
In una società dominata da ritmi sempre più frenetici e da una costante pressione alla performance, fermarsi sembra diventato quasi un atto di ribellione. L’ansia di essere produttivi e competitivi ci spinge spesso a indossare maschere rigide, allontanandoci dai nostri impulsi più autentici per aderire alle aspettative esterne. Da questa riflessione nasce “Corpi Sospesi”, la nuova mostra scultorea di Sara Schetter, che aprirà al pubblico il 17 marzo 2026 negli eleganti spazi del foyer del Teatro Bellini.
La mostra invita lo spettatore a intraprendere un percorso di ritorno all’essenza dell’individuo. I corpi modellati dall’artista appaiono indomabili o affaticati, integri o segnati da cicatrici, ma tutti accomunati da un’urgenza profonda: quella di rivelare una verità interiore, libera dalle sovrastrutture sociali. Le figure sembrano sottrarsi al perpetuo “fare” della contemporaneità per concedersi il tempo dell’ozio contemplativo, in una sospensione che diventa spazio di ascolto e di consapevolezza.
Attraverso questa staticità carica di significato, i corpi si liberano dell’“ingessatura” del manichino sociale che spesso mostriamo al mondo, lasciando emergere una dimensione più vulnerabile e inconscia dell’identità umana.
Il forte impatto emotivo delle opere trova origine nella duplice natura dell’artista. Sara Schetter, nata a Napoli nel 1984 e formatasi presso il laboratorio d’arte del maestro Massimiliano Santoro, unisce infatti alla pratica artistica la professione di psicoterapeuta. Questa doppia prospettiva le consente di concepire volti e corpi non solo come forme estetiche, ma come strumenti di indagine sull’animo umano, capaci di rendere visibile ciò che spesso rimane nascosto.
La ricerca visiva e concettuale dell’artista si esprime anche attraverso una sperimentazione materica originale. Nelle sue opere la scultura tradizionale dialoga con materiali eterogenei – cristalli, metalli e tessuti – creando un linguaggio visivo ricco di contrasti simbolici.
In “Corpi Sospesi” il confronto più potente è quello tra argilla e tulle. L’argilla rappresenta la dimensione terrena, la gravità e la densità della materia, evocando le “questioni egoiche” e il peso dell’esperienza umana. Il tulle, al contrario, appare leggero ed evanescente, simbolo di un’energia sottile e liberatoria.
In questa tensione tra peso e leggerezza, tra densità e vibrazione, le opere sembrano dialogare anche con le suggestioni della fisica quantistica: la materia stessa, apparentemente solida e immutabile, non sarebbe altro che energia che vibra a una frequenza più bassa.
“Corpi Sospesi” diventa così uno spazio di riflessione sul rapporto tra corpo, identità ed energia, invitando il pubblico a rallentare, osservare e riconnettersi con la propria dimensione più autentica.






