
Sin da quando ero bambina, oltre ai libri, al cinema e alla musica, il teatro ha rappresentato per me un motore profondo e una strada chiara verso la crescita morale, culturale e personale. Un luogo dell’anima, prima ancora che uno spazio fisico, in cui le emozioni si fanno racconto e diventano consapevolezza collettiva.
A Pagani, nel mese di febbraio, andrà in scena una riproposizione originale del celebre dramma di William Shakespeare, un appuntamento culturale che arricchisce il territorio e conferma il valore del teatro come strumento vivo di partecipazione e riflessione. Sarò felice di assistervi insieme a mia figlia Gloria, condividendo con lei un’esperienza che considero formativa e necessaria.
L’ultima volta che sono stata a teatro avevo visto, proprio con mia figlia, Filomena Marturano di Eduardo De Filippo, capolavoro intramontabile del teatro napoletano. Un’opera che, come le grandi tragedie, riesce a raccontare l’essere umano nella sua complessità, senza filtri e senza tempo.
Il mio amore per la scena, però, nasce molto prima. Ancora prima di leggere Romeo e Giulietta, prima di vedere il celebre film di Franco Zeffirelli o di ascoltare Romeo and Juliet dei Dire Straits, mi ero già profondamente appassionata al teatro greco. Tanto che all’esame di maturità portai quella che considero la tragedia più toccante mai scritta: la Medea di Euripide.
Prima ancora, Eschilo e Sofocle avevano già forgiato la mia visione del mondo. Non sarei la persona che sono oggi senza l’Antigone, senza I sette contro Tebe, senza la figura di Clitennestra o senza la forza devastante della Medea. Tragedie che continuano a parlarci perché raccontano ciò che resta immutabile: il conflitto, la giustizia, l’amore, il dolore, la responsabilità.
Ho sempre amato il teatro perché permette di immedesimarsi nelle storie di chi, dal palcoscenico, tenta, e spesso riesce, a raccontare il cuore della vita degli uomini. Le paure, le gioie, le fragilità, le verità più scomode. Il teatro non è finzione, ma una trasposizione fedele delle emozioni, un atto di verità condivisa che rinfranca il pubblico dalle storture e dagli inaridimenti inevitabili della vita, della società e, talvolta, anche della politica, della falsità e della superficialità.
Portare Romeo e Giulietta a Pagani significa riaffermare il valore della cultura come bene comune e del teatro come spazio necessario di crescita, soprattutto per le nuove generazioni.
Annalisa Capaldo








