
Persona da sposare, considerata in rapporto ai vantaggi della sua situazione economica e sociale: quel giovane è un buon p., un ottimo p.; non è molto bella ma è il miglior p. della città.
Vabbè lasciamo perdere, siamo prossimi a San Valentino, è meglio pensare a un altro significato. Per noi sceglietevi un buon partito ha un significato essenzialmente politico. Tanto per essere chiaro: abbassa il civismo, invenzione furba e a volte necessaria per non schierarsi oppure per prendere voti ovunque. Il civismo ha ancora un senso nei comuni fino a 15mila abitanti, dove non esiste lo stop al terzo mandato per il sindaco e il sindaco stesso rappresente una calamita personale di voti oltre qualsiasi bandiera. Ma nei comuni più grandi è il momento di tornare ai partiti, anche per contare qualcosa, a seconda delle diverse maggioranze, sul piano regionale o nazionale (finanziamenti, fondi e roba simile). Purtroppo gli esempi che ci vengono propinati vanno in direzione equivoca: portano al partito persona, Vannacci ultimo esempio (forse) in ordine di tempo. Aggiungiamo anche, in nome e per conto di chi è contrario alla nostra teoria, che non basta un partito scatola vuota: bisogna riempirlo di persone (più che di tessere), di idee, di proposte, di controllo dell’azione amministrativa, di ascolto del territorio. di possibilità di sviluppo.Secondo Max Weber, «per partiti si debbono intendere le associazioni costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza all’interno di un gruppo sociale e ai propri militanti attivi possibilità per il perseguimento di fini oggettivi e/o per il perseguimento di vantaggi personali». Nella definizione del politologo americano Anthony Downs il partito politico è «una compagine di persone che cercano di ottenere il controllo dell’apparato governativo a seguito di regolari elezioni». Gli elementi centrali delle definizioni sono dunque: Il partito è un’associazione;
Il fine del partito è indirizzare le decisioni pubbliche;
Gli scopi del partito sono ottenuti principalmente attraverso la partecipazione alle elezioni;
La strategia principale è l’occupazione di cariche elettive. La vecchia scuola aggiungeva altro. I partiti sono mediatori tra lo Stato e i cittadini. I partiti svolgono infatti la funzione di controllo dei governati sui governanti: poiché infatti i candidati si presentano all’interno di liste di partito, è più facilmente punibile un’eventuale rottura del patto di fiducia tra il candidato eletto e gli elettori che lo hanno votato (non votando più il partito di cui fa parte). I partiti strutturano il voto: questo perché i candidati alle elezioni sono prevalentemente membri di un partito, e perché il partito è l’entità con cui gli elettori si identificano. Esso svolge una funzione di socializzazione politica, poiché attraverso la loro azione i partiti educano gli elettori alla democrazia. Infine, mentre i gruppi di interesse articolano gli interessi dei cittadini, i partiti si occupano di aggregare questi interessi. Tornare all’essenza è possibile ? Evitare la degenerazione in partitocrazia è fattibile ? A volte bisognare tornare indietro per andare avanti.








