
Intervista alla dirigente, prof.ssa Rossella De Luca

D. Dirigente, negli ultimi anni il vostro istituto è cresciuto fino a diventare un punto di riferimento provinciale. Qual è stato il passaggio decisivo di questa evoluzione?
R. «La crescita non è stata improvvisa, ma il risultato di un percorso condiviso e consapevole. Abbiamo lavorato per costruire una scuola riconoscibile nella sua identità, capace di coniugare solidità culturale e apertura al cambiamento. Il passaggio decisivo è stato comprendere che una scuola oggi non può limitarsi a trasmettere conoscenze: deve diventare comunità educativa, luogo di orientamento e spazio di opportunità.
Per questo abbiamo rafforzato la collaborazione tra docenti, studenti, famiglie e territorio, trasformando l’istituto in un vero polo liceale, non solo per la varietà degli indirizzi ma per il ruolo formativo che esercita sul territorio».

D. Il numero di iscritti continua ad aumentare. Quanto hanno inciso i nuovi indirizzi e in particolare il liceo classico biomedico e il liceo Made in Italy?
R. «Le famiglie oggi cercano scuole capaci di accompagnare i ragazzi verso il futuro. L’ampliamento dell’offerta formativa risponde proprio a questa esigenza: non moltiplicare i percorsi, ma renderli più mirati.
Il liceo classico con curvatura biomedica intercetta l’interesse crescente verso le professioni sanitarie, mantenendo la formazione umanistica come base culturale forte. Il liceo Made in Italy, invece, valorizza le competenze economiche, giuridiche e culturali legate al nostro patrimonio produttivo.
Entrambi rappresentano una sintesi tra tradizione e prospettiva professionale: preparano all’università ma aiutano anche a comprendere il mondo del lavoro».
D. La vostra scuola ha introdotto metodologie come le Aule Laboratorio Disciplinari e aderito alle Avanguardie Educative. Cosa cambia concretamente per gli studenti?
R. «Cambia il ruolo dello studente. Non è più destinatario passivo della lezione, ma protagonista del processo di apprendimento.
Le Aule Laboratorio Disciplinari rendono gli ambienti dinamici: è lo studente che si muove verso il sapere, non il contrario. Questo favorisce partecipazione, responsabilità e collaborazione.
Parallelamente, investiamo molto nella formazione dei docenti perché l’innovazione metodologica non è tecnologia, ma approccio educativo: significa insegnare a ragionare, collegare, interpretare la realtà».

D. Uno dei progetti a cui tenete particolarmente è “stoBene@school”. Perché oggi la scuola deve occuparsi anche del benessere emotivo degli studenti?
R. «Perché non esiste apprendimento senza benessere.
“stoBene@school” nasce dall’idea che lo stare bene a scuola sia la prima condizione per imparare, partecipare e crescere. Non è un progetto accessorio, ma un modello educativo: lavoriamo sul clima di classe, sulle relazioni, sull’ascolto e sulla corresponsabilità con le famiglie e la rete territoriale.
Attraverso azioni strutturate e monitorate preveniamo il disagio, rafforziamo le competenze socio-emotive e favoriamo il coinvolgimento degli studenti nella vita scolastica.
L’obiettivo è costruire una comunità educativa in cui ciascuno si senta riconosciuto. I risultati si vedono: riduzione quasi totale della dispersione scolastica e maggiore motivazione allo studio».
D. Il vostro istituto è scuola capofila di reti provinciali e polo per la formazione digitale: quanto conta oggi la collaborazione tra scuole?
R. «Oggi nessuna scuola può crescere da sola. La collaborazione tra istituti è diventata una necessità educativa prima ancora che organizzativa, perché consente di condividere competenze, esperienze e buone pratiche.
Essere scuola capofila significa assumersi una responsabilità: accompagnare i processi di innovazione, sostenere la formazione dei docenti e contribuire alla qualità complessiva del sistema scolastico del territorio.
Le reti permettono di superare l’isolamento delle singole realtà scolastiche e di costruire una comunità professionale più ampia, capace di affrontare insieme le sfide della transizione digitale, dell’inclusione e dell’orientamento.
In questo modo la crescita non riguarda solo il nostro istituto, ma l’intero territorio educativo».

D. Qual è la prossima sfida del Polo Liceale B. Rescigno?
R. «Consolidare i risultati e continuare a innovare senza perdere l’identità culturale.
Vogliamo una scuola sempre più inclusiva, internazionale e orientata alle competenze del futuro, mantenendo la centralità della formazione umanistica.
L’obiettivo non è solo preparare studenti competenti, ma cittadini consapevoli».

Anche il sindaco Carmine Pagano evidenzia il valore della sinergia costruita con l’istituto: «Una scuola di qualità è il primo investimento sul futuro di una comunità. Il Polo Liceale B. Rescigno rappresenta oggi una risorsa strategica per il territorio, capace di coniugare eccellenza formativa e attenzione alla persona. Come amministrazione abbiamo sostenuto con convinzione questo percorso di crescita, promuovendo una collaborazione costante e concreta. Quando una scuola cresce, cresce l’intera città: nella cultura, nelle opportunità e nella fiducia verso il domani».






