Dalla formazione all’apertura dello studio, passando per terapia manuale, tecnologie avanzate e Metodo Mézières: una visione moderna della fisioterapia che mette al centro il paziente e il recupero duraturo. Sono questi i temi evidenziati nell’intervista al dottor Giuseppe Caruso, fisioterapista ventottenne di Caserta, che racconta un percorso costruito tra esperienza sul campo, attenzione alla personalizzazione delle cure e un approccio sempre più integrato alla riabilitazione.
Come nasce il suo percorso nel mondo della fisioterapia?
Il mio percorso nel mondo della fisioterapia ha inizio il 24 novembre 2020, quando ho conseguito la laurea con il massimo dei voti presso la “Seconda Università degli Studi di Napoli Luigi Vanvitelli”. Fin da subito ho intrapreso un percorso di formazione pratica, svolgendo periodi di tirocinio presso diverse strutture del territorio. Tuttavia, già in quel momento avevo un’idea chiara del mio futuro professionale: infatti, ancora prima della laurea avevo iniziato a effettuare trattamenti domiciliari, costruendo progressivamente una mia rete di pazienti. Questo percorso, fatto di esperienza sul campo e crescita continua, mi ha portato, il 3 agosto 2025, ad aprire una mia attività professionale.
Come nasce “Fisio Experience” e con quale visione è stato fondato?
“Fisio Experience” è un’attività giovane di cui sono titolare, situata in via Torquato Tasso 47 a San Marco Evangelista, in provincia di Caserta. È stata inaugurata il 3 agosto 2025. “Fisio Experience” nasce da un’idea precisa: fare la differenza nel percorso di cura e riabilitazione dei pazienti, offrendo un servizio attento, personalizzato e orientato ai risultati. Si tratta di uno studio di fisioterapia dotato di due box polifunzionali e di una palestra riabilitativa interna, pensati per garantire un approccio completo al recupero. All’interno dello studio mi occupo personalmente di ogni fase del trattamento, dalla terapia manuale alla terapia strumentale, fino alla rieducazione posturale, accompagnando il paziente lungo tutto il percorso riabilitativo.
Quali sono le problematiche per cui i pazienti si rivolgono più spesso a lei?
Le problematiche per cui i pazienti si rivolgono al mio studio sono molteplici, ma le più frequenti riguardano le patologie muscoloscheletriche. In particolare, il mio principale ambito di specializzazione è rappresentato dal trattamento della cervicalgia e della spalla dolorosa, condizioni molto diffuse e spesso invalidanti nella vita quotidiana. Gli accessi, tuttavia, sono piuttosto vari. La fisioterapia oggi si rivolge a diverse fasce d’età: non esiste un’età specifica in cui si ha bisogno di un percorso riabilitativo. Una parte significativa dei pazienti è costituita da persone anziane, che seguo anche con trattamenti domiciliari, ma sempre più spesso si rivolgono a me anche adulti e giovani. Tra le problematiche più comuni rientrano, oltre alla cervicalgia e alla spalla dolorosa, anche lombalgie e lombosciatalgie. Inoltre, tratto frequentemente pazienti nel percorso di recupero post-operatorio o in seguito a eventi traumatici, offrendo programmi riabilitativi mirati e personalizzati.
Che ruolo ha la terapia manuale nel percorso clinico?
La terapia manuale rappresenta uno degli strumenti principali che noi fisioterapisti utilizziamo nel trattamento delle patologie muscoloscheletriche. La definirei come una delle risorse più efficaci a nostra disposizione per affrontare e gestire le problematiche che trattiamo quotidianamente nei nostri pazienti. Fondamentale è il fatto che la terapia manuale si inserisce sempre all’interno di un percorso strutturato, che inizia con una valutazione fisioterapica accurata. Quando un paziente si presenta in studio, la prima fase è sempre quella della valutazione clinico-funzionale, soprattutto nei casi in cui non sia già presente una diagnosi medica. È importante sottolineare che la valutazione fisioterapica ha caratteristiche e obiettivi differenti rispetto alla diagnosi medica. Successivamente, qualora lo ritenga opportuno, integro la terapia manuale all’interno del piano di trattamento. Questo approccio consente, a seconda dei casi, di risolvere la problematica oppure di migliorare significativamente la qualità di vita del paziente, riducendo dolore e limitazioni funzionali.
In cosa consiste il metodo Mézières e per quali pazienti è indicato?
Il metodo Metodo Mézières è una tecnica di rieducazione posturale globale che si basa su un approccio individuale e globale al corpo. Viene utilizzato per trattare numerose condizioni, in particolare algie vertebrali sia acute che croniche, come lombalgie, dorsalgie e cervicalgie, ma anche sciatalgie, cruralgie e cervicobrachialgie. È indicato inoltre in presenza di problematiche articolari come coxartrosi e gonartrosi, tendiniti, alterazioni posturali, disfunzioni respiratorie, tensioni muscolari legate allo stress, contratture e accorciamenti muscolari. Il principio cardine del metodo è quello di lavorare sull’allungamento globale delle catene muscolari attraverso specifiche posture mantenute, generalmente a terra, che favoriscono il rilascio delle tensioni e il riequilibrio del corpo. La seduta, che ha una durata media di circa un’ora, è sempre accompagnata da una respirazione terapeutica mirata, in particolare diaframmatica. Il diaframma, infatti, riveste un ruolo centrale nella gestione delle tensioni muscolari: attraverso il lavoro respiratorio è possibile facilitare il rilassamento, migliorare la mobilità e contribuire al benessere generale del paziente.
Quanto è importante la riabilitazione ortopedica nel recupero dopo un trauma o un intervento?
La riabilitazione ortopedica riveste un ruolo fondamentale nel recupero del paziente, soprattutto in seguito a un trauma o a un intervento chirurgico. È una fase imprescindibile per ristabilire non solo la mobilità, ma anche la forza e il corretto controllo del movimento. Ancora oggi, purtroppo, si riscontra in alcuni casi una sottovalutazione dell’importanza della fisioterapia nel post-operatorio. Non è raro che pazienti riferiscano di non aver ricevuto indicazioni specifiche per intraprendere un percorso riabilitativo strutturato, limitandosi a semplici esercizi domiciliari. Questo approccio, nella maggior parte dei casi, non è sufficiente. Senza una riabilitazione adeguata, il paziente rischia di sviluppare deficit significativi: riduzione della mobilità articolare, perdita di forza muscolare e alterazioni della propriocezione, ovvero della capacità di percepire la posizione del corpo nello spazio. Questi fattori possono tradursi in instabilità, difficoltà nei movimenti quotidiani e, nel lungo termine, in una compromissione della qualità di vita. Un percorso riabilitativo personalizzato, invece, consente di guidare il paziente in modo progressivo e sicuro verso il pieno recupero funzionale, riducendo il rischio di complicanze e favorendo un ritorno ottimale alle attività quotidiane e sportive.
Ci spiega cosa si intende per fibrosi fasciale e perché è un aspetto da non sottovalutare?
La fibrosi fasciale è una condizione che può insorgere frequentemente, soprattutto come conseguenza di interventi chirurgici — in particolare quelli “a cielo aperto” — o traumi. In questi casi, il tessuto interessato può sviluppare delle aderenze fasciali, ovvero ispessimenti di tessuto connettivo fibroso che si formano tra i vari strati dei tessuti. È importante considerare che il nostro corpo è costituito da diversi piani tissutali sovrapposti, progettati per scorrere liberamente gli uni sugli altri. Quando si crea un’aderenza, questo scorrimento viene compromesso. Dal punto di vista funzionale, le aderenze fasciali determinano una restrizione del movimento: il tessuto perde elasticità e fluidità, causando rigidità, dolore e limitazione articolare. Con il tempo, se non trattata, questa condizione può portare a deficit importanti della mobilità e della funzionalità della zona interessata. Ad esempio, in presenza di un’aderenza a livello della muscolatura del polso, durante il movimento — come la flessione — si può avvertire una limitazione significativa, che compromette la normale escursione articolare.
In che modo la terapia fisica strumentale si integra con il lavoro manuale?
La terapia fisica strumentale si integra in modo efficace con il lavoro manuale, rappresentando un supporto fondamentale nel percorso riabilitativo. Si tratta di una delle principali risorse che utilizzo quotidianamente nel mio studio di fisioterapia, spesso in combinazione con la terapia manuale, per ottenere risultati ancora più soddisfacenti nel trattamento delle principali patologie. Le tecnologie di cui dispongo includono laserterapia, ultrasuonoterapia, magnetoterapia ed elettroterapia, oltre a un’apparecchiatura all’avanguardia: il sistema superinduttivo (SIS), che sfrutta campi elettromagnetici pulsati per favorire il recupero e la rigenerazione dei tessuti. L’integrazione tra terapia strumentale e terapia manuale è particolarmente utile nelle fasi acute, quando il paziente si presenta per la prima volta. In questa fase, l’obiettivo principale è ridurre dolore, infiammazione ed edema, favorire il riassorbimento degli ematomi e avviare il trattamento di eventuali lesioni muscolari. Inoltre, la terapia strumentale rappresenta un valido supporto quando la terapia manuale è temporaneamente controindicata e può essere utilizzata in associazione alla terapia farmacologica nelle prime fasi della riabilitazione.
Oggi molte persone convivono con dolori ricorrenti normalizzandoli, secondo lei perché si arriva così spesso a chiedere aiuto troppo tardi?
Oggi molte persone convivono con dolori ricorrenti, arrivando spesso a normalizzarli. Questo rappresenta un problema importante, perché una delle principali sfide per noi fisioterapisti è proprio il trattamento del dolore cronico. Quando un paziente si presenta in fase acuta, cioè nel momento iniziale in cui insorge la patologia, il percorso riabilitativo risulta generalmente più rapido ed efficace. Al contrario, il dolore cronico è spesso la conseguenza di una fase infiammatoria iniziale che viene sottovalutata o gestita in modo non adeguato. Può accadere che il paziente, talvolta anche a causa di consigli errati, scelga di non intraprendere subito un percorso fisioterapico. In questi casi, l’infiammazione viene solo temporaneamente alleviata senza intervenire sulla causa scatenante. Col tempo, questa condizione può evolvere — anche nel giro di alcuni mesi — in un’infiammazione cronica, trasformandosi quindi in dolore cronico. La differenza tra trattare un dolore acuto e uno cronico è significativa: il dolore cronico richiede tempi più lunghi, un approccio più complesso e presenta una prognosi meno favorevole. Di conseguenza, anche il recupero dell’autonomia e il miglioramento della qualità di vita del paziente possono richiedere più tempo. Per questo motivo, il consiglio è di rivolgersi tempestivamente al proprio fisioterapista di fiducia già ai primi sintomi, senza sottovalutarli. Intervenire precocemente permette di ottenere risultati migliori e più duraturi.
Secondo lei esiste ancora troppa improvvisazione quando si parla di esercizi, recupero e fisioterapia fai da te trovato online?
Sì, purtroppo oggi esiste ancora molta improvvisazione quando si parla di esercizi, recupero e fisioterapia “fai da te” trovata online. Questo fenomeno è sempre più diffuso e può avere conseguenze negative sulla qualità del recupero del paziente. Il problema principale è che, nel momento in cui una persona sceglie di affidarsi a soluzioni non personalizzate o a consigli generici trovati sul web, rischia di non affrontare in modo corretto la propria problematica. Di conseguenza, il percorso di guarigione può rallentare o, in alcuni casi, peggiorare, fino alla cronicizzazione del disturbo. Il fisioterapista è una figura sanitaria qualificata che, dopo una diagnosi medica, costruisce un percorso riabilitativo personalizzato in base alle esigenze specifiche del paziente. Questo approccio consente non solo di trattare la problematica, ma anche di migliorare in modo concreto la qualità di vita o ripristinarla. Al contrario, il “fai da te” tende spesso a sottovalutare il problema o a gestirlo in modo non adeguato, con il rischio di ritardare l’intervento corretto. Quando il paziente si rivolge successivamente al fisioterapista, il quadro può essere più complesso e i tempi di recupero più lunghi.
In un’epoca di soluzioni rapide e “fai da te”, la differenza la fa un percorso guidato e consapevole. Intervenire subito, affidandosi a professionisti, come il dottor Giuseppe Caruso, e a metodi come il Metodo Mézières, significa trasformare il dolore in recupero concreto e duraturo. Ringraziamo il dottore Caruso per aver risposto alla nostra intervista e gli auguriamo un futuro brillante.
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