pubblici, può incidere sulle radici più profonde del problema.
Il fronte lavorativo: dalla dichiarazione alle politiche attive
La Consulta avrà un focus specifico sul mondo del lavoro, collaborando con il Consiglio Comunale per sviluppare azioni mirate. Qui si apre un cantiere vastissimo: dalla promozione della conciliazione vita-lavoro, all’impulso verso politiche di welfare aziendale, fino al sostegno all’imprenditoria femminile.
Se la Consulta riuscirà a diventare un interlocutore credibile anche per le imprese del territorio, potrà incidere in modo concreto sulle condizioni quotidiane di migliaia di lavoratrici.
Un pensiero personale
A Paola Lanzara: i miei complimenti, con stima e sorellanza
(Nota personale dell’autrice)
Cara Sindaca Lanzara,
mi permetta di rivolgermi a lei direttamente, uscendo per un momento dal registro dell’analisi per entrare in quello del riconoscimento umano e professionale.
Ho seguito molte esperienze di governo locale nel Mezzogiorno e so quanto sia difficile, in un contesto di risorse limitate e resistenze culturali consolidate, scegliere di investire in strumenti come questo. So anche quanto sia facile rimandare, delegare, accontentarsi delle buone intenzioni.
Lei ha scelto diversamente. Ha scelto di costruire. E lo ha fatto con quella chiarezza di visione, «valorizzare le differenze come una ricchezza e non come un limite», che non si improvvisa, ma nasce da una cultura politica autentica e da una sensibilità profonda verso i diritti di tutte e tutti.
Da esperta di politiche di genere, le esprimo la mia sincera ammirazione, da donna e da madre di tre figli, le dico grazie, perché ogni volta che un’amministratrice trasforma un principio in istituzione, rende il cammino un po’ più breve per tutte quelle che verranno dopo.
Auguro a lei, alla sua squadra e alla Consulta di Castel San Giorgio un lavoro ricco, coraggioso e, come lei stessa ha auspicato, davvero capace di trasformare i principi in azioni concrete.
Con stima e sorellanza,
Annalisa Capaldo
Castel San Giorgio come modello replicabile: una sfida per tutto il territorio campano
Vorrei concludere con una considerazione di sistema.
La scelta di Castel San Giorgio non deve restare un’eccezione bella e isolata, bensì diventare un modello replicabile, un esempio che altri Comuni della Campania e del Mezzogiorno possano studiare, adattare e adottare.
Le politiche di pari opportunità non si scalano solo dall’alto, con leggi nazionali o direttive europee, ma si costruiscono anche, e forse soprattutto, dal basso, con la capillarità degli enti locali che conoscono i propri territori, le proprie comunità, i propri bisogni specifici.
L’invito che l’Amministrazione di Castel San Giorgio rivolge alle realtà del territorio a partecipare attivamente ai lavori della Consulta è esattamente il giusto passo successivo. Perché un organismo del genere vale quanto la qualità di chi lo abita. La qualità, in questo caso, dipende dalla volontà collettiva di costruire , insieme, una comunità più giusta.
Annalisa Capaldo










