
Dalla piena del Solofrana al Quirinale: la storia di un ragazzo che ha scelto di esserci
Ci sono storie che non fanno rumore. Non nascono per essere raccontate, ma per essere vissute. E spesso iniziano lontano dai riflettori, nei giorni difficili, quando qualcuno decide semplicemente di esserci. È da lì che parte la storia di Francesco Correale, 17 anni, di Roccapiemonte, oggi nominato Alfiere della Repubblica dal Presidente Servio Mattarella. Un riconoscimento che lo porterà il prossimo 7 maggio al Quirinale, insieme ad altri giovani provenienti da tutta Italia, scelti per il loro impegno civile.

Francesco aveva appena 12 anni quando ha deciso di entrare nel Nucleo di Protezione Civile del suo paese. Un’età in cui molti scoprono passioni, lui ha scelto una direzione: rendersi utile. Nessun gesto eclatante, nessuna ricerca di attenzione, solo una presenza costante. Poi, nel novembre del 2022, arriva il momento che segna tutto: il torrente Solofrana esonda, il territorio viene colpito duramente e in quelle ore concitate Francesco ha appena 14 anni. Non resta a guardare, indossa la divisa e si mette a disposizione. Sono giorni difficili, fatti di fango, paura, interventi continui, giorni in cui si misura il senso di comunità. E Francesco c’è.

A raccontare quel percorso è chi lo ha visto crescere passo dopo passo nel Nucleo Protezione Civile Roccapiemonte, dove non è mai stato “uno dei tanti”. Il Vice Presidente Carmine Senatore lo descrive con parole semplici ma precise: “È un ragazzo di straordinaria umiltà, sempre disponibile. Non si tira mai indietro.” Dietro il riconoscimento ufficiale c’è anche un lavoro silenzioso, fatto di segnalazioni e contatti con le istituzioni. “Ho creduto fin da subito nel suo percorso e ho ritenuto giusto portarlo all’attenzione della Presidenza della Repubblica. Questo premio è il risultato di anni di impegno vero.” E poi il momento più intenso: “Quando gliel’ho comunicato era incredulo ed emozionato. Il giorno prima dell’annuncio ci siamo incontrati ed era quasi in lacrime.”


La notizia si diffonde rapidamente e Roccapiemonte si riconosce in quel ragazzo che ha scelto di mettersi al servizio degli altri. Il sindaco Carmine Pagano parla di un esempio concreto: “Francesco rappresenta il volto migliore dei nostri giovani. Il suo impegno è motivo di orgoglio per tutta la comunità.” Un sentimento condiviso anche dalla scuola che frequenta, il polo liceale “B.Rescigno, dove il suo percorso si inserisce in una tradizione educativa attenta non solo alla formazione culturale, ma anche alla crescita civile degli studenti.

Tra le testimonianze legate alla sua esperienza nel volontariato, c’è anche quella dell’architetto Orlando Di Marino, autore di uno scatto che ritrae Francesco durante le operazioni nel fango a San Potito.

Nel ricordare quel momento, l’architetto affida alle parole il senso profondo di quell’immagine:
“Non sono mai stato un bravo fotografo. E lui non aveva nessuna voglia di essere fotografato. Ma mi sono sentito molto piccolo rispetto alla grandezza dei suoi 15 anni. Grande Francesco Correale, giovane volontario nel fango di San Potito.”
Una testimonianza che restituisce con immediatezza lo spirito con cui il giovane ha vissuto il volontariato: discrezione, presenza e impegno concreto nei momenti più difficili.

Quello che arriva dal Quirinale, dunque, non è solo un premio, ma il riconoscimento di un impegno concreto maturato nel tempo. Francesco non ha compiuto gesti eclatanti: ha fatto qualcosa di più raro, esserci sempre, senza clamore e senza aspettarsi nulla in cambio. In un tempo in cui spesso si cerca visibilità, la sua storia va in controtendenza e dimostra come il valore nasca anche nei gesti quotidiani e nella costanza. Il 7 maggio, nelle sale del Quirinale, ci sarà anche lui. Ma in quel riconoscimento si riflette un’intera comunità e la forza silenziosa di chi sceglie, ogni giorno, di mettersi al servizio degli altri.







