
Quali i provvedimenti? Il divieto di circolazione nei giorni festivi dei mezzi privati (le famose domeniche a piedi); la riduzione della pubblica illuminazione del 40%; lo spegnimento delle insegne e scritte pubblicitarie; l’obbligo per bar e ristoranti di chiudere entro la mezzanotte, mentre ai locali di pubblico spettacolo venne imposta la chiusura entro le ore 23, orario in cui dovevano terminare anche le trasmissioni televisive. L’austerity in realtà non durò molto ma è rimasta famosa, come un granello di sabbia negli ingranaggi della macchina, come un qualcosa che non si pensa possa accadere e invece accade. Aprile 2026, scenario di guerra e di carestia energica. Qualcuno parla di imminenti misure simil Covid: smart working aumentat0 (speriamo che si eviti il dramma della didattica a distanza), domeniche a piedi, giorni lavorativi con targhe alterne, diminuzione pubblica illuminazione eccetera eccetera. La stagione dei termosifoni è finita ma preoccupa quella dei condizionatori. In pratica potrebbe tradursi in una riduzione obbligatoria dei consumi domestici, per iniziare, poi un probabile stop o rallentamento di alcune industrie – tentando di “selezionare” quelle strategiche per la tenuta economica del paese – di certo, limitazioni su riscaldamento, illuminazione o mobilità. Questo a grandi linee. Ma su quali settori, potrebbe sostanziarsi un razionamento, ancora non è stato comunicato in via ufficiale dalle istituzioni. Insomma s’aggira lo spettro del lockdown energetico, fino ad arrivare ai razionamenti. La macchina del tempo ci riporta ad oltre 50 anni fa.








