
Siamo tutte persone semplici, forse molto più di quanto crediamo: passiamo la vita a cercare disperatamente ciò che conosciamo, anche se non è salutare, se ci fa del male, se non ci fa stare bene. È questa una legge universale che regola la psiche umana: centinaia di psicologi, psichiatri, psicoterapeuti ne parlano, molte più persone lo sperimentano. Questo vale per tutti gli aspetti della nostra vita: dalla scelta del partner – che spesso affonda le sue radici nelle dinamiche familiari che abbiamo vissuto – alle amicizie di cui ci circondiamo, fino ad arrivare anche alle serie tv e i film che guardiamo (e riguardiamo). Ebbene sì: il rewatching ha un aspetto psicologico da non sottovalutare.
N.B. Non credete che sia anormale riguardare sempre le stesse scene, ma sappiate che c’è un motivo per cui lo fate e non è (solo) il semplice piacere di farlo.
Ci sono serie tv che hanno segnato momenti della nostra vita: siamo cresciuti con loro, oppure forse loro sono cresciute con noi, ma poco importa. La nostra mente le collega a momenti, atmosfere, ricordi ben precisi. E così restano lì nascoste in un angolino, per settimane, mesi, anni. Poi magicamente riappaiono in tv – oppure su Netflix, Amazon Prime, Disney+ e chi più ne ha più ne metta – e il nostro istinto è quello di cliccare play e ricominciare dalla prima puntata, anche se la ricordiamo a memoria, come tutte le successive.
Questo accade per un motivo ben preciso: riguardare una puntata che la nostra psiche riconduce a un momento preciso della nostra vita ci permette di fare un tuffo nel passato, restando con i piedi ben piantati nel presente e di rivivere quelle sensazioni, che probabilmente nel frattempo sono divenute solo un vago ricordo. Pensiamo alle serie che abbiamo visto quando eravamo adolescenti, giovani, spensierati (magari non sapevamo di esserlo, ma lo eravamo): il rewatching postumo ci può far sentire – almeno per qualche minuto – di nuovo ragazzini alle prese con i primi amori, i primi problemi, le prime esperienze. Ci prende e ci riporta in un’altra epoca, in cui forse tutto era più facile.
E poi c’è l’aspetto principale: la familiarità di cui sopra. Cerchiamo quello che troviamo familiare, perché in un certo modo ci fa sentire al sicuro. L’ignoto fa paura, ciò che è noto non può spaventare così tanto. Ci sono serie tv che ci fanno sentire quasi a casa: pensiamo al caso di Una mamma per amica (che La5 sta ritrasmettendo no stop da mesi ormai): ai fan più affezionati sembra quasi di essere cresciuti a Stars Hollow, con il caffè di Luke con cui iniziare ogni mattina, i pettegolezzi di Patty e Babette come sottofondo e le stranezze di Kirk a fare da contorno. Rivedendolo più e più volte sembra quasi di essere lì, in quella casa con una camera da letto al primo piano e l’altra al piano terra, accanto alla cucina (scelta che, tra le altre cose, sembrava così insolita all’inizio, ma a cui ormai ci siamo tutti abituati). Ci sembra di assistere al diploma e poi alla laurea di Rory, al mancato matrimonio di Lorelai e Max, al primo bacio tra lei e Luke e poi alla sua fuga a Parigi con Christopher e al loro addio. Insomma, per molti quella serie è casa in qualche modo e rivederla è un rifugio dallo stress quotidiano. Addirittura sembra quasi di affezionarsi ai personaggi: sappiamo già cosa accadrà, eppure speriamo sempre che facciano scelte diverse, ci auguriamo che non commettano nuovamente lo stesso errore, facciamo il tifo per loro.
Si parla in questi casi di “mere-exposure effect” (“effetto della semplice esposizione”): più siamo esposti a uno stimolo, più lo cerchiamo, perché elaborarlo risulta più semplice. Del resto, il nostro cervello, per farlo, deve commettere uno sforzo quasi inesistente: già sa cosa aspettarsi, non deve mettersi in moto per comprendere nuove trame e intrecci narrativi, conoscere nuovi personaggi, abituarsi a nuove location. Sa già cosa accadrà, non può aspettarsi colpi di scena, è preparato a tutto. Questo favorisce il relax, perché permette di liberare risorse mentali.
Uno studio condotto da Jaye Derrick dell’Università di Houston ha infatti evidenziato come, dopo attività impegnative e stressanti, le persone tendano a preferire contenuti familiari, perché questo permette loro di rigenerarsi. Soprattutto alla fine di una giornata già piena di imprevisti, stimoli, decisioni da prendere, è confortante rifugiarsi in una realtà che già conosciamo e da cui non possiamo aspettarci soprese spiacevoli.
Ma qui si inserisce anche un dato interessante: riguardare sempre le stesse scene permette anche di cogliere dettagli sempre nuovi. Sembra paradossale, ma non lo è. Spesso quando guardiamo una serie tv ci soffermiamo sui protagonisti principali, sulle loro storie, le loro vite. Guardiamo l’insieme e ci perdiamo le piccolissime minuzie, che spesso rendono piacevole la visione e la fanno apparire quasi nuova, più interessante, particolare, ma al contempo sempre rassicurante.
Insomma, il rewatch non è una banale pratica, come molti pensano: è l’insieme di meccanismi psicologici inconsci. Ma se ci permette di scrollarci di dosso lo stress quotidiano, di alleviare le tensioni e di strapparci un sorriso anche alle termine della più dura delle giornate, possiamo definirla una pratica nociva? Assolutamente no e quindi ben venga riguardare le stesse serie tv millemila volta.







