
Molte volte mi chiedono perché io sia abituata a dire la verità e perché non abbia paura delle conseguenze di tale scelta. Persino mia madre, a volte, mi implora di non scrivere ciò che penso, che poi è soltanto ciò che realmente accade, per non farmi nemici, per evitare odio nei miei confronti oppure la mancata amicizia da parte dei politici che contano e dei loro familiari.
Ancora spesso mi sento ripetere: perché sei tornata nel tuo Paese, quando altrove avevi raggiunto livelli di professionalità molto più ampi e dove, ancora adesso, potresti farti valere? A queste persone o non rispondo, oppure, se penso ne valga la pena, dico soltanto che al Sud, a casa mia, mi mancavano persone, odori, sapori, sensazioni senza le quali mi sentivo morire un po’ ogni giorno.
Ciò non significa che io sia come la mia pianta di mimosa, ancorata con le sue radici al suolo. Magari un domani andrò di nuovo via e forse ritornerò ancora, e poi di nuovo andrò. Di sicuro, una cosa non posso rimproverarmela: la mancanza di coraggio nel dire la verità. Ebbene sì, perché non tutti oggi possono dire questo, che poi per me non è affatto straordinario, bensì qualcosa di naturale, normale, spontaneo, quasi genetico.
Quando le persone mi chiedono perché scrivo ciò che penso senza artifici, rischiando così di crearmi inimicizie, senza edulcorare parole e azioni che ritengo nefaste o deprecabili, non posso far altro che sentirmi, in qualche modo, in pace con la mia coscienza, speranzosa in un domani che dovrà pur riservarmi qualcosa di buono. Non parlo di una ricompensa per il coraggio di dire la verità che ho sempre avuto, ma quantomeno dell’apertura degli occhi, dei cuori e delle menti di coloro che non sono avvinti dallo sporco gioco del potere e dall’accaparramento di poltrone immeritate.
Parlo di mancata meritocrazia quando penso a persone senza spina dorsale o comunque prive di competenze intellettive, linguistiche e culturali, che tuttavia occupano ruoli anche rilevanti nel mondo della politica, della società, della cultura. Oggi, soprattutto, la politica è fatta di persone che, solo per conoscenze, grazie a un potere già acquisito in malo modo dai loro avi o dai loro genitori, e ai soldi accumulati negli anni, riescono a ottenere consensi da parte di una popolazione che poi, puntualmente, si pente anche in maniera turpe del proprio voto. Così non va più alle urne, cresce l’astensionismo e vincono sempre loro, come direbbe qualche amico.
Al di là di ciò, non è solo la politica ad annaspare in un mondo di ingiustizia: anche la cultura e gli affari sociali, pur essendo fondamentali per la crescita di un Paese, sono finiti nelle mani sbagliate. Ecco, io non voglio fare polemica né sembrare quella perennemente arrabbiata, come mi direbbe qualche cretina. Io non sono arrabbiata: io dico soltanto la verità.
E quindi, quando io non ci sarò più, di sicuro non si potrà dire di me, ma lo si può dire già adesso, che non sia una che dica la verità e che non analizzi in maniera disarmante e schietta ciò che accade nel proprio paesello come nel mondo. Ora attaccatemi pure, fatelo adesso o fatelo dopo che io sia morta: potrete soltanto mentire sul mio conto, a meno che non diciate, e abbiate il coraggio di farlo, che la verità io l’ho sempre detta, cosa che invece voi non avete mai fatto, masters of war, signori della guerra, signori della politica spicciola, signori della menzogna.
Annalisa Capaldo





