
Cosa c’è dietro un progetto architettonico? Lavoro, dedizione, passione, conoscenze, fiducia, trasparenza, lealtà e tanto altro. Di questo ce ne parla l’architetto Gabriele Secondo, quarantatreenne di Genova, che con la sua tenacia lavora ogni giorno per rendere felici i clienti. Affinché possano vivere nella casa dei loro sogni.

Ci racconti il suo percorso: quando nasce la sua passione per l’architettura?
«Nutro questa passione fin da ragazzo. A scuola disegnavo planimetrie, appartamenti, avevo già una concezione spaziale in tre dimensioni, degli spazi interni e il senso della prospettiva. Ho sempre avuto una sorta di dote innata, così al liceo avevo già ben chiaro cosa volessi fare da grande: l’architetto. Nonostante avessi scelto un indirizzo linguistico. Mi sono iscritto alla facoltà di architettura di Genova e sono riuscito a completare il percorso in circa sei anni. Dopo sono rimasto in città. Ho continuato con un tirocinio di un anno, poi ho collaborato in un prestigioso studio in centro a Genova di interior designer, che progetta sia appartamenti sia locali commerciali. In seguito ho fatto qualche altra esperienza, fino a quando non ho aperto uno studio tutto mio. Mi occupo quasi esclusivamente di interni e ristrutturazioni di appartamenti e case private. È un lavoro che implica strette collaborazioni in sinergia con una serie di artigiani e fornitori come serramentisti, show room di finiture piastrelle, rivestimenti, studi di illuminotecnica, mobilieri, falegnami, fabbri, rivenditori di arredi e cucine. Tutto ciò che compone un appartamento privato, che va da piccole soluzioni e monolocali ad attici o seconde case. La Liguria è una regione dove troviamo nelle riviere quasi esclusivamente seconde case a mare, c’è molto turismo. In alcune località rinomate e prestigiose si parla di appartamenti e ville di livello molto alto. Ovviamente, la professionalità è garantita al cento per cento per tutti i clienti, sia alto spendenti che basso spendenti, però è logico che con budget maggiori si può realizzare qualcosa in più e lavorare con materiali diversi».

Che genere di clientela si rivolge a lei?
«Sono abituato a lavorare sul budget e a quello che vuole il cliente a tutti i livelli. Spesso vengono da me coppie di ragazzi giovani, che hanno fatto dei sacrifici per comprare un appartamento per convivere, oppure persone che vogliono sposarsi, o ancora seconde case a mare. Ho un ventaglio molto ampio di situazioni. Principalmente ho dei giovani che devono tenere sotto controllo un certo budget, quindi questa è la prima difficoltà. Bisogna fare un preventivo su misura. L’abilità sta in questo. Vendo qualcosa che non esiste ancora ed è un lavoro difficile, bisogna portare il cliente a immaginare. Ci possono essere fraintendimenti. Bisogna essere chiari, concreti e trasparenti fin da subito, fin dal primo incontro. Anche quando si sbaglia, bisogna ammetterlo. Nel mio mestiere si risolve tutto con pazienza, dedizione e spese, ovviamente. Il difficile è farlo percepire e capire con professionalità».

Quanto è importante oggi affidarsi a un architetto per progettare o ristrutturare una casa?
«Oggi viene per lo più percepito come un costo in più, come un qualcosa che si potrebbe evitare, ma è un concetto sbagliato. L’architetto è una figura estremamente importante e lo vedo anche nelle persone che aiuto a realizzare ciò che hanno in testa. Dalla progettazione alla consegna, c’è tanto altro. Il lavoro dell’architetto non si ferma al progetto preliminare. La fase creativa è solo l’inizio di un percorso molto più articolato, che prosegue con lo sviluppo esecutivo, la gestione e il controllo del cantiere fino alla realizzazione concreta dell’opera. Redigere un progetto esecutivo significa tradurre le idee in disegni tecnici dettagliati, indicazioni precise e soluzioni costruttive chiare, affinché ogni elemento possa essere realizzato correttamente. Durante il cantiere, l’architetto svolge un ruolo fondamentale di direzione e supervisione dei lavori: coordina le maestranze, gestisce le tempistiche e controlla che quanto concordato con il cliente venga rispettato sia dal punto di vista estetico che tecnico. Posatori di parquet, piastrellisti, idraulici, elettricisti, muratori e tutti gli altri professionisti coinvolti operano come parte di un sistema coordinato. L’architetto, come un regista, è il punto di riferimento che tiene insieme competenze diverse, assicurando coerenza tra progetto e realizzazione. È un lavoro di squadra, fatto di dialogo, organizzazione e presenza costante sul campo. Perché un buon progetto non è solo ciò che viene disegnato, ma ciò che viene costruito con precisione, nei tempi stabiliti e secondo le aspettative del cliente».

Come si sviluppa il suo lavoro dal primo incontro con il cliente alla consegna del progetto?
«Il lavoro si presenta in vari passaggi. C’é la fase di conoscenza, si parla degli stili e di ciò che uno vuole da quella casa, le proprie esigenze personali. In Italia si arriva a un livello di dettaglio molto alto. Poi, si prosegue con un’attenta progettazione e un’analisi dei materiali. Bisogna capire il budget, i tempi, i costi e cercare tutte le finiture. Occorre anche fare un elenco di tutti i lavori che devono essere fatti, un capitolato tecnico. C’è poi la gara d’appalto: si analizzano i vari prezzi delle opere forniti dalle ditte e il cliente sceglie l’impresa. Infine, abbiamo la fase esecutiva in cui si chiedono i permessi al Comune e si inizia il cantiere».

Quanto è importante il dialogo con il cliente?
«Importantissimo. La parte più complessa è cercare di non essere fraintesi. Per me una determinata cosa potrebbe essere chiara, ma può non esserlo per lui. Bisogna ammettere gli errori. Poi, è normale anche trovare qualche cliente con cui dover stabilire un dialogo più forte. È bene mettere subito in chiaro tutto, fin dall’inizio. Trasparenza, umiltà, chiarezza massima e ammissione degli errori sono punti fondamentali per un buon dialogo. Bisogna anche essere un arbitro imparziale con tutte le varie figure che operano per la realizzazione del progetto, affinché tutto proceda per il meglio. Se crolla la fiducia del cliente nei tuoi confronti, è finita. Anche nell’errore la fiducia deve restare tale».

Il suo stile unisce il classico e il moderno: come nasce questa scelta stilistica?
«Genova è una città molto antica, di porto e di mare. Abbiamo dei palazzi meravigliosi di fine ottocento, stile liberty, palazzi medioevali e tante altre epoche che si parlano tra loro nella città che è stata soprannominata in epoca antica “La Superba”, nome che dice già molto. Un centro storico tra i più grandi d’Europa a ridosso del porto. C’è tantissima storia e la percepisco in tanti sopralluoghi. Non abbiamo soltanto la trasformazione urbana degli anni cinquanta, sessanta e settanta, dove le palazzine sono tutte simili e per lo più prive di stile personale. Abbiamo tantissime situazioni di arte pura: graniglia di fine ottocento, decori, stucchi, soffitti di quattro metri e mezzo, saloni, appartamenti veramente importanti della nobiltà genovese e che fanno parte del patrimonio della città. Dove io per forza, quando mi accosto a una ristrutturazione del genere, devo fondere classico con moderno. Siamo nel duemilaventisei non si possono più replicare determinati lavori, non perché non piacciono, ma perché non esiste più nessuno, a nessun livello, che riesce a replicarli. Ci sono certi stucchi fatti a mano, decori e parquet. Oggi, abbiamo tecnologie diverse. Dobbiamo mantenere una contemporaneità senza snaturare ciò che è il classico. Bisogna operare delle ristrutturazioni conservative, in modo che il classico e il moderno si sposino bene, con gusto. Questo perché io vivo a Genova, città che possiede questa cultura e la fa percepire sia al visitatore che al cittadino».

Quanto sono cambiate le case e le richieste dei clienti negli ultimi anni?
«Dei materiali sono cambiati: il gres porcellanato effetto legno sta un po’ sparendo, il mosaico andava qualche anno fa. Ora è scomparso completamente. Va un po’ a mode, a cicli. Tra un mese ci sarà il salone del mobile a Milano. Ogni anno vengono lanciate e proposte novità. Tutto ciò che compone l’interior design è una sorta di onda che va e viene. Da qualche anno vanno i toni neutri, tutti sul beige, grigio e bianco. È scomparso un po’ il colore, ora sta tornando. A livello d’interni abbiamo una metratura media di ottanta o novanta metri con uno o due bagni e il soggiorno ora si apre tutto in open speace con la cucina. Adesso si vive la casa diversamente. La cucina non è più un vano a sé, ma è da vivere insieme al soggiorno per una maggiore convivialità. Le nuove cucine, pensate per essere installate in open space sono sempre più belle, eleganti, concepite come puro arredo di design. Bisogna spendere anche per valorizzare l’immobile».

C’è un progetto che ricorda con particolare soddisfazione?
«Sono tanti e tanti diversi, alcuni a Santa Margherita Ligure. In verità io ricordo più il rapporto col cliente. Ho nel cuore due ragazzi venuti dal sud, calabresi, gentilissimi e cortesi. Anche se la casa era un appartamento normale in un quartiere normale, sono rimasto soddisfatto perché sono riuscito a realizzare proprio ciò che volevano, anche con uno sforzo in più a livello economico. Si è creato un rapporto quasi d’amicizia e mi è dispiaciuto quasi dover ultimare il tutto».

Cosa le dà più soddisfazione nel suo lavoro?
«La cosa più bella è vedere le persone che si affidano completamente a me. Avere la loro fiducia e aver trasformato quell’appartamento vetusto in quello che volevano, vedergli brillare gli occhi e ringraziarmi al termine dell’avventura. Una casa ti rimane per la vita, ho a che fare con un qualcosa di estremamente importante e delicato. Vedere i clienti contenti è una soddisfazione enorme».

Oggi siamo circondati da immagini di case perfette sui social: questo aiuta o crea aspettative sbagliate?
«Entrambe. Internet e i social sicuramente aiutano anche noi. Quasi nessuno ha situazioni che si vedono online, però possono essere utili per avere degli spunti nuovi. Può essere un problema quando le aspettative salgono, ma le persone che ho trattato fin ora hanno i piedi a terra. I clienti capiscono».

Che consigli darebbe a una giovane coppia che sta per progettare o ristrutturare una prima casa?
«Fondamentale è capire cosa vogliono fare e il budget a disposizione in modo che possa aiutarli veramente. Il consiglio è di affidarsi sicuramente a un tecnico e farsi guidare nella scelta delle finiture, nella progettazione e nell’analisi dei preventivi. Bisogna affidarsi a una persona di fiducia, che possibilmente abbia un passaparola positivo e referenze, ascoltarlo e cercare di lavorare su ciò che effettivamente uno può fare. Se non sono seguiti, magari una giovane coppia, rischia di spendere molti soldi ed ottenere un risultato mediocre oppure perdere molto tempo nel gestire le maestranze.»

Le piacerebbe seguire qualche progetto al sud Italia?
«Sì, molto. Perché ci sono altri prezzi, altri tipi di metodologia di lavoro. La Liguria è molto cara, è un territorio difficile. La logistica è complessa il territorio non è facile da gestire strade, autostrade e vie di comunicazione in generale sono sempre intasate. I materiali sono più costosi e raggiungere certi cantieri può essere davvero complesso».

Noi, della redazione di “Agrotoday”, ringraziamo l’architetto Secondo per l’intervista e gli auguriamo di poter realizzare presto un progetto anche qui, al Sud.

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