

Una rapina studiata nei minimi dettagli, durata oltre un’ora e conclusa con una fuga degna di un film. È quanto accaduto giovedì a Napoli, nella filiale di piazza Medaglie d’Oro, al Vomero, dove una banda specializzata ha messo a segno un colpo puntando esclusivamente alle cassette di sicurezza.
Secondo le ricostruzioni, l’azione sarebbe stata pianificata da tempo. Almeno sei uomini coinvolti: tre entrati dall’ingresso principale e altri tre arrivati dal sottosuolo, attraverso un cunicolo collegato alla rete fognaria. All’esterno, un’auto con targa di carta pronta per eventuali spostamenti.
All’interno, circa 25 persone sono state prese in ostaggio. Eppure, nonostante le armi, il clima raccontato dai presenti è stato tutt’altro che violento. “State tranquilli”, “non vi succede niente”, avrebbero ripetuto più volte i banditi. “Non ci prendiamo i soldi vostri”, “siamo lavoratori come voi”, altre frasi che diversi testimoni riferiscono di aver sentito.
Non sono mancati momenti quasi surreali. A chi ha detto “Ma dovevate venire proprio oggi?”, uno dei rapinatori avrebbe risposto: “E quanno avevama veni’, dimane che è venerdì 17?”. E ancora, alla vista dei carabinieri: “E mo’ a chiste chi ha chiammate?”.
Un atteggiamento che ha colpito anche nella gestione delle persone più fragili. A una donna in preda all’ansia sarebbe stato detto: “Si sieda, si calmi”, “vuole un po’ d’acqua?”. Parole che i presenti descrivono come pronunciate con tono quasi premuroso.
Il piano: cassette di sicurezza nel mirino
L’obiettivo, però, era chiarissimo: le cassette di sicurezza. Nel caveau non era presente denaro contante, un dettaglio che fa pensare a un’azione mirata. Secondo le prime informazioni, circa 40 cassette sarebbero state forzate.
I malviventi avrebbero utilizzato strumenti semplici ma efficaci, come cacciaviti e leve, riuscendo a divellere diverse cassette. Non è ancora chiaro il valore complessivo del bottino: saranno i clienti, nei prossimi giorni, a verificare eventuali ammanchi.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più delicati. Il contenuto delle cassette è noto solo ai titolari, e non sempre è coperto da assicurazione. Questo significa che eventuali perdite potrebbero non essere recuperate, o esserlo solo parzialmente, a seconda delle polizze sottoscritte.
La fuga nel sottosuolo e l’ipotesi del basista
Decisiva, per la riuscita del colpo, la via di fuga. I rapinatori sono riusciti a dileguarsi attraverso la rete fognaria, un sistema complesso e difficile da controllare che si estende sotto la città.
All’interno di un tombino vicino alla banca sono stati trovati materiali utilizzati durante l’azione, tra cui recipienti per il trasporto dei detriti e un piccolo gruppo elettrogeno. Gli investigatori stanno passando al setaccio i cunicoli, alla ricerca di tracce utili: terra smossa, residui organici, perfino eventuali barriere costruite per rallentare le ricerche.
Il livello di organizzazione fa pensare a una banda esperta del cosiddetto “buco”, specializzata proprio in questo tipo di incursioni. Non si esclude la presenza di un basista, qualcuno cioè in grado di fornire informazioni sulla struttura della banca e sulla sicurezza delle cassette.
Ostaggi chiusi in una stanza per guadagnare tempo
Un altro elemento chiave riguarda la gestione degli ostaggi. Dopo averli tenuti sotto controllo, i rapinatori li avrebbero chiusi in una stanza di circa quindici metri quadrati affacciata sulla strada.
Una mossa che, secondo gli investigatori, avrebbe permesso alla banda di guadagnare tempo prezioso mentre le forze dell’ordine facevano irruzione. Quando i carabinieri e i reparti speciali sono entrati, infatti, dei rapinatori non c’era più traccia.
Maschere e travestimenti
Per rendersi irriconoscibili, i malviventi indossavano cappucci elastici con volti di attori famosi stampati sopra. “Uno aveva la faccia di Dwayne ‘The Rock’ Johnson”, racconta un testimone. Un dettaglio che contribuisce a rendere ancora più cinematografica la vicenda.
A questo si aggiungono abiti da lavoro tutti uguali, un ulteriore stratagemma per confondersi e agire come un gruppo compatto e senza identità.
L’ironia sui social: “Ladri gentiluomini”
Se il colpo resta grave e complesso, è la reazione sui social a sorprendere. Nel giro di mezz’ora, su sono comparsi numerosi video ironici.
Tra i più condivisi, quelli in cui si immagina la fuga dei ladri dai tombini: creator che spuntano con zaini in spalla e frasi come “Abbiamo finito, mo’ andiamo a mangiare”. Altri video prendono in giro l’intervento delle forze dell’ordine, sottolineando come all’interno siano state trovate persone tranquille, non i rapinatori.
I commenti seguono la stessa linea. “Pareva un film”, scrive qualcuno. “Meglio così che le rapine americane”, osserva un altro. C’è chi parla di “ladri gentiluomini” e chi li paragona ai personaggi raccontati da . Qualcuno arriva persino a dire: “Volevo esserci pure io”.
Una narrazione che colpisce, perché trasforma un fatto di cronaca in un racconto dai toni quasi leggeri. Ma mentre il web ironizza, fuori dalla banca resta l’attesa dei clienti: molti si sono radunati in serata per capire se le loro cassette siano state svaligiate.
Le indagini sono in corso. E solo nei prossimi giorni si avrà un quadro chiaro dell’entità del colpo.





