
Amo le donne come questa, che è improvvisamente morta, Maria Rita Parsi, di anni 78.
Ella aveva in comune con me l’amore per i bambini, ma era psicologa ed io sociologa, due branche complementari del vivere umano ed in più era giornalista pubblicista come me: lei iscritta all’Ordine dei giornalisti nel Lazio ed io qui in Campania. Inoltre, in comune, avevamo la passione per le poesie e la radio e una grande predisposizione per le politiche sociali.
Mariarita Parsi è stata una figura complessa e necessaria del panorama culturale e civile italiano. Psicologa e psicoterapeuta, ha dedicato l’intera esistenza alla tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, facendo della difesa dei più fragili non un mestiere, ma una missione. Ha lavorato per decenni nei luoghi in cui il disagio prende forma, studiandolo, denunciandolo e soprattutto cercando strumenti concreti per contrastarlo.
Ha ideato e sviluppato la psicoanimazione, un metodo che unisce psicologia, pedagogia e dimensione creativa, convinta che la cura passi anche attraverso l’ascolto profondo e l’espressione libera. Da questa visione sono nate scuole, associazioni e infine la Fondazione Movimento Bambino, presidio civile contro gli abusi, i maltrattamenti e l’indifferenza verso i diritti dei minori.
La sua voce è stata presente nelle istituzioni nazionali e internazionali, fino al Comitato ONU per i Diritti del Fanciullo, ma anche nei media, in televisione, in radio, sui giornali. Parlava a tutti, senza mai semplificare il dolore né addolcire la verità. Credeva nella responsabilità della parola, scritta e detta, come strumento di cambiamento.
Autrice instancabile, ha lasciato oltre cento libri tra saggi, narrativa, testi per ragazzi e poesia. Scriveva per capire e per far capire, per dare parole a chi non ne aveva, soprattutto ai bambini. Anche per questo la poesia, come per me, non era un ornamento, ma una necessità dell’anima.
Mariarita Parsi se n’è andata oggi, ma resta il suo pensiero, la sua coerenza, il suo impegno ostinato e luminoso. Donne così non si ricordano soltanto ed il modo migliore per farlo è non smettere di amare, proteggere e ascoltare i bambini, come lei ha fatto per tutta la vita.
Lo scorso mese di luglio così tuonava al convegno “Generazioni in mutamento” tenutosi a Scilla, in provincia di Reggio Calabria, lanciando un appello forte sulla necessità di tutelare la famiglia e di riconoscere il ruolo primario della maternità nella società contemporanea, che sposo appieno: “I padri sono fuori e assenti, chi governa nelle famiglie sono le madri e sono stanche. O ci prendiamo cura di famiglia e della scuola o non c’è futuro”.
Annalisa Capaldo








