
Cara Gloria, figlia mia,
ti accingi a studiare medicina per salvare vite umane e so che lo farai con il massimo scrupolo e con tutta l’umanità che ti ho infuso sin da piccola.
Ieri un piccolo bambino di nome Domenico è morto in seguito ad un trapianto di cuore che doveva salvargli la vita ma che si è tramutato, per errori umani, nel suo calvario mortale.
Il dolore lascia senza fiato, la rabbia e la mancanza di risposte tramortiscono, scavano dentro e sembrano togliere ogni certezza. Eppure, proprio nel buio più fitto, deve nascere la speranza. La speranza che si abbia il coraggio di cercare la verità, di comprendere fino in fondo cosa sia accaduto, senza omissioni né silenzi. La speranza che dagli errori si impari davvero, affinché non ricapiti mai più perché ogni vita affidata alle mani della medicina è un universo intero che chiede rispetto, competenza e coscienza.
Studiare medicina non significa solo imparare protocolli e tecniche, ma custodire una responsabilità immensa: quella di non dimenticare mai che dietro ogni cartella clinica c’è un volto, una famiglia, un futuro che trema di attesa.
Che il sacrificio di Domenico non sia vano. Che diventi monito, coscienza viva, seme di un sistema più attento, più umano, più giusto.
Io voglio credere che esista una giustizia, qui sulla terra, fatta di verità e di assunzione di responsabilità. E voglio anche credere che, se esiste una vita oltre la morte, Dio non sia morto nel cuore degli uomini, ma continui a soffrire e a sperare con noi. Che accolga Domenico e tutti i bambini morti ingiustamente in un abbraccio che nessun errore umano può più spezzare.
Tu, Gloria, sii parte di quella speranza. Sii medico con la mente lucida e con il cuore vigile. Sii tra coloro che non voltano lo sguardo, che cercano risposte, che trasformano il dolore in impegno.
Perché la memoria di Domenico e di tutti i piccoli angeli trovi giustizia, e perché il loro ricordo illumini il cammino di chi sceglie di curare.
Le mie parole non serviranno a nulla, probabilmente, in certe circostanze appaiono inutili e manca la forza con cui si vorrebbe cambiare la realtà.
Tuttavia, Domenico, amore infinito dei tuoi genitori e mio, di tutta l’ Italia, del mondo intero, il tuo cuore non batte più, ti era stato donato da un altro bimbo, come te e dai suoi genitori squarciati dal dolore più inaccettabile: adesso i nostri cuori, pur dilaniati da una sofferenza innaturale, batteranno per te e per tutti i bambini strappati a questa vita troppo presto e ce la metteremo tutta affinché la tua dipartita prematura non resti vana.
Ti culliamo e ti cantiamo le canzoncine più dolci, piangendo in silenzio, come se fossi il nostro figlioletto adorato, il bene più prezioso. Guarderò gli occhi del mio bimbo e penserò a te, abbracciando la tua mamma.
Annalisa Capaldo






