Non a terra, ma sospesi: è così che prende forma il lavoro di Martina Spera, che con “Aereal Studio” ha portato a Nocera Inferiore una disciplina ancora poco conosciuta ma fisicamente e mentalmente impegnativa, trasformando la danza aerea in un percorso di formazione, identità e superamento dei limiti. Il centro è sito in via “Corso Vittorio Emanuele II”, 240 ed è stato aperto nell’ottobre dello scorso anno dalla ventiseienne, nasce da un percorso costruito fin dall’infanzia tra danza classica e moderna, e consolidato durante il periodo del Covid, quando l’incontro con la danza aerea, la pole dance e i tessuti ha cambiato definitivamente la direzione del suo cammino professionale. Dopo un’esperienza lavorativa in una palestra di Castellammare, la scelta di aprire uno spazio proprio: non solo uno studio, ma un luogo in cui imparare a “stare in aria” diventa una forma di consapevolezza. Martina è anche tesserata CSEN.
Martina Spera, come nasce “Aereal Studio” e qual è stata la scintilla che l’ha portata ad aprire questa realtà a Nocera Inferiore? “Aereal Studio” nasce dal mio desiderio di creare una casa per chi, come me, non si sente a proprio agio restando soltanto con i piedi a terra. L’idea di aprirla a Nocera Inferiore è nata dalla volontà di offrire qualcosa di diverso al mio territorio, rispetto ai soliti sport, che vanno dalla danza classica all’allenamento in palestra. Volevo portare una proposta nuova, capace di unire l’arte circense alla forza atletica.
Quando ha capito che la danza, in particolare la danza aerea, sarebbe diventata la sua strada professionale? In realtà non c’è stato un momento preciso in cui ho capito che sarebbe diventata la mia strada professionale: è stata una passione nata e cresciuta man mano. All’inizio è nata soprattutto la mia passione per l’attrezzo; mi accorgevo che, quando mi allenavo, tutto quello che avevo in testa spariva e mi sentivo leggera. Così, poco alla volta, è nata in me la volontà di offrire questa stessa sensazione anche alle altre persone.
Quali discipline propone oggi all’interno dello studio? Che differenze ci sono tra cerchio aereo, tessuto aereo e lollipop? Attualmente offro corsi di tessuto aereo e cerchio aereo. In particolare, vi spiego un po’ le differenze: il tessuto è molto più dinamico e lavora maggiormente sulla forza e sulle cadute, quindi sui drop e sui cambi di altezza rapidi. Il cerchio, invece, è più statico e richiede molta più flessibilità, perché bisogna adattarsi a un attrezzo rigido. Il lollipop, infine, è una via di mezzo tra il cerchio e il palo: è praticamente un’unione tra la pole dance e la danza aerea. Proprio per questo, ho intenzione, a partire dal prossimo anno, di iniziare a integrare anche corsi di pole.
Che tipo di allievi frequentano il suo studio. Bambini, ragazze, adulti, principianti o persone già formate? Ho un pubblico molto ampio: la mia allieva più piccola ha appena cinque anni. Con i bambini, ovviamente, l’allenamento è impostato in modo più giocoso e leggero. Allo stesso tempo, ho anche adulti che non hanno alcuna base sportiva e che hanno iniziato ad allenarsi per la prima volta proprio con me. Di conseguenza, il pubblico è davvero variegato: non è necessario avere una preparazione di base per avvicinarsi alla danza aerea, ma è importante rispettare i tempi di ciascuno.
Come struttura una lezione tipo per chi si avvicina per la prima volta alla danza aerea? Tutte le mie lezioni iniziano con un buon riscaldamento a terra. Dopo questa prima fase, passo a un lavoro di potenziamento del corpo, sia da terra sia sull’attrezzo. In questo modo, anche chi viene in palestra per la prima volta inizia subito a familiarizzare con questa routine di allenamento. Successivamente introduco le prime figure base. Sul cerchio aereo si comincia lavorando nella parte bassa, con i primi agganci della gamba e le prime salite. Per quanto riguarda il tessuto, invece, ci facciamo aiutare dal nodo, così da facilitare il primo approccio a un attrezzo che, rispetto al cerchio, è molto più elastico. Si impara quindi a gestirlo salendo, eseguendo le prime figure in piedi e arrivando poi alle prime inversioni a testa in giù.
In un tempo dominato da social, estetica e performance, come fa a insegnare alle allieve che volare non significa solo apparire, ma costruire tecnica e consapevolezza? Quello che dico sempre alle mie allieve è che i video servono più per studiare che per essere pubblicati: sono uno strumento utile per osservare ciò che si fa e migliorarsi costantemente. In realtà, ciò che conta davvero è fare tante e tante ripetizioni, perché solo così si può arrivare a un risultato finale che sia anche bello da vedere, soprattutto grazie alla forza che si sviluppa nel tempo. L’estetica, quindi, è semplicemente una conseguenza naturale di questo percorso fatto di pratica, tecnica e consapevolezza.
Quanto è difficile fare cultura su una disciplina ancora poco conosciuta in un territorio come quello dell’Agro-nocerino sarnese? È davvero una sfida, ma sto iniziando piano piano ad aprire questo pubblico. All’inizio c’era molto scetticismo, perché la danza aerea nel nostro territorio non è praticamente conosciuta. Con il passare del tempo, però, le persone stanno iniziando a capire che non si tratta di qualcosa di esotico, ma di una disciplina sportiva a tutti gli effetti, che richiede impegno, sacrificio, disciplina e costanza.
C’è ancora chi pensa che queste discipline siano solo femminili o solo estetiche. Quali stereotipi sente di dover smontare più spesso? lo stereotipo più duro a morire è quello che vede questa disciplina come qualcosa di delicato, facile e adatto solo a corpi femminili molto filiformi. In realtà è esattamente il contrario: serve una grande forza, soprattutto nella parte superiore del corpo, una forza che spesso viene associata al fisico maschile, motivo per cui gli uomini, in alcuni casi, possono persino essere avvantaggiati. È fondamentale avere anche molta resistenza, non solo fisica ma anche mentale. Il messaggio che vorrei trasmettere è che la danza aerea non è una disciplina “per donne”, ma per corpi forti: indipendentemente dal genere e dalla taglia.
In un’epoca in cui molte attività sportive inseguono numeri, format veloci e contenuti instagrammabili, come si protegge l’autenticità di una scuola? Il mio modo di proteggere lo studio è quello di creare un rapporto davvero personale con le mie allieve. Io non sono un format: preferisco creare piccoli gruppi, proprio perché voglio che ognuna venga seguita in modo attento e individuale. Ognuna ha i propri tempi di apprendimento, le proprie paure da superare, e per questo è necessario che io mi avvicini a loro durante tutto il percorso. Per me l’autenticità si costruisce e si difende soprattutto attraverso il progresso reale di ogni persona, senza puntare unicamente alla produzione di contenuti per i social.
Se tra qualche anno qualcuno dovesse raccontare il progetto di Martina Spera in una frase, quale spera che sia? Spero che le persone dicano che sono riuscita a insegnare a un’intera generazione, a un’intera comunità, che i limiti non esistono se non per essere sfidati. Voglio che questi limiti vengano sfidati anche in altezza, volando.
In uno spazio dove il corpo impara a sfidare la gravità, il traguardo non è mai una figura perfetta, ma la capacità di restare in sospensione con consapevolezza. È qui che il progetto di Martina Spera trova la sua direzione più autentica: non nell’effetto scenico del movimento, ma nella costruzione lenta e costante di forza, fiducia e controllo. “Aereal Studio” diventa così più di una palestra e più di una scuola: un luogo in cui la verticalità non è solo fisica, ma simbolica. Perché, alla fine, la sfida non è imparare a volare. È credere che si possa davvero farlo. Ringraziamo Martina per aver risposto alle nostre domande e le auguriamo un florido futuro.
Contatti utili:
Sito web: https://aereal.it/
Link Instagram: https://www.instagram.com/aereal_studio?utm_source=ig_web_button_share_sheet&igsh=ZDNlZDc0MzIxNw==
Cellulare: +39 339 566 84 75







