
Nella vita pubblica spesso il silenzio diventa più comodo della chiarezza, ma c’è chi sceglie di parlare, di esporsi, di assumersi fino in fondo il peso delle proprie parole e delle proprie idee.
In questo spazio si colloca la presa di posizione del sindaco di Corbara, Pietro Pentangelo, che alla vigilia del referendum sulla giustizia ha deciso di non restare alla finestra e di esporre chiaramente le sue convinzioni, motivandole. Ciò non era affatto scontato perché quando il dibattito si accende e si polarizza, la tentazione di restare prudenti è forte. Tuttavia, senza remore e senza il timore di essere sconfessato, Pentangelo ha fatto una scelta diversa, netta, leggibile, senza ambiguità ed ha detto No.
Il punto di partenza del suo ragionamento è chiaro e difficilmente contestabile: per il primo cittadino corbarese, la giustizia italiana ha bisogno di essere riformata giacche è un’urgenza che attraversa il Paese da anni, che coinvolge cittadini, imprese, istituzioni. Proprio per questo, ogni intervento dovrebbe essere all’altezza della complessità del problema; invece, secondo il sindaco, la proposta sottoposta a referendum non lo è stata, al contrario essa era grezza, inutile, incapace di incidere davvero sui nodi strutturali del sistema. Le sue sono parole decise, giammai superficiali, perché non si tratta di una chiusura ideologica al cambiamento, quanto piuttosto di una richiesta di qualità, di profondità e di visione.
Ma è qui che emerge il tratto più interessante della sua posizione: infatti Pentangelo non si limita a criticare, si assume la responsabilità di indicare una direzione, scegliendo apertamente il No come atto coerente con la propria analisi.
In questo gesto c’è qualcosa che va oltre il merito del referendum, perché un sindaco, prima ancora di essere un amministratore, è un punto di riferimento per i suoi concittadini ed é nei passaggi delicati, quelli che interrogano il futuro delle istituzioni, che il suo ruolo non può ridursi alla gestione quotidiana, bensì diventare guida, voce e presenza coraggiosa. Allora il No di Pentangelo non è un rifiuto del cambiamento, ma una richiesta più esigente, ossia il segnale che riformare sì, ma farlo bene, che intervenire è necessario, ma non a qualsiasi costo, che la fretta, quando si parla di giustizia, rischia di produrre più problemi di quanti ne risolva.

Per questo la sua presa di posizione merita attenzione e, a ben ragione, anche un riconoscimento duplice: la nazione, con la vittoria del No non solo gli ha dato ragione, ma l suo “esporsi” ha ricordato a tutti che la vita richiede una scelta di campo, un coinvolgimento attivo nelle questioni politiche e sociali specialmente nel nostro tempo.
Annalisa Capaldo







