
a cura di GIOVANNI COPPOLA
Un consiglio comunale che più che a un’aula istituzionale somiglia al set di un film, con tanto di colpi di scena e cambi di fronte degni di una sceneggiatura ben scritta. Il “crash zoom” politico è tutto su Daniela Ugliano e sulla delicata questione dell’affidamento dello stadio alla Scafatese Calcio.
All’ordine del giorno, inizialmente, la surroga di due consiglieri: in maggioranza entra Michele Abenante, chiamato a occupare il seggio lasciato libero dopo la nomina ad assessore di Alfonso Di Massa; tra i banchi dell’opposizione, invece, fa il suo ingresso Daniela Ugliano, subentrata a seguito delle dimissioni di Salvati.
Ed è proprio la dottoressa Ugliano a piazzare il primo vero colpo di scena. Eletta in quota Fratelli d’Italia, dichiara sin da subito di non aderire alla maggioranza, allineandosi alla posizione già espressa dai colleghi Vollaro e Berritto. La motivazione è la stessa che ha portato alle dimissioni di Salvati: una questione di coerenza politica. Parole nette, che non risparmiano neppure la neo assessora Teresa Cirillo, candidata nelle liste di Scarlato sindaco ma poi entrata in giunta proprio con Fratelli d’Italia. Una scelta che, secondo Ugliano, ha provocato una vera e propria emorragia nel partito, sotto lo sguardo inerme di Santocchio.
Nel frattempo prende forma anche un nuovo gruppo consiliare, “A Testa Alta”, composto da Vitiello e Ambrunzo, fuoriusciti dal gruppo Scarlato sindaco. Il quadro politico si frammenta, si ridefinisce, si irrigidisce.
Conclusa la dichiarazione della Ugliano, si passa a interpellanze, mozioni e raccomandazioni. Vitiello propone una modifica al regolamento per l’acquisizione dei loculi cimiteriali, con l’introduzione della rateizzazione dei pagamenti, ma la proposta non arriva nemmeno al voto. Subito dopo, il sindaco presenta la nuova giunta composta da sette assessori, con i nuovi ingressi di Di Massa e Cirillo. Ed è qui che il clima si accende.
Fuori e dentro l’aula cresce la tensione, alimentata anche dall’arrivo degli ultras della Scafatese Calcio, che intonano cori mentre l’attesa si prolunga. Teresa Cirillo prova a smorzare i toni, promettendo un intervento breve, ma risponde direttamente alla Ugliano con una provocazione: “Se non fossi stata io l’assessore, sareste stati sempre seduti lì?”. La replica non tarda ad arrivare: Ugliano rivendica la propria legittimazione elettorale, sottolineando di essere stata eletta nella città di Scafati, non altrove.
Poi si arriva al punto cruciale, il numero 7 all’ordine del giorno: la convenzione per lo stadio. Qui si scrive davvero la storia della seduta. Il sindaco, proponente della delibera, illustra i termini dell’accordo. In aula è presente anche il presidente della Scafatese, Felice Romano, che al sentire della richiesta di un deposito cauzionale da 50.000 euro mostra evidente disappunto e lascia momentaneamente l’aula.
Sulla proposta interviene Pasquale Vitiello, presentando un emendamento che evidenzia alcune criticità dell’atto. L’obiettivo, spiega, è creare le condizioni per un voto favorevole anche da parte dell’opposizione, demandando alcune responsabilità tecniche al dirigente comunale competente. Ma l’emendamento scatena tensioni, subbuglio e momenti di disordine tali da costringere la presidente Longobardi a sospendere il consiglio per dieci minuti.
Durante la pausa, però, accade qualcosa di inedito: il sindaco Aliberti lavora fianco a fianco con l’opposizione per trovare una sintesi e portare a casa il provvedimento. Un clima che viene definito “di bellezza” dal consigliere Grimaldi nella successiva dichiarazione di voto, sottolineando una sinergia mai vista prima.
Alla ripresa dei lavori, dopo oltre venti minuti, l’emendamento non passa. Vitiello si dichiara quindi astenuto, tra i mugugni dei tifosi e qualche momento di tensione, prontamente contenuto da vigili urbani e carabinieri. Anche Grimaldi, Velardo, Ugliano, Ambrunzo si astiengono, mentre Tafuro e Carotenuto votano a favore. Quest’ultimo, però, tiene a precisare di riconoscere l’importanza sociale del provvedimento, pur evidenziandone le criticità e riservandosi di metterle a verbale.
Si arriva così al voto finale: la convenzione viene approvata. I tifosi esultano, Felice Romano ringrazia e l’aula si svuota rapidamente per lasciare spazio ai festeggiamenti.
Era questo, evidentemente, il segnale politico che si voleva dare alla città. Non a caso, subito dopo questo punto, il consiglio si chiude per mancanza del numero legale. Sipario.






