
Che un nostro articolo possa aver smosso le acque, allora ben venga. La nostra analisi, che per chiarire, è andata ad analizzare le dinamiche, anche psicologiche, che si creano fra due uomini di potere (imprenditoriale e amministrativo), evidentemente ha fatto in modo che venisse fuori in maniera chiara la posizione della parte politica.
E’ Aliberti in prima persona a scriverci (mezzo commento), in maniera abbastanza garbata, e sventolare la sua stima per il patron Romano – “Un abbraccio forte a tutti nella consapevolezza di avere un presidente come Romano che mette il cuore la passione, l’anima l’amore per la città di Scafati e che merita di essere assecondato, perché quelle che sono le esigenze di una squadra che può portarci ad avere una visibilità nazionale… Davanti a tutto questo, a differenza di altre città che creano problemi allo sport, noi siamo per lo sport perché riteniamo che anche attraverso lo sport cresce il senso dell’appartenenza dell’orgoglio e dell’identità di una città… Grazie presidente Romano!” – Smentita, dunque, una frizione di rapporti fra i due, non certo la nostra analisi che resta tale.
Sull’aspetto burocratico della vicenda, pure fa chiarezza. Meglio tardi che mai – “La Scafatese Calcio ha formalizzato una richiesta che deve essere rivista ed è stata rivista in virtù dei 18 anni di gestione in concessione. In virtù dell’investimento da farsi ed in virtù dei costi di gestione e dello spazio riservato alle società sportive Scafatesi, perché la struttura rimane Comunale…” –
Sui ritardi e malumori, che in questi giorni alienano in città, dai bar ai palazzi passando per i salotti (a meno che non siamo diventati tutti tonti), Aliberti spiega – “Il sindaco Aliberti, a garanzia di tutto questo e a garanzia del consiglio comunale, ha fatto lavorare il suo consulente, l’avvocato Fortunato. Professionista di alto spessore, essendo consulente Anci e facente parte anche dell’IFEL, che a questo punto sta preparando la delibera corredata della convenzione in queste ore…” –
Il sindaco, poi, fa un interessante “mea culpa”, da capire se ironico o meno – “Un lavoro immane rispetto al quale si poteva fare molto più velocemente… La responsabilità me l’assumo io. Tutta colpa mia se abbiamo perso tempo, i consulenti non c’entrano nulla, anzi, loro hanno dimostrato di essere bravi bravissimi…” –
Dopo, però, subito salda il debito dell’autocolpevolezza – “Io ancora di più, perché nelle prossime quarantott’ore manderò la delibera da votare in consiglio comunale alle commissioni…” –






