
Nel giorno di San Ciro, patrono di Nocera Superiore, vale la pena fermarsi non solo alla devozione, ma anche a una riflessione sul presente della città e su alcune vicende recenti che meritano attenzione.
Proprio oggi, non a caso, si registra un fatto politicamente rilevante: la rinascita ufficiale del Partito Democratico di Nocera Superiore, con l’elezione legittima del nuovo segretario cittadino, Raffaele Satiro. Un nome conosciuto, già attivo in passato, chiamato ora a raccogliere e guidare malcontenti, delusioni, ma anche speranze e progettualità di giovani, meno giovani e “antesignani” di questa comunità politica.

Da troppo tempo mancava una vera cellula vitale, mi piace definirla così, più che una semplice sezione, capace di accogliere idee, passioni e visioni del mondo progressista locale. L’auspicio è che questo spazio diventi finalmente un punto di convergenza non solo per l’elettorato tradizionale del centrosinistra, ma anche per chi, in passato, ha guardato a esperienze come Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, i Verdi. A Nocera Superiore, queste sensibilità non hanno mai avuto una guida stabile, un riferimento autentico, non solo fisico ma anche etico, politico e culturale.
Ed è proprio di cultura che si parla leggendo la notizia dell’assegnazione di circa 12 mila euro di fondi per l’acquisto di libri destinati alla biblioteca comunale di Nocera Superiore. Una notizia che, da sola, non può bastare. La nostra città, infatti, non dispone di una biblioteca realmente fruibile dal pubblico: uno spazio che oggi viene utilizzato quasi esclusivamente per convegni, presentazioni e iniziative occasionali, ma che non svolge il suo ruolo essenziale di luogo aperto allo studio, alla lettura, alla ricerca e al prestito.
La mancanza di un presidio culturale vivo e quotidiano non è una percezione individuale, ma un vuoto avvertito da molti giovani. Lo sento anche come madre, pensando a mia figlia Gloria, che domani compie vent’anni. Una biblioteca non è solo scaffali e volumi: è personale qualificato, orari certi, servizi essenziali, continuità. Acquistare libri senza garantire tutto questo rischia di essere un’operazione surreale.

Le biblioteche devono essere piattaforme di scambio, luoghi d’incontro o centri di rilevanza sociale sul territorio cittadino.
Nel giorno del santo patrono, dunque, pongo l’accento su due punti cardine della mia esistenza e, credo, del futuro della città: una politica che torni ad essere comunità e una cultura che non resti chiusa a chiave.
Da qui, politica e cultura tornano a camminare insieme. Non sono ambiti separati né compartimenti stagni: sono, o dovrebbero essere, strumenti di crescita collettiva, di consapevolezza, di giustizia sociale. Una politica senza cultura diventa amministrazione sterile; una cultura senza politica resta esercizio elitario, incapace di incidere sulla realtà.
Ed è proprio arrivando al tema della giustizia che chiudo questo ragionamento. Una giustizia che non può essere svuotata, rimaneggiata o piegata ad interessi di parte. Per questo motivo, al prossimo referendum di marzo, bisogna votare no. La cosiddetta riforma Nordio non è cosa buona e giusta.

È necessario informarsi prima di commettere errori irreversibili. La giustizia non è materia semplice né immediatamente accessibile a tutti, è vero, ma riguarda tutti. E non è un dettaglio trascurabile il fatto che questa proposta provenga da una visione che considero lontana dai principi costituzionali e dall’idea di uguaglianza sostanziale tra le persone.
Se la legge deve essere uguale per tutti, allora non vi è alcuna necessità di modificare ciò che i Padri costituenti hanno scritto con lucidità, equilibrio e senso dello Stato. Smontare quel sistema significa indebolire le garanzie, non rafforzarle.
Di questo tornerò a parlare più approfonditamente. Per ora lascio solo un augurio, che è anche una responsabilità collettiva: che le cose possano davvero cambiare, ma nella direzione giusta
Annalisa Capaldo








