
A proposito di azioni concrete volte al rispetto e al concreto sostegno verso le donne…
“Non solo mimose e scarpone rosse, ma azioni concrete in favore delle donne. Abbiamo deciso di installare distributori di assorbenti gratuiti e compostabili negli uffici comunali e nelle scuole di Bacoli. Non è solo un servizio, è una scelta politica chiara: considerare gli assorbenti come beni di prima necessità. Il loro costo elevato è un’ingiustizia sociale che dobbiamo provare a constatare con ogni energia”. Queste le parole del sindaco per sostenere la battaglia nazionale per azzerare l’iva sui prodotti mestruali come assorbenti e tamponi. Per cancellare la “Tampon Tax”.
Leggere certe notizie fa riflettere e, lo ammetto, fa nascere anche un pizzico di invidia, perché quando vedi amministratori che scelgono di fare qualcosa di concreto per migliorare la vita delle persone, non puoi fare a meno di pensare: magari fosse il mio sindaco!
È quello che ho pensato leggendo della decisione del Comune di Bacoli, guidato dal sindaco Josi Gerardo Della Ragione. Una scelta semplice, ma allo stesso tempo forte e simbolica: installare distributori di assorbenti gratuiti e compostabili negli uffici comunali e nelle scuole non è solo un servizio in più, ma un messaggio chiaro.
Troppo spesso, quando si parla di diritti delle donne, ci si ferma alle parole, alle celebrazioni, alle mimose di circostanza. Invece qui si parla di azioni concrete, di riconoscere che gli assorbenti non sono un lusso, ma un bene di prima necessità, e che il loro costo può diventare un peso soprattutto per le famiglie più fragili.
Infatti proprio questo colpisce: la normalità di una decisione che però, purtroppo, in Italia è ancora tutt’altro che scontata. Bacoli è il primo Comune in Campania ad adottare una misura del genere, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze e affrontare anche il problema della povertà mestruale.
Qui a Nocera Superiore altro che azioni positive verso le persone, al contrario, non posso negare che una parte di me provi rammarico nel pensare che dalle esponenti istituzionali e dal primo cittadino, non siano pervenute parole di netta condanna verso il consigliere Bove, che ha adoperato toni e contenuti turpi e cafoni sul suo profilo Facebook proprio verso una donna.
In questi giorni ho letto e ascoltato molte parole sul rispetto delle donne: convegni, iniziative, processioni religiose, simboli, scarponi inaugurati, giornate celebrative. Tutte cose che, sulla carta, dovrebbero servire a sensibilizzare e a costruire una cultura diversa. Eppure, quando si presenta un caso concreto, reale, che riguarda una persona in carne ed ossa, il silenzio diventa assordante.
Trovo inaccettabile che, tranne qualcuno, nessuno parli, che si voglia far passare questo scempio per una questione personale, sbolognare il tutto con frasi del tipo ” dorma serena”, ” se l’è cercata”. Parole che non hanno nulla a che vedere con il confronto politico e che sono state giudicate dall’opposizione come un attacco personale “offensivo, volgare e indegno del ruolo istituzionale”.
Davanti ad episodi del genere non dovrebbe esistere colore politico; prima ancora di essere una consigliera, Annalisa Carleo è una persona e quando il linguaggio scivola nell’offesa personale, riguarda tutti noi, non solo chi è stato colpito.
È proprio per questo che il silenzio di tante figure istituzionali pesa: non aver sentito una condanna chiara da parte di chi governa, dalle assessore, dalla presidente della commissione pari opportunità, dalle consigliere e dai consiglieri tutti, fino al primo cittadino, francamente é una vergogna nella vergogna.
Non servono grandi discorsi., basterebbe una cosa molto semplice: dire che certe parole non si devono pronunciare Non vanno dette. Non vanno tollerate. Come direbbe mia madre: “non sta bene, non si fa”.

Prima delle iniziative simboliche, prima dei convegni, prima delle inaugurazioni, viene il rispetto, quello vero, che si dimostra quando c’è da prendere posizione davanti a un comportamento sbagliato.
Per questo, personalmente, faccio fatica a dare valore a tante manifestazioni celebrative sul rispetto delle donne se poi, quando accade qualcosa di concreto sotto i nostri occhi, prevale il silenzio. La difesa della dignità delle persone non si fa con le cerimonie, ma con il coraggio di dire, chiaramente: questo linguaggio non è accettabile, questo comportamento non deve passare in sordina e va condannato da tutte e da tutti, affinché non si ripeta mai più. A maggior ragione se a sbagliare siano rappresentanti istituzionali di una fetta della popolazione votante.
Tuttavia, mi aspetto che di quest’ episodio se ne parli ancora, che qualcuno si scusi pubblicamente, che qualcun altro si dimetta.
Oltre allo sdegno che molte e molti di noi hanno provato per questa brutta pagina della vita cittadina, prevale in me un altro sentimento: la soddisfazione nel sapere che esistono amministratori, come quelli di Bacoli, che dimostrano come la Politica possa ancora essere fatta di attenzione, sensibilità e coraggio:.
Annalisa Capaldo








