
a cura di GIOVANNI COPPOLA
Si riaccendono i riflettori sul processo Sarastra, uno dei procedimenti giudiziari più discussi degli ultimi anni in Campania. La Procura ha infatti deciso di ricorrere in Cassazione, riaprendo di fatto un caso che sembrava ormai chiuso dopo l’assoluzione degli imputati.
Al centro dell’inchiesta vi erano gravi accuse: il procedimento ha esaminato la presunta esistenza di un patto elettorale tra esponenti politici e il clan Loreto-Ridosso, finalizzato a influenzare le elezioni comunali del 2013 e quelle regionali del 2015. Tra i nomi di maggiore rilievo figuravano il sindaco Pasquale Aliberti e la moglie Monica Paolino.
Il 13 novembre 2024, il tribunale di Nocera Inferiore aveva però messo un punto fermo alla vicenda giudiziaria, pronunciando l’assoluzione per tutti gli imputati con la formula piena “perché il fatto non sussiste”. Una decisione che aveva sancito l’assenza di prove sufficienti a dimostrare l’esistenza del presunto accordo tra politica e criminalità organizzata.
Nonostante ciò, la Procura ha scelto di impugnare la sentenza, aprendo un nuovo fronte giudiziario. Il ricorso ha però incontrato un ostacolo rilevante nelle eccezioni sollevate dalla difesa, fondate sulla cosiddetta legge Cartabia, che ha introdotto importanti modifiche in materia di procedura penale, soprattutto in tema di impugnazioni.
Il dibattito che ne è scaturito ha assunto una dimensione non solo giuridica ma anche interpretativa, con posizioni divergenti sull’applicabilità delle nuove norme al caso Sarastra.
Al 2 marzo 2026, la vicenda sembrava essersi definitivamente conclusa con la conferma dell’assoluzione, rendendo il verdetto irrevocabile. Tuttavia, la decisione della Procura di ricorrere in Cassazione cambia nuovamente il quadro.
La Procura smentisce quindi Pasquale Aliberti per tutte le volte che ha dichiarato che il processo era chiuso e che lui era stato definitivamente assolto: il processo SARASTRA, ad oggi, è tutt’altro che chiuso.





